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Salernitana, Sabatini si presenta: «Voglio dare il massimo per la città di Salerno»

di Stefano Masucci
Il nuovo dg granata ha anche parlato di mercato e delle posizioni di Dia e Mazzocchi
Salernitana, Sabatini si presenta: «Voglio dare il massimo per la città di Salerno»

È il Walter Sabatini day. Inizia ufficialmente oggi l’avventura bis del dirigente tornato alla Salernitana. Le prime parole in conferenza stampa: «Sono qui per la seconda volta, è un’emozione fantastica. Farò fatica ma ne vale la pena perché l’amore di questa città mi ha restituito una vita. Per me Salerno è casa mia e voglio dare il massimo».

Il nuovo dg granata ha poi aggiunto: «Ci sono cose semplici di fare: il calcio è semplice, gli uomini vogliono renderlo difficile. I bambini lo fanno divertendosi, senza troppe paure. Questa non è una squadra scarsa come la classifica può raccontare ma ha valori. Chi l’ha costruita non ha fatti errori pacchiani, molti li avrei presi anche io. Questo non significa che sono dei campioni ma non sono l’ultimo dei dirigenti. Iervolino e De Sanctis non hanno fatto gravi errori. Ora serve coesione forte di squadra, circostanza difficile da creare ma che verrà fatta da me, dall’allenatore, dai collaboratori e dagli stessi calciatori. Sono loro i protagonisti di quello che fanno e cosa non fanno. Pur non giocando bene bisogna andare oltre l’ostacolo, cercando energia anche nell’euforia o nella disperazione. O euforici o disperati: da questa forbice non si esce».

Quindi ha dettato la ricetta per la riscossa: «Non ci saranno leggi marziali ma la richiesta di essere competitivi sempre, non solo la domenica, ma anche in allenamento. Dirò questo allo spogliatoio e alla gente di Salerno: non voglio retrocedere, non devo retrocedere. Quando uso la prima persona è per essere più sbrigativo. Vivo di realtà e non di illusioni, per questo dico che questa squadra deve salvarsi. Qualora succedesse sarebbe il mio fallimento. Il presidente mi ha detto: “Vai e salvaci”».

Naturalmente un passaggio non poteva mancare sul mercato: «Dia? Il giocatore costa. E’ un grande giocatore, da squadra metropolitana. Vediamo chi si presenterà, nessuno deve chiederlo in prestito, è tempo perso. Dia se si muove da Salerno si vende per una cifra ridondante, che permetterebbe alla Salernitana di andare sul mercato per un’eventuale sostituzione. Mazzocchi? Un giocatore importantissimo, è con orgoglio anche personale che prendo l’interesse per Napoli, considerando che l’ho preso dal Venezia. Ma non c’è decoro, se loro avvicinano il giocatore o l’agente, poi De Laurentiis offre a Iervolino una cifra iniqua, ci vuole dignità in un’operazione. Lui mi accuserebbe di tarpargli le ali e di metterlo in difficoltà, ma lo dico ora e poi a lui a quattr’occhi, se il Napoli lo vuole deve essere disposto a parlarne come di un giocatore importante, che è arrivato in Nazionale. Mikael e Bonazzoli? Federico è un calciatore fortissimo, che non sta mantenendo le promesse neanche al Verona e mi dispiace tantissimo, lo considero come un figlio e so che può far molto di più. Nella mia gestione è stato determinante, ha fatto gol da antologia, ha cucitura, triangolo, combinazione, fantastico. Mikael non tornerà, mi ha generato grande frustrazione professionale, perché l’ho preso di corsa dopo una tripletta in un derby, ha grandi qualità tecniche ma è totalmente avulso all’idea di essere un calciatore, era un pizzaiolo piuttosto. Mi ha deluso, non lo voglio qui neanche per un giorno a Salerno, cercherò una soluzione in Brasile».

Quindi Sabatini ha anche parlato della posizione di Inzaghi: «Fa il suo calcio. Vedremo che tipo di redditività ha, o vedremo nelle prossime partite. Certamente è un uomo che intende il calcio in maniera esuberante, e mi piace. E’ molto combattivo anche lui, lo vedo in panchina che si muove molto. Gli faccio i miei migliori auguri, parlerò subito anche con lui. La squadra il 26 si allena, parlerò con l’allenatore capirò le sue motivazioni e i suoi mezzi. Non è una mia scelta, io sono abituato a essere onesto, il fatto che non sia una mia scelta mi condiziona un pochino, se c’è una battaglia preferisco combattere con chi dico io, ma non sono così cane da condannare una persona. Mi auguro che mi dia un obbligo per tenerlo e dipenderà solo dai risultati».

Prima di concludere sul patron Iervolino: «L’ho trovato un po’ più preoccupato, la prima volta era euforico, disposto a qualsiasi sacrificio, lo è anche oggi ma è leggermente più preoccupato. Ha capito che il calcio è materia nebulosa, non si capisce mai fino in fondo. Ho accolto la sua chiamata con euforia, quell’episodio è stato sanato in fretta. C’era una stima reciproca seppellita in quel momento da un evento incontrollabile, e sbagliato da parte mia in primis, ma anche da parte sua. Il calcio sotterra però le cose, è un divoratore di situazioni, ogni giorno c’è una situazione nuova. Bisogna abituarsi a questo tipo di dialettica».

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