Il sogno dei Cipriano, da nonno a nipote 

Ciro “junior” torna sul ring da professionista con l’eredità dell’ex sparring di Benvenuti: «Posso aspirare al titolo italiano»

Ciro Cipriano il nonno, Ciro Cipriano il nipote. Ambedue salernitani, ambedue pugili, ambedue campioni d’Italia dilettanti e nazionali. Diverse le loro epoche pugilistiche. In quella di Cipriano senior la boxe italiana stava decisamente meglio. Erano i favolosi anni ’60 e nel decennio fino al 1970 l’Italia detenne ben sette titoli mondiali con Duilio Loi (welter jr), Salvatore Burruni (mosca), Nino Benvenuti (medi jr e medi), Sandro Lopopolo (s.leggeri), Sandro Mazzinghi (medi jr), Carmelo Bossi (medi jr), e tredici titoli europei EBU. Cipriano spesso era sparring-partner di Benvenuti. Era un superwelter mancino potente e coraggioso. Vinse 21 incontri, uno ne pareggiò e ne perse due con Gabanetti e con Golfarini, picchiatori che andavano per la maggiore. Contro Gabanetti, a Napoli, il 4 aprile 1965, nonno Ciro tentò la conquista della corona nazionale della categoria, ma non riuscì a rallegrare i suoi sostenitori, che però salutò con un’ultima vittoria ottenuta a Salerno il 21 giugno 1966 contro il francese Daniel Brunet. Si ritirò a 26 anni.
A 41 anni di distanza, nel 2007, un altro Cipriano salì sul quadrato, Ciro jr, il nipote diciassettenne, che si presentò subito con la stessa stoffa e con il carattere bellicoso del nonno. Da dilettante conquistò due titoli italiani, fu due volte Guanto d’Oro e più volte azzurro in una Nazionale in cui militavano elementi che si chiamavano Picardi, Valentino, Clemente Russo e Roberto Cammarelle. Fu anche bronzo ai Giochi del Mediterraneo e vincitore di numerosi incontri internazionali. Il tifo del nonno, di suo padre Giuseppe e del maestro Collina gli iniettavano nelle vene il fuoco di chi vuole scendere vincitore dal ring qualsiasi sia l’avversario che ha di fronte. Ottenne la vittoria più eclatante contro il mancino Joseph “JoJo” Diaz, nel dual Italia-Usa del 2010, finito 6-4 per i colori azzurri in una fantastica serata romana in onore dei nostri campioni olimpici di tutti i tempi. Oggi il ventottenne JoJo furoreggia sui rings statunitensi avendo all’attivo 31 vittorie, di cui 15 per ko, e i titoli mondiali IBC e WBO dei 58 kg. Ciro jr, galvanizzato dalla presenza a bordo ring di Aureiliano Bolognesi, Benvenuti, De Piccoli, Oliva e Cammarelle, impose i suoi prolungati scambi ravvicinati al californiano, ottenendo la più prestigiosa vittoria della sua carriera dilettantistica chiusa con più di 90 combattimenti disputati e una ventina di sconfitte.
Ciro Cipriano militò prima con la Metropolis e poi con le Fiamme Oro, in una categoria in cui poté tranquillamente spendere il meglio delle sue risorse tecniche, fisiche e agonistiche. Ma anche lui, come il nonno, si fermò all’alba dei 26 anni. Era entrato in polizia e lasciò le convulse battaglie del ring per ritrovare l’equilibrio e la stabilità d’animo di cui in quel momento aveva bisogno. Oggi, dopo un’esperienza nelle “volanti” del commissariato San Ferdinando, a Napoli, è impegnato nell’Ufficio Emigrazione di Gianturco, periferia partenopea. Durante la prima pandemia ha deciso di vincere le ultime incertezze e di risalire sul ring ed è rientrato alla chetichella nell’inverno scorso ai regionali svoltisi a Pagani, ottenendo una vittoria e una sconfitta di misura. La battuta di arresto la spiega così: «Ho perso per mancanza di un allenamento adeguato. Non avevo ritmo e ho dovuto smaltire una ventina di chili di troppo. Ma non voglio togliere niente al mio vincitore. L’11 prossimo combatterò nella riunione che Metropolis e Thunder di Pagani organizzeranno nella palestra “Brick 01” di viale Clark, a Salerno, contro un avversario solido ed esperto, il cavese Roberto Fausto, anche lui in procinto di passare professionista. Sarà un buon test prima di spiccare il volo tra i professionisti. Ho 31 anni, ma ciò che mi spinge a farlo è l’odore del ring, che sento come ai miei esordi. Non nascondo di puntare come minimo all’incontro per il titolo italiano dei superpiuma. Altrimenti che senso avrebbe? Nonno Ciro andò vicino all’impresa ed è mio dovere provarci. Ricordo il suo tifo e le sue lagrime di gioia a Napoli, quando, nel 2010, mi impadronii del mio primo tricolore. Nonno aveva problemi di vista e, a bordo ring, si faceva raccontare da mio padre le fasi della finale. Fece un tifo del diavolo, sentivo nettamente i suoi incitamenti e, al ritorno a Salerno in macchina, mi disse che quel match lo aveva combattuto anche lui».
Ma perché Cipriano junior si ritirò nel momento della sua massima maturità?
«Abbandonai la boxe contro la mia volontà, ma assicuro che ho sempre pensato a un mio ritorno - spiega -. Pesavo 81 chili quando sono entrato nel mio garage e ho sistemato lo specchio, il sacco, i pesini da un chilo che mi erano rimasti e ho ripreso i saltelli alle corde. Giù chili e chili e litri di sudore. Poi ho annunziato a mio padre e al maestro Collina la mia intenzione di ritornare alla boxe e rimettermi in gioco. Non credo di correre rischi, sono tutelato dal mio buon passato e, appena supererò le visite mediche, incomincerò la nuova avventura tra i professionisti».
Professionista dopo sei anni di fermo comporterà sacrifici a Ciro e alla sua famiglia. «Lo so bene, la mia compagna Valeria e i miei due piccoli, Ambra e Giuseppe, capiranno. Scelsi questo sport a 17 anni. Non ero giovanissimo come avviene di solito. Mi spinsero sul ring gli articoli e le fotografie che aveva collezionato nonno Ciro. Gli dissi che volevo tentare e mi portò di corsa al “Vestuti” dal maestro Santucci. Dopo pochi mesi , però, passai alla Metropolis, perché la palestra stava vicino casa. Con il maestro Collina incominciarono i sacrifici, le privazioni, ma anche le prime soddisfazioni. Intanto presi il diploma di ragioniere. Collina diceva che dovevo impegnarmi di più rispetto agli altri perché avevo un nome da onorare. Fui aiutato anche dai suggerimenti del nonno. Di rivali tosti ne ho incontrati molti. Posso aspirare al titolo perché non sono un signor nessuno».
Di Ciro Cipriano jr si ricordano anche un bronzo in Croazia, la vittoria sul polacco Mazik Mateusz, nel 2011, al “Lyrick Theatre” di Assisi, e il doppio successo alla “Nation’s Cup” 2012, contro il campione algerino Benbaziz. Insomma un passato prossimo di tutto rispetto. Ma Ciro junior non dovrà sbagliare niente per realizzare l’impresa che non riuscì a suo nonno, Ciro Cipriano senior.
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