GIORNALISMO IN LUTTO

Addio a Gianni Mura, erede di Brera: «Salerno per me è Alfonso Gatto»

 

 

Se ne va l’erede di Brera, per alcuni persino un allievo che superò il maestro. Gianni Mura è morto ieri a 74 anni, lasciando di sé il ricordo di un gigante del giornalismo per il suo modo di raccontare lo sport, ma non solo. Impareggiabile cantore di calcio e ciclismo, soprattutto del Tour, Mura è scomparso nel settimo anniversario dell’addio a Pietro Mennea, uno dei suoi campioni del cuore. Gianfranco Coppola ne ricorda il talento e il suo “legame” con Salerno.

“Salerno è per me Alfonso Gatto, leggevo da ragazzo l’Unità e le sue cronache mi lasciavano nel gruppo. Parlo del ciclismo, che era seguito dalle firme della terza pagina dell’epoca”. Fu Nino Petrone, fratello Nino, a presentarmi a Gianni Mura quando nel 1990 entrai nel giro degli inviati al seguito della Nazionale di calcio. “Salernitano, dunque Longobardo. Sarà facile farti voler bene da Gianni Brera”, mi disse sorridendo avendo saputo da Nino di una cosa non insolita per un ragazzo che sognava da piccolo di fare il giornalista e cioè l’ammirazione sconfinata per Brera, col quale avevo firmato sugli stessi numeri del mitico Guerin Sportivo ma senza mai poterlo ben conoscere.
Frequentavo il circo delle grandi partite da tempo ma Brera era come avvolto in un’ampolla sacra e parlottava solo con Gianni Mura e con Gian Maria Cazzaniga, che era stato la sua spalla a Il Giorno che negli anni ottanta vantava una redazione sportiva composta da autentici fuoriclasse.

“Ma sai - incalzò Mura - per me Salerno è soprattutto Gigi Amaturo. Per anni, da ragazzo di bottega, ho passato i suoi pezzi alla Gazzetta dello Sport. Competente, con una prosa largamente al di sopra della media per i corrispondenti. Tant’è vero che veniva inviato in Regione e a volte anche fuori per big match di un calcio non minore. Gualtiero Zanetti, direttore-dittatore, lo ammirava molto e si doleva per la sua pigrizia. Rese coriandoli non so quante vuole il sogno di altri: rifiutò l’assunzione a Milano”.
Il parlare cadenzato di Gianni Mura mi suona nelle orecchie più che mai oggi che con ammirazione il mondo del giornalismo, della letteratura dedicata a racconti di vita sfruttando lo sport, lo saluta deferente.

Non era un compagnone, piuttosto un borbottone. Ma al Suban di Trieste impose un vino per ogni portata. Il salatissimo conto turbava noi umili cronisti, lui rassicurò tutti dicendo che ogni lira spesa per vivere bene era un nobile gesto. Tanti ricordi e la certezza che le pubblicazioni dei suoi pezzi in raccolta saranno utili per saper vedere meglio la vita con la forza del saper narrare. Domani è un altro giorno: senza Gianni Mura, non migliore.

*Vicepresidente nazionale dell’Unione Stampa Sportiva Italiana