L'OPINIONE

I “servizi segreti” e l’orgoglio della Salernitana contro il Palazzo

Lo scatto d'orgoglio di Mezzaroma è un tentativo di riscatto

Contrordine, compagni di fede granata. La Salernitana, anche questa figlia di secondo letto del sor Claudio Lotito, ha la sua dignità. Lo scatto d’orgoglio con cui Marco Mezzaroma ha attaccato il Palazzo induce a credere in un serio tentativo di riscatto, soprattutto dopo lo sciagurato grido di dolore contro il calcioscommesse, elevatosi in seguito al capitombolo col Pordenone. Che l’acida risposta a Gravina e l’impietosa frecciata a Galliani rappresentino il guanto di sfida lanciato dal copatron alla governance del calcio è fuori discussione.

I rapporti tra il club e la Lega di B si erano infreddoliti già da un po’. Eloquenti le turbolenze registrate sulla chissà se mai realizzabile riforma dei campionati. La vera e propria bufera si è scatenata a proposito della recente assemblea di Lega di B, chiamata ad eleggere il nuovo presidente. La Salernitana si è ribellata alle modalità della votazione, decisa per via telematica. La sua richiesta di procedere col voto in presenza è stata bocciata. Lavori nulli e nessuna riconferma di Balata se venerdì il Tribunale federale accoglierà l’istanza partita da Salerno. Credere a una sentenza del genere è come immaginare la Azzolina all’Accademia della Crusca. Nelle more dello sviluppo di questa donchisciottesca azione intrapresa dalla Salernitana, il traballante presidente della Federazione se ne è uscito filosoficamente che la democrazia - ipse dixit - va salvaguardata. Si è beccato una rinfrescatina sui valori democratici da un efficacissimo Mezzaroma, bravo a rintuzzare che un presidente federale non può permettere che non si facciano valere sacrosanti diritti. Nella rissa è finito anche Galliani. L’ex giovane tifoso della Juve, poi colonna del Milan stellare di Berlusconi ed oggi capopopolo della Brianza calcistica a caccia di allori, tempo fa aveva bacchettato la Salernitana per il mancato rinvio della gara con la Reggiana, squadra falcidiata dal Covid. A Mezzaroma si è accesa una lampadina ed a Galliani ha ricordato la fuga dal campo del Marsiglia per un guasto all’impianto di illuminazione; il Milan abbandonò la gara, Coppa dei Campioni, anno 1991. Per la cronaca, Galliani è subentrato proprio a Mezzaroma sulla poltrona di vice presidente della Lega di B. Fin qui i fatti, o meglio quel che si vede in un abile gioco di prestigio. Ma il mago, o i maghi, che cosa trama? In effetti siamo alle prese con una guerra ben più importante e cruenta, che vede belligeranti Federazione, Coni e Governo, rappresentato dall’ondivaga figura del ministro Spadafora, uomo buono per tutte le ragioni... Insomma, il trucco c’è, ma non si vede. Le poste in palio, quelle più alte con la spartizione dei diritti televisivi, sono due: la presidenza della Figc e l’autonomia del Coni, il cui gran capo, Malagò, è un sofisticato ed apprezzato tessitore.

Gravina si dibatte, non vorrebbe mollare. Per rabbonire possibili nemici, ha rinunciato a difendere i giudici del suo tribunale. Lo ha fatto disertando l’udienza al tribunale sportivo del Coni, dove con un carpiato giuridico si è stabilito che Juve-Napoli si giocasse e che al club azzurro fosse annullata la penalizzazione. Com’è noto, i giudici federali avevano sentenziato il tre a zero per la Juve e condannato il Napoli alla penalità di un punto, sostenendo addirittura un dolo preordinato. Il tribunale del Coni è un carrozzone politico, non a caso vi bazzica con grandi poteri Frattini, ex ministro di Forza Italia, quindi uomo di Berlusconi, quindi di Galliani. Chi ha beneficiato della scontata sentenza, accettabilissima sul piano puramente sportivo e della legge inesorabile del campo di gioco? Il Napoli. Cioè De Laurentiis. E che ruolo gioca lo scaltrissimo presidente del Napoli, recentemente dichiaratosi cotto del megagovernatore De Luca? Farebbe parte della cordata che tira la volata a un enigmatico Cosimo Sibilia, potentissimo presidente della Lega dilettanti, che ufficialmente non ha ancora sciolto la riserva e fatto sapere se sfiderà o meno Gravina. Nel gruppo il velocista è Malagò, intraprendente uomo di collegamento col ministro Spadafora. E naturalmente lui, il monaco di Monza, Galliani, rientrato ufficialmente nel giro come vicepresidente della Lega di B. Ma Gravina è duro a morire. Ufficialmente ha il sostegno delle due principali Leghe, anche se Lazio, Benevento e Salernitana non ne hanno sottoscritto la candidatura per il 20 febbraio, quando si voterà.

E rieccoci alla Salernitana, che non è una comparsa, perché è rappresentata da Lotito, uomo forte del Palazzo e ritenuto a buon diritto integrato nel gruppo di cui sopra. Perché combatte contro presunti o ex alleati del suo padrone? Orgoglio e dignità, certo. Le investigazioni sbattono contro un muro in questo che è un conflitto con i servizi segreti in prima linea. Che cosa frulla nella testa di Lotito, dirigente per niente sprovveduto, ma super navigato? Possibile che i suoi rapporti con De Laurentis non siano più quelli di un tempo? Passaggio chiave per risolvere il rebus è l’individuazione del prestigiatore capo. Pare che non l’abbia capito nemmeno Urbano Cairo, padrone del decadente Torino, se è vero che le sue attrezzatissime truppe editoriali assistono in assoluto silenzio. E se tacciono in via Solferino, il calcio non avrà mai una sana indipendenza; e se è muto anche Mentana, dove saranno i garibaldini d’assalto?