La “culla” granata del talento Zaniolo 

Gli esordi di Nicolò alla corte di Anastasio mentre papà Igor era in prima squadra 

Mentre papà Igor era impegnato a sgomitare in area di rigore per dare il proprio contributo a una sofferta salvezza della Salernitana allenata da Angelo Gregucci, il piccolo Nicolò iniziava a tirare i primi calci ad un pallone. Stagione 2004-2005, Zaniolo senior riuscì a portare la barca in salvo anche grazie alla pesantissima rete contro l’Ascoli, mentre suo figlio, appena cinque anni, metteva piede per la prima volta sull’erba sintetica. Dall’Arechi al campetto del gasometro, la storia di un cerchio che non si chiuderà domani, quando la Roma arriverà a Salerno per la seconda di campionato. L’enfant prodige del calcio italiano, esploso giovanissimo e fermato da una serie di terribili infortuni, non ci sarà infatti, “colpa” di una squalifica che non gli permetterà di giocare nello stesso stadio dove più di quindici anni fa il padre lottava con spirito da guerriero e fisico da corazziere. Nel frattempo, una giovanissima Francesca Costa, moglie dell’attaccante dell’ippocampo, portava un bambino vivace alla scuola calcio Maria Rosa, fucina di talenti gestita da Enrico Coscia, all’epoca responsabile del settore giovanile - tra i più fertili - granata. Ad accogliere lei, ma soprattutto il piccolo Nicolò, fu Enrico Anastasio, primissimo allenatore del calciatore lanciato da Eusebio Di Francesco appena 19enne titolare al Bernabeu contro il Real Madrid, per un debutto da sogno in Champions League con la maglia della Roma.
«Era un bambino molto predisposto, e si vedeva sin dai primi allenamenti. A stupire però era soprattutto la voglia di giocare a calcio che aveva, era sempre presente, anche con il gelo, con la pioggia, non voleva mai mancare», racconta il tecnico salernitano oggi alla guida della Coscia Football Academy. Il primo allenamento pomeridiano era dedicato ai più piccoli, a partire dalle 16, quando papà Igor era impegnato con la Salernitana. «Ogni tanto veniva a vederlo quando poteva, ma la mamma era sempre presente, gli ho sempre detto, anche ai tempi della Primavera della Fiorentina che il figlio avrebbe avuto un futuro, mi rispose in seguito dicendo che ero stato profeta, poi dopo il passaggio alla Roma non mi ha più risposto». All’Arechi, però, Nicolò non ci sarà. «Un peccato, mi avrebbe fatto piacere vederlo dal vivo, visto che sarò allo stadio. Ha ereditato tanto dal papà dal punto di vista della struttura fisica, ma ha in più un’esplosività che può essere devastante. Con Mourinho può ambire a consacrarsi definitivamente». Di bimbi ne allena ancora, Enrico Anastasio, ambisce a scovare qualche nuovo Zaniolo, «magari però per vederlo all’opera con la maglia della Salernitana».(ste.mas.)
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