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Figli frustati per lavorare: «Non vogliamo rivederlo»

di Carmine Landi
I racconti dei minori alla psicologa. La moglie “ritrattò” una vecchia denuncia
Figli frustati per lavorare: «Non vogliamo rivederlo»

Una crisi di pianto. Quando Francesca (nome di fantasia), 16 anni, la primogenita dei quattro fratellini d’un piccolo comune della Valle del Sele che – insieme alla mamma – hanno denunciato i maltrattamenti (scanditi finanche da frustate con guinzagli e pompe d’acqua) subiti per mano del papà, ha rammentato le vessazioni subite dall’elettricista (indagato per maltrattamenti in famiglia) alla presenza dei carabinieri e della psicologa che a novembre scorso l’ha interrogata, è scoppiata in lacrime. Alla specialista delegata da Mafalda Daria Cioncada, pm titolare delle attività d’indagine, ha riferito di non aver mai avuto un padre, soggiungendo che ogni discussione diveniva l’occasione perché lui la offendesse sul piano fisico e caratteriale: la ragazzina – la prima a squarciare il velo del silenzio sulle presunte violenze a settembre scorso, quando chiese aiuto ai suoi professori – ha detto che l’uomo, classe ’80 (assistito dal penalista Giuseppe Russo), le diceva che era obesa e che non avrebbe mai ottenuto nulla nella vita, che era sbagliata, che non sarebbe dovuta nascere e che la madre avrebbe dovuto abortire. Ha rammentato il violento schiaffo che lui le avrebbe sferrato ad aprile del 2022, a causa del quale, a suo dire, ancora oggi farebbe i conti con delle difficoltà uditive. La ragazzina ha raccontato pure d’essere stata afferrata a più riprese al collo, col braccio destro stretto fino ai limiti del soffocamento.

Lo scambio della pace

Pochi giorni prima di sporgere denuncia, il clima di tensione che scandiva la convivenza familiare sarebbe stato acuito da quanto accaduto in occasione della messa durante la quale i piccoli di casa – due gemelli undicenni – s’erano accostati per la prima volta al sacramento dell’Eucaristia: nella chiesa semivuota lui era seduto a due banchi di distanza dai ragazzi (i fratellini di Francesca hanno spiegato che il padre era infuriato con loro perché il giorno prima avrebbe voluto che andassero a lavorare con lui all’allevamento per i cani) e si sarebbe adirato perché i figli non erano andati a stringergli la mano al momento dello scambio del segno di pace.

Gli indumenti rotti

Alla vigilia dell’allontanamento dei minori (che ora vivono in una casa famiglia del Salernitano) e della madre (lei s’è rivolta ad un centro antiviolenza) dall’abitazione nella quale convivevano con il presunto aguzzino, si sarebbe verificato l’episodio raccontato pure dai gemellini Nicola e Giovanni ( nomi di fantasia ), parimenti interrogati, alla presenza dei carabinieri, dalla psicologa delegata dal pm: l’uomo, un elettricista, si sarebbe accorto del guasto occorso ad una ruota dell’aspirapolvere utilizzato nell’allevamento dei cani e, di tutta risposta, sarebbe corso in casa per rompere il marsupio d’uno dei due maschietti e i trucchi e gli abiti di Francesca e della secondogenita 14enne Enza ( nome di fantasia ), ugualmente sentita dagli investigatori. Quel giorno – a quanto riferito da Enza – avrebbe detto alla moglie Maria ( nome di fantasia ) che l’avrebbe ammazzata come un maiale e l’avrebbe messa nella busta della spazzatura: erano presentianche i ragazzi. Nel corso degli anni, Maria sarebbe stata picchiata tra le 20 e le 30 volte, a memoria dei figli: pure all’indirizzo della compagna l’uomo avrebbe utilizzato epiteti ingiuriosi alludendo alla forma fisica e alle condizioni mentali.

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