Salernitana, una “regina di ripartenze” 

Dopo la guerra i successi con bomber Margiotta, Valese e Onorato. Duellavano anche Cavese, Scafatese e Battipagliese

Quale Salernitana si ripresenterà all’Arechi all’auspicata ripresa del campionato? Per rispondere a questa domanda un aiuto lo può dare la storia. Due volte il calcio si fermò per le due guerre mondiali e le due soste, se fecero molto male all’Italia, fecero bene alla Salernitana, che ridiscese in campo più grintosa e conseguì risultati inattesi.
Dopo circa un anno di sosta, nel 1944 fu addirittura capace di dar luogo a una rinascita dal nulla e di mettere in bacheca una serie di successi inimmaginabili. Per le altre maggiori squadre della provincia, la riapertura degli stadi trovò traballanti Cavese e Battipagliese mentre la Scafatese fu capace di un paio di guizzi che, però, pagò con una crisi profonda.
SALERNITANA. Il sodalizio biancoceleste sembrava destinato a scomparire sotto i tredici bombardamenti subiti dalla città. Non c’era più nemmeno la sede. Per fortuna, a distanza di pochi mesi dalla conclusione dell’Operazione Avalanche, un gruppetto di appassionati (giornalisti, calciatori e tifosi inguaribili) si riunì nella “Taverna Verde”, nei pressi di via Nizza, e dette luogo alla rifondazione, partendo dalla rinunzia del presidente Scaramella a ogni diritto. Fu fatta la conta dei giocatori disponibili, fu raccolto un po’ di liquido tra commercianti e bottegai di via Mercanti, via Dogana Vecchia, Portanova e Largo Campo, fu costituita una nuova società con presidente, segretario, tesoriere e dirigenti provvisori e si provvide all’iscrizione alla “Coppa della Liberazione” inventata dal giornalista napoletano Mario Argento, ex campione di scherma, nuoto, pallanuoto e calcio ed ex presidente del CONI. Il 25 giugno 1944 presero il via le tredici meno rattoppate squadre regionali, tra cui anche il Napoli, divise in tre gironi per eliminare troppi trasferimenti. Si schierarono anche la Cavese e l’Angri, quest’ultima nel girone del Napoli. Si giocò fino al 17 dicembre e la Salernitana in finale colse un bel primo posto su Torrese, Internaples e Bagnolese con Margiotta capocannoniere con 10 gol, Valese e il nuovo astro Onorato nella scia del bomber agropolese, e Jacovazzo e Mosele insuperabili nel reparto arretrato. Seguì, dal 28 gennaio 1945, il torneo regionale misto forte di Napoli, Scafatese, Stabia, Portici, Casertana e altre quattro squadre napoleane. La Salernitana, ancora con Margiotta goleador e con Valese, Onorato, Iacovazzo e Mosele, in grande spolvero, pareggiò i due derby con il Napoli e vinse la classifica, onorando il ritorno alla maglia granata. Ma ci fu un enorme pasticcio e il titolo finì allo Stabia di Menti II grazie a uno sconcertante verdetto a tavolino. Ci fu chi lo assegnò ai ganata per la stessa ragione. Si può scegliere.
CAVESE. Dopo l’interruzione, si rientrò in Coppa della Liberazione e la Cavese ottenne un buon secondo posto nel girone di qualificazione alle spalle della Salernitana (che gli aquilotti avevano battuto 4-1 a Cava perdendo di misura a Salerno), e davanti a Puteolana, Audace Napoli e Sangennarese. Purtroppo seguì un fermo forzato di quattro anni per crisi finanziaria e i tifosi, per dimostrare che non intendevano rinunciare alla loro passione, il 7 ottobre 1948 si riunirono in assemblea al cinema Metelliano e formarono squadre di volontari per avviare i lavori del nuovo terreno di gioco, visto che il glorioso “Palmentieri” era stato… arato dal proprietario. Si ripartì solo nel 1948 e in Seconda Divisione, però nel giro di qualche anno la ripresa divenne impetuosa grazie ai gol dell’ex nazionale jugoslavo Petar Manola e a due allenatori di vaglia come Vittorio Mosele e Antonio Nonis.
SCAFATESE. Alla fine del campionato 1942-43, vinto dalla Salernitana, i canarini si congedarono dalla serie C piazzandosi a metà classifica. Ma durante la pausa i tifosi impugnarono le armi al fianco dei “topi del deserto” inglesi per sventare la distruzione del ponte sul Sarno minato dai tedeschi. Fu una battaglia vera e violenta contro autoblindo e carri armati combattuta il 28 e 29 settembre 1943 in concomitanza con le “quattro giornate di Napoli”. Ai sanguinosi scontri parteciparono molti tifosi guidati dai famosi capipopolo Vittorio e Ubaldo Nappi. Archiviata questa memorabile parentesi, i cittadini di Scafati, pur avendo combattuto in difesa dei valori democratici, non ebbero la soddisfazione di vedere la loro squadra schierarsi nella Coppa della Liberazione, perché non ancora pronta e riorganizzata per ripartire. Ma ritornò in campo il 28 gennaio 1945 nel campionato regionale campano a dieci squadre, disputando quattro accaniti e equilibrati derby contro la Salernitana (0-1 e invasione di campo, e vittoria di 2-1 al 90’ a Salerno) e il Napoli (1-1 in casa e sconfitta di misura 2-3 in trasferta). Questo l’organico dei gialloblu: Atripaldi, Bacin, Cagna, Capera, Caroldi, Cozzi, De Iuca, De Vito, Ferrara, Martusciello, Pannoli, Scuderi, Senatore, Sudati, Tricoli, Vergiani, Vignapiano. Il quarto posto finale dietro al duo Stabia-Salernitana e al Napoli fu un risultato eccellente, anche perché il centravanti Bacin (ex Cosenza e Taranto) si rivelò un bomber all’altezza di Romagnoli, Margiotta, e Menti II. L’anno successivo, terza nel girone D, la Scafatese venne ammessa in serie B per rinuncia del Benevento e del Gladiator, e disputò i suoi due migliori campionati di sempre con Fulvio Nesti, De Vito, Longhi e gli ex granata Saracino e Punzi in una rosa abbastanza pretenziosa. La Salernitana vinse il campionato, ma i gialloblu furono ottimi quarti davanti a un lotto di squadre molto più esperte. Poi sopraggiunsero gli alti e bassi dovuti alla casse a secco.
BATTIPAGLISE. Dopo il secondo posto del 1943 dietro alla Salernitana grazie ai gol di Margiotta e alla guida di Compiani, i bianconeri pensarono seriamente di poter tentare la scalata alla serie B. Ma la pausa fu micidiale. Battipaglia fu investita in pieno dal ciclone della guerra e il patron Baratta abbandonò la società assumendo la carica di sindaco di una città in macerie e bisognosa di rimettere in piedi l’apparato industriale, economico e sociale che aveva fatto la fortuna dell’intera Piana. Scomparve il Baratta e prese piede l’ippica a Persano, resa grande dai leggendari Merano, Posilippo, Eremita ed Elegante e da una classe di allevatori senza uguali. Il calcio, finalmente, uscì dal lungo letargo una domenica di fine novembre 1949. La Battipagliese in II divisione affrontò e sconfisse il Marina Militare di Castellammare per 5-2. Di Francese I il gol che liberò dopo sei anni l’urlo dei tifosi bianconeri. Il cammino della ripresa, però, non fu facile.
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