L'INTERVISTA

Tullia Conte: «Attraverso la danza riscatto il Sud»

La direttrice artistica di SuDanzare ha esportato in Francia i balli tradizionali del Salernitano

Le danze del Sud e in particolare del Salernitano protagoniste a Parigi grazie all’associazione SuDanzare guidata da Tullia Conte che da Novi Velia è partita alla conquista di Parigi e c’è riuscita.

Come nasce la sua passione per la danza?
La passione per la danza mi appartiene, da sempre. il ritmo e l’espressione di questo attraverso il corpo, mi hanno sempre interessato. Quando ero molto giovane, fu mio nonno Gaetano ad insegnarmi a ballare e a farmi promettere che nella vita avrei fatto ciò che mi piace, credo che questo sia uno di quegli incontri che hanno avuto un peso anche nelle scelte che poi ho compiuto da grande.

E come si sviluppa la sua passione per la danza tradizionale?
La mia passione per la danza tradizionale è invece nata in giovanissima età: quando ero piccola passavo molto tempo con le signore anziane che abitavano nel mio stesso vicolo (via Greci a Novi Velia) e loro mi hanno iniziato a questo mondo parallelo che è la cultura tradizionale. Da grande poi sono tornata, per riprendermelo e farlo mio, per fortuna molte di quelle signore erano ancora vive e ancora disposte a condividere la loro conoscenza con me.

Cosa significa esportare a Parigi la tarantella e quindi le danze del Sud Italia?
Questa esportazione ha molte valenze, in primis mi riguarda in quanto possibilità espressiva ed esistenziale della mia persona: mi ha consentito di continuare il mio lavoro e di evitare un destino comune a molti di quelli che emigrano in questo periodo storico, i quali non trovando in Italia nessun lavoro, si adattano poi a qualunque cosa una volta nel paese ospite. Sono esattamente 19 anni che ho deciso di fare il mio lavoro e non altro; tenere fede a questo è stato difficile quando sono arrivata a Parigi, ma non più difficile di quando ho fatto la stessa cosa vivendo a Novi Velia, esportando in quel caso non la cultura della quale mi occupo che è proprio quella del nostro territorio, ma piuttosto il mio modo di lavorare che non corrisponde alle dinamiche della zona. Esporto quello che ho imparato altrove e dall’altrove cerco di imparare quanto più posso, nella concezione che per vivere in un posto, qualunque esso sia, è necessario attivare uno scambio tra me e quel luogo, in una compenetrazione. Questa è la mia strategia per sopravvivere alla vita nomade che mi è capitata.

Quali sono le peculiarità che fanno presa più presa all’estero delle danze tradizionali del Sud Italia?
Quello che si ricerca è una comunità cui appartenere, un riferimento. La danza della tarantella offre questa possibilità perché riesce a connettere le persone anche attraverso la configurazione circolare dello spazio: le persone, all'interno di questo spazio, possono esprimersi ed incontrarsi. Credo che al di la della mera tecnica del ballo, che pure si distingue nel caso delle tarantelle per un certo livello di performance, sia questo ciò che attrae maggiormente delle nostre tradizioni, il senso del gruppo, dello stare insieme per davvero, anche per il tempo limitato di un brano o di una festa o di un corso di ballo. Questo è un attributo di tutte le danze di comunità, ma nelle nostre questa caratteristica è agita in maniera profonda, in quanto queste pratiche sono state utilizzate in passato a scopo terapeutico. Leggendo bene la storia della nostra gente cilentana in particolare, possiamo renderci conto di come questa terapia fosse strutturata per tutto il gruppo sociale e non solo verso il singolo che, attraverso comportamenti disfunzionali, rappresenta il sintomo di un malessere che è sempre condiviso. I nostri avi sapevano molte cose, molte di più di noi oggi!

Nella capitale francese come è visto il suo lavoro?
Rispetto all’Italia, è già importante che sia riconosciuto, legalmente intendo. Sull’azione di SuDanzare c’è molto consenso da parte della comunità internazionale che corrisponde agli abitanti della città, anche dalle istituzioni francesi abbiamo segni tangibili di stima, una solida collaborazione ci lega a Micadanses e Studio Nilanthi, due realtà che si occupano di danza contemporanea e sono tra le più importanti nella ville lumière. Per fortuna abbiamo trovato un buon interlocutore nella Console italiana, dottoressa Emilia Gatto, con la quale stiamo cercando di realizzare un’azione mirata a concretizzare questo discorso tramite azioni basate su tradizioni antiche ma adeguate ai mezzi espressivi contemporanei.

Quale è l’obiettivo che si pone facendo rivivere le danze tradizionali del Mezzogiorno?
Sarei bugiarda se non ammettessi che da parte mia c’è una volontà di riscatto. Mi piace credere che le mie azioni possano mettere in luce contesti e culture che non godono di grande “rispetto”.