SERIE B

Salernitana, Fabiani guarda al bilancio: «Rafforzata la società»

Il ds: «Rispetto chi ha preferito restare a Parma, gli obiettivi sono stati raggiunti». E batte sul tasto dei conti: «Non vogliamo sopravvivere, bensì vivere con dignità»

SALERNO - È andato all’attacco di Ceravolo e Dezi fino all’ultimo minuto utile. Poi, sfumati i due obiettivi dell’ultimo giorno all’hotel Da Vinci di Milano, Angelo Fabiani è costretto a giocare in difesa. Per forza di cose, visto che il termometro della piazza si percepisce anche a centinaia di chilometri di distanza. E le temperature sono fredde, gelide. Così, nel rispetto del suo ruolo, il direttore sportivo della Salernitana cerca di rivalutare il mercato granata di gennaio: «Avevamo promesso di non smantellare la squadra e l’abbiamo puntellata.

Abbiamo tenuto fede ai ragionamenti fatti dal sottoscritto e dalla proprietà. La società ha fatto il possibile, lavorando h-24, ci sono stati dei “no” e vanno rispettati. Il calcio è cambiato, ogni giocatore oggi è un’azienda e ci sta che chi ha un contratto con club di serie A preferisca tenerselo. Ma non possiamo sottovalutare gente come Jallow: l’abbiamo riscattato, abbiamo patrimonializzato e rafforzato la società. Questa cosa però sfugge. Noi paghiamo gli stipendi tutti i mesi, non vogliamo sopravvivere, ma vivere bene e con grande dignità. Così hanno voluto i co-patron Claudio Lotito e Marco Mezzaroma, anziché intascare soldi».

Batte sul tasto dei conti, insomma, il direttore sportivo, “consolandosi” con l’aver salvaguardato il bilancio e ripercorrendo così i tre giorni milanesi: «Non è stato facile portar via Lopez alla Ternana, un signor giocatore, elemento d’elevata esperienza e personalità, che ci mancava. È quanto di meglio c’era sul mercato nel ruolo di esterno sinistro, e nell’operazione, seppur non direttamente collegato, è stato inserito Castiglia. La partenza di Vitale? Ha dato il suo contributo ma ha preferito accettare la proposta arrivata dal Verona e a Salerno, per me, bisogna rimanere solo se si è motivati. Abbiamo preso Calaiò e non era un’operazione facile. Insomma, abbiamo preso i due elementi che dovevamo e volevamo».

Dario Cioffi