Si entra nel cuore di una settimana che può indirizzare una stagione intera, quella che accompagnerà la Salernitana verso i playoff. L’attesa è carica di tensione e di speranza, sospesa tra l’incertezza dell’avversario e la consapevolezza di avere finalmente ritrovato energie, uomini e fiducia. La pausa arriva quasi come una benedizione per il gruppo granata, che ne sta approfittando per rimettere insieme i pezzi, recuperare gli acciaccati e, soprattutto, svuotare un’infermeria che per mesi è stata fin troppo affollata. Mister Cosmi, tra una scaramanzia e l’altra, si ritrova ora a fare i conti con una situazione quasi opposta rispetto al recente passato. Non più emergenza, ma abbondanza.
Una condizione che può trasformarsi in un’arma decisiva se gestita con equilibrio e lucidità. I segnali che arrivano dal campo sono incoraggianti. Capomaggio è tornato a lavorare stabilmente in gruppo, ritrovando ritmo e continuità. Inglese, dopo quasi cinque mesi di stop forzato, ha riassaggiato il terreno di gioco a Foggia e ha sfruttato questi giorni supplementari per accumulare minuti e condizione, al pari di Gyabuaa che ha potuto rimettere benzina nelle gambe. Anche Villa vede la luce in fondo al tunnel. La lesione muscolare è ormai alle spalle e il laterale sinistro si candida seriamente per riprendersi quella corsia che era stata sua prima dell’infortunio. Persino Berra, che sembrava il più in bilico in vista degli spareggi, ha dato segnali importanti. Da oggi intensificherà i carichi di lavoro e tutto lascia pensare che possa essere convocabile per l’appuntamento del 10 maggio.
Nel frattempo la città si prepara a fare la sua parte. L’Arechi è pronto a trasformarsi ancora una volta in un catino ribollente di passione. Per la gara interna del 13 maggio si prevede una cornice importante, con almeno 15mila spettatori sugli spalti. Non solo tifosi locali, ma anche tanti salernitani provenienti da altre città e rappresentanti delle tifoserie gemellate. Sul web cresce anche l’idea di un allenamento a porte aperte (giovedi contro il Faiano), un modo per vivere ancora più intensamente l’attesa e creare una connessione totale tra squadra e ambiente. Un’onda che spinge e trascina, e che la squadra è chiamata a cavalcare senza esitazioni.

