SERIE B

Salernitana, Breda avversario del cuore

Bandiera granata, sabato sarà rivale sulla panchina del Livorno

SALERNO - Nei giorni delle sabbie mobili, d’una marcia d’avvicinamento al Centenario scandita dall’incubo d’aver nulla di cui gioire, ritrovare un’icona della sua storia recente, per la Salernitana, è come tuffarsi nel passato più bello. Perché il destino non gioca a dadi, ma a pallone evidentemente sì, e allora non è un caso che nel sabato che può segnare forse definitivamente la stagione granata, in un senso o nell’altro, di fronte ci si ritrovi Roberto Breda, uno che il cavalluccio marino ce l’ha idealmente tatuato sul cuore. Oggi allena il Livorno, questo trevigiano che viaggia versa i cinquant’anni e che in maglia granata ha giocato qualcosa come 250 partite. È stato per un bel po’ il recordman di presenze, prima d’esser superato da Luca Fusco, però lasciateli da parte, almeno stavolta, i numeri che racchiudono tutto in un file Excel. Sì, perché quella di Breda e della Salernitana è una storia d’autenticità che sfocia nella favola, finendo poi per dipanarsi oltre il campo, rafforzando un legame che l’ha portato ad essere pure assessore della città e poi allenatore d’una squadra da tutti ricordata come “povera ma bella”, perché lottava senza prendere un soldo, massacrata dalle penalizzazioni, eppure sfiorò l’impresa della promozione in serie B, sfumata d’un soffio (e d’un gol) nella maledetta finale contro il Verona. Era il 2011, ma Roberto a Salerno ci era arrivato diciott’anni prima. Stagione 1993/’94, quella della (multi)proprietà di Pasquale Casillo, dei dirigenti Franco Del Mese ed Antonio Loschiavo, d’un giovanissimo e debuttante allenatore, Delio Rossi, che da «signor nessuno» del ritiro estivo di Lagonegro sarebbe poi diventato «profeta». In quel torneo bastarono pochi giorni a Breda per imporsi come perno del centrocampo e qualche mese per incidere il suo nome sulla pietra indelebile del tempo. Come? Joseph Minala, mediano della Salernitana di oggi, che all’epoca non era ancora nato, ha conosciuto un anno e mezzo fa la risposta: segnando la rete decisiva nel derby di Avellino. «Breda al 76’», dice la storia. Anche se racchiudere la favola granata del centrocampista solo in quel momento, seppur di vera gloria sportiva, sarebbe improbabile e superficiale.