Un anno di sali-scendi, poi la delusione 

Dodici mesi fa il triangolare senza gloria con Bari e Reggina, ieri la grande beffa

Delusione e rimpianti. La sconfitta con lo Spezia non permette alla Salernitana di staccare il pass per i playoff, autentico tabù per la squadra granata nell’era Lotito-Mezzaroma in serie B. Un traguardo soltanto sfiorato dalla truppa di Gian Piero Ventura e che lascia l’amaro in bocca. Eppure un anno fa il tecnico ligure, in fase di preparazione, non voleva neppure sentir parlare di playoff.
L’ex ct della Nazionale, infatti, arriva a Salerno nel caos tecnico generale, con una squadra uscita stremata nel fisico e nella mente dall’estenuante lotteria dei rigori valsa la salvezza a Venezia e totalmente da rifondare. «Bisogna cambiare tutto, ripartire dalle basi se vogliamo costruire qualcosa di duraturo», è il motto che accompagna Ventura e la sua Salernitana in tutto il precampionato vissuto a San Gregorio Magno. Un percorso vissuto non senza qualche campanello d’allarme preoccupante, come nel fatidico triangolare in onore del “Siberiano” con Bari e Reggina, proprio dodici mesi fa. «Non si può parlare di Caporetto dopo pochi giorni di lavoro», il messaggio duro verso l’ambiente. La partenza in campionato, però, è super: l’esordio con vittoria sul Pescara, ma soprattutto gli exploit esterni a Cosenza, a Trapani e a Livorno (tre blitz consecutivi) intervallati solo dal ko nel derby con il Benevento e dal pari con il Chievo dell’Arechi a ribadire il ruolo di mina vagante dell’ippocampo
Ben presto, però, i granata dovranno fare i conti con la mancanza continuità di risultati e prestazioni, dunque con un’altalena di risultati. Tutto acuito dalla maledizione di novembre, sia di risultati che di infortuni. Il culmine delle difficoltà a Cittadella: nei minuti di recupero della sfida con i veneti, e con i granata sotto 4-3 nel punteggio, Ventura lascia la panchina anzitempo «per un’indisposizione personale», precisa il club. Giorni complessi, segnati dall’addio del vice De Patre e dall’incontro con una delegazione di tifosi al centro sportivo Mary Rosy, nel corso del quale il tecnico ribadusce la sua fiducia nel lavoro della squadra.
Dopo quelle difficoltà, la Salernitana ritrova le motivazioni e ingranò la marcia: il successo sul Crotone, nella serata dallo strappo tra Jallow e i tifosi, il pari di Empoli e il poker al Pordenone rilanciano le ambizioni granata che in avvio di 2020 vengono legittimate a suon di vittorie e prestazioni. Djuric è il trascinatore di una Salernitana che inanella quattro risultati di fila e respira aria di promozione diretta. Un’ambizione, però, diventata chimera con i tre ko esterni consecutivi rimediati sul campo di Chievo, Frosinone e Perugia (quest’ultima senza Ventura in panchina).
La sosta per il lockdown non sposta le ambizioni granata, anzi, fortifica il desiderio playoff di Ventura: «Possiamo ritagliarci il nostro spazio in questo finale di campionato». La ripartenza è lenta, difficile, ma il successo in inferiorità numerica nel derby con la Juve Stabia è un toccasana per il morale e la classifica. La notte amara di Ascoli è cancellata dal poker servito al Cittadella e dal pari di Crotone che offrono alla Salernitana tre match point per staccare il biglietto per la post season: il primo viene sprecato malamente con l’Empoli, sul campo del Pordenone arriva solo un pari, seguito dalla sconfitta in casa con lo Spezia che fa sfumare definitivamente un traguardo che sembrava alla portata.
Sabato Romeo
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