I VIP GRANATA

Salernitana, eccellenze fuori dal campo

Tutto cominciò con i fratelli Vestuti, autentici “pionieri” del calcio cittadino. E Tramontano vinse il Premio Ussi con Brera

Filiberto Menna e Gabriele D’Alma , due vere “eccellenze” nelle attività che praticarono, indossarono la maglia della Salernitana. Gerardo Conforti e Cristoforo Capone furono altri due “eccellenti”. E lo furono anche i due fratelli Donato e Alfredo Vestuti , Fariello , Saverio Pintozzi , Gabriele Tramontano e Marco Pecoraro Scanio . Sono i granata che divennero dei Vip, vale a dire i calciatori della Salernitana che, dopo aver appeso le scarpette al chiodo, seppero trovare una consistente dimensione di vita professionale e culturale. Non furono dei fuoriclasse, non si distinsero per imprese (calcistiche) trascendentali, tuttavia meritano un posto di rilievo nella storia dell’Ippocampo per ciò che fecero extra calcio. Trattandosi di personaggi che vissero di luce propria nei vari campi in cui furono impegnati, la nostra top ten non vuole essere una classifica dei meriti da loro acquisiti né un raffronto di valori, ma è puramente empirica. E va precisato anche che si tratta di una ricerca del tutto personale, che resta aperta al pronto inserimento di altri “eccellenti” che ci fossero sfuggiti. I fratelli Vestuti ricorrono assiduamente nella storia della Salernitana.

Furono gli iniziatori della lunga vicenda della quale noi siamo costanti evocatori, ma sia Donato che Alfredo non furono solo gli splendidi antesignani del movimento che, partendo dagli scapigliati studenti del primo Novecento (anche a Salerno siamo nel pieno della Belle Epoque, lieta di festeggiare ogni cambiamento che sopraggiungeva), conquistò in breve fette sempre più consistenti della società salernitana. Essi stessi studenti del regio liceo “T. Tasso”, fecero parte di quella frangia di giovani intellettuali che trovarono la loro prima valorizzazione nel calcio e nel giornalismo. Donato, corrispondente di più di una testata e fondatore del quotidiano “ Il Giornale della Provincia ”, di cui fu direttore il fratello Guido, nel 1913 dette vita al “Foot Ball Club Salerno”, prima di partire per la Grande Guerra alla quale partecipò come capitano comandante della 25ma Batteria Bombarde. Purtroppo rimase crivellato di schegge sul Col dell’Orso, morendo da eroe e guadagnando la Medaglia d’ Argento alla memoria. Lo storico stadio di via Nizza porta il suo nome. Alfredo si laureò in giurisprudenza e, in assenza del fratello, si occupò dell’amministrazione del “F.B.Salerno”, non disdegnando di scendere in campo quando occorreva.

Migliorata la sua tecnica, nel 1921-22 giocò mediano con la Salernitana in Prima e Seconda Divisione, raccogliendo i consensi di una tifoseria che diventava sempre più numerosa. Lasciato il calcio, Alfredo fece la scelta della sua vita, entrando nell’Arma dei Reali Carabinieri e affrontando le prime dure esperienze di guerra in Tripolitania, dove fu insignito di due Croci al valore. Dopo l’armistizio fu in prima linea a Roma nei combattimenti contro i tedeschi dai quali fu catturato e deportato nei campi di Gross-Hesepe, Chestokowa e Norimberga. Uscito vivo dai lager, ritornò a Salerno e continuò a servire l’Arma con i gradi di maggiore. Raccontò il suo dramma in un piccolo libro- diario che intitolò semplicemente “Echi”. Gerardo Conforti, di agiata famiglia, giocò nella stessa squadra di Alfredo Vestuti, in Prima Divisione e in Seconda Divisione, scappando la domenica dal collegio militare della Nunziatella di Napoli e rientrando di soppiatto, di notte, per evitare la cella di rigore. Era un buon difensore, ma raccolse più grandi soddisfazioni nell’equitazione, disciplina che praticò alla grande, vincendo su Saba concorsi internazionali, trionfando a Piazza di Siena e partecipando alle Olimpiadi di Berlino e di Londra. In Russia fu uno degli ufficiali del famoso “Savoia Cavalleria” protagonista, il 24 agosto 1942, della vittoriosa carica a cavallo contro i russi amati di mitragliatrici e mortai a Isbushenskij, sul Don. Negli anni ‘50 assunse incarichi di rilievo nella Federazione e riformò il salto ostacoli italiano.

Andò in pensione da generale. Dello stesso undici faceva parte anche Fariello, un compatto centravanti nativo di Pisciotta e residente a Salerno per motivi di studio. I suoi gol furono determinanti per la promozione della Salernitana in I Divisione (la Serie A del tempo). Nella finale contro il “Brasiliano” di Napoli segnò addirittura una tripletta. Giocò anche nel 1922 e fu il primo giocatore “granata” a essere ceduto. Fu acquistato dal Naples e nella città vesuviana si laureò in medicina andando a esercitare brillantemente la professione in Sud America. Prima che la Salernitana si fondesse con l’Audax, in formazione fu schierato un giovane centrattacco di Ricigliano, Saverio Pintozzi, che con un gol contribuì alla vittoria della Coppa Pirrone. La guerra sottrasse anche lui al calcio, ma la carriera militare che intraprese si svolse in grande ascesa, favorita dalla Medaglia di Argento e dalle due di Bronzo che si appuntò sulla divisa di ufficiale osservatore dei bersaglieri. Nel febbraio del 1956 lo troviamo colonnello comandante dell’autocolonna che portò i difficili soccorsi ai paesi irpini flagellati dalle tormente di neve e, nel 1959, fu alla guida della prestigiosa Scuola Allievi ufficiali di Ascoli Piceno, per chiudere il servizio militare con gli alti gradi di generale di Corpo di Armata. Qualche anno più tardi, precisamente nel 1932-33, comparve in prima squadra Cristoforo Capone, figlio di Alfredo, sindaco di Salerno nel 1922.

Aveva indossato la maglia dell’Alba Salerno ed esordì in granata nella partita vinta 5-0 contro il Taranto, rivelandosi elemento fisicamente molto dotato in una compagine che ottenne piazzamenti di vertice in campionati di I Divisione contro forti avversari extraregionali. Giocò titolare solo otto volte, in quanto si dedicò agli studi universitari e, infatti, nel 1936 si laureò in medicina con 110 e lode, assumendo in quello stesso anno l’incarico di medico sociale della Salernitana. Scoppiata la guerra fu destinato in Russia con la “Brigata Torino”. Aveva i gradi di capitano medico e sul Don organizzò e diresse un grande ospedale da campo, che difese dagli attacchi dei sovietici con coraggiosi combattimenti nei quali non esitò a trascinare infermieri, portantini e perfino i feriti leggeri. Patì una lunghissima prigionia nei podrom russi, ritornando a Salerno nel 1946. Trasferitosi a Roma, esercitò con successo per 25 anni la professione di medico e insegnò biotipologia e auxologia umana alla Scuola Centrale dello Sport. Nel dopoguerra, quando la società granata fu fatta risorgere dalle ceneri, tra i pali fu chiamato Gabriele Tramontano, atletico giocatore di basket, il quale fu una sorprendente rivelazione. Dopo un paio di anni so trasferì a Roma per fare il giornalista Rai-Tv. Ironico, sempre allegro, battuta ultrafacile, nel 1989 vinse il Premio Ussi per le sue brillantissime telecronache ippiche e di calcio. Fu in ottima compagnia perché per la carta stampata il premio andò a un “colosso” del giornalismo italiano quale Gianni Brera .