IL COMMENTO

Super League, a chi ama il pallone basta cambiare canale

In tv ci sarà molto altro. E sicuramente di meglio...

Prendono il pallone, la cosa più popolare che c’è al mondo, lo strappano dalle mani della gente che aspetta di metterlo al centro d’ogni campo sparso nel mondo, dall’Olimpico di Roma al più improbabile cerchio disegnato sull’ultima terra battuta d’una provincia sperduta, e se lo portano via. Con l’arroganza, la prepotenza, di chi pensa che il dio-denaro non solo possa, ma debba, governare tutto. Oltre la retorica che troppo spesso rotola sui prati verdi, lo strappo dei 12 potenti del calcio che vogliono farsi la SuperLega in cui si gioca solo per invito e per soldi, e dalla quale non si retrocede, è un pericolosissimo tentativo di sradicare il più autentico e genuino legame tra il pubblico e lo sport nazional-popolare, a voler restare solo nel contesto d’una Italia per la quale quelle sfide, in undici contro undici a rincorrere una sfera cercando un gol, hanno rappresentato da sempre qualcosa in più d’un passatempo. Sì, perché nel pallone che Juventus, Inter, Milan e altri nove colossi d’Europa vorrebbero tutto e solo per loro (al massimo con otto “simili” pronti a esser accolti) si condensano valori molto più importanti. I principali? L’identità, il senso d’appartenenza, l’aggregazione e la condivisione che poco altro al mondo è capace di sollecitare così come riesce al calcio.

Sì, perché la magia di questo sport, al quale troppe volte si dà l’etichetta negativa di gigante che offusca gli altri (ma siamo noi stessi gli artefici di questo squilibrio), è proprio nella capacità di creare e alimentare un senso di comunità autentica. Quello per la Salernitana, a voler fare un esempio, travalica i confini: chi nasce col sangue granata lo sente scorrere, pure se ha un accento diverso e vive a centinaia o persino migliaia di chilometri di distanza. È la tua squadra, fa nulla se vincerà poco. Ed è l’espressione d’una delle più vaste province d’Italia. E però non di altre città dove non ci si sente “fratelli minori” di nessuno. Così, Cava de’ Tirreni rivendica solo la sua Cavese, come Nocera soltanto la sua Nocerina, Pagani nient’altro che la sua Paganese, e così via rotolando verso Sud, a quel che simboleggiano la Battipagliese e l’Ebolitana nei comuni in perenne “antagonismo” della Piana del Sele. E il prototipo, che vale ad Angri come a Scafati, ad Agropoli come a Vallo della Lucania, fotografa con esattezza quel che il calcio sa essere in territori che spesso vivono in simbiosi con la loro “partita di pallone”.

Ogni squadra un campanile, e il campanilismo è il sale del gioco. Cosa sarà la nascente SuperLega senza i derby di cui la gente parla per giorni, mesi, anni? Senza Roma-Lazio. Senza Brescia-Atalanta. Senza Genoa-Samp. Senza Pisa-Livorno. Senza Salernitana-Avellino. Senza Nocerina-Paganese. Senza Ebolitana-Battipagliese. Si dirà: mondi diversi. Vero, però fino a un certo punto. Non ci si spiegherebbe, altrimenti, il miracolo Atalanta, in pochi anni dalla serie B al top della Champions League, il sogno coronato con un preliminare della vecchia “Coppa Campioni” dal Chievo post Calciopoli, ma non di meno le favole vissute tra l’Intertoto e l’allora Coppa Uefa da esponenti della nomenclatura di provincia come Brescia e Perugia, o di recente il Sassuolo in Europa League. Perché il merito sportivo regala sorprese meravigliose ed è proprio il fatto che venga negato su quel tavolo dei potenti a far alzare e riecheggiare fortissimo il coro di “no” alla SuperLega. E non è mera opposizione a prescindere, ma seria inquietudine sulla credibilità che un’iniziativa del genere possa avere, e ciò pur ricordando che il calcio moderno non inizia oggi, e che il guadagno è già il primo e spesso unico fine di tutti, compresi i finti poveri che oggi attaccano i ricchi.

Come finirà? Tra i pareri del mondo intero, dagli intellettuali alla “signora affianco”, si fa preferire la previsione di Matteo Falcone, direttore e anima di Sportpeople, intransigente e appassionata voce del tifo autentico e della mentalità ultras sul web: «Sarà un trofeo Birra Moretti in salsa internazionale». All’ora del fischio d’inizio, messa in ghiaccio una bella "bionda" (a ognuno la sua marca), basterà cambiar canale. In tv ci sarà molto altro. E sicuramente di meglio...