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Lungomare di Salerno, inerzia senza idee: è tempo di domande serie

di Alessandro Mosca
I crolli e gli allarmi ripetuti nel tempo sono stati inutili: ora si evitino altri sprechi
Lungomare di Salerno, inerzia senza idee: è tempo di domande serie

Nei primi 25 anni del mio percorso su questa terra, ho avuto la fortuna di vivere una vita vista mare. Alla mia sinistra lo scenario fino a Punta Licosa, alla mia destra la Costiera Amalfitana. Pur non essendo sempre così accogliente, è il mio mare: resta la calamita delle mie estati e non solo. Chi ha avuto la fortuna di vivere una “vita vista mare” ha un attrazione particolare per quest’elemento, una simbiosi continua che va avanti ogni giorno.

C’ero dietro la mia finestra il 7 febbraio del 2003 quando ebbi la possibilità di toccare con mano un mercantile, la Yasmina, che si arenò proprio davanti quel lungomare che adesso si sta sbriciolando a ripetizione. Furono proprio alcuni vecchi lupi di mare, quelli che conoscono ogni segreto della nostra costa, a spiegarmi che quell’area è maggiormente esposta a correnti e mareggiate: è il motivo per cui la Yasmina si fermò proprio lì. Consapevolezza che nasce non solo dalla saggezza popolare. Proprio in quegli anni, nello specchio d’acqua alla sinistra della foce dell’Irno, ad ogni mareggiata Torrione diventava frazione di una qualsiasi città della California: arrivarono i surfer che lì trovavano le loro onde perfette (e pure diverse stranezze: una delle prime volte che furono notate le tavole in mare, infatti, arrivarono i carabinieri…). Insomma, è cosa nota che il lungomare di Torrione – proprio quello che si sta sbriciolando – è particolarmente sollecitato dagli agenti atmosferici. Questione conosciuta pure agli addetti ai settori: sulle carte tecniche, infatti, questa particolare “influenza” di correnti e mareggiate è segnata, da sempre. Un dettaglio preso in considerazione pure dall’uomo a cui fu affidata la progettazione della Salerno dei sogni: Oriol Bohigas, quando griffò il Puc, mise in evidenza la necessità di eliminare ogni ostacolo su quei suoli, ipotizzando un maxi sbancamento così da realizzare una grande spiaggia al posto degli impianti sportivi, destinati a essere delocalizzati altrove. Idee rimaste su carta: lo sviluppo della città è proseguito senza che ci fosse alcuna iniziativa per proteggere la costa.

Il tempo, inevitabilmente, ha presentato il conto. Salatissimo: tre crolli in pochi mesi, un lungomare spezzato, impianti sportivi praticamente impraticabili. Il tutto con l’aggravante di un’amministrazione comunale rimasta totalmente sorda agli appelli lanciati – ripetutamente – dai residenti su fessure e “grotte”, ignorando gli allarmi – visibili a occhio nudo anche ai non esperti – sulla stabilità dell’intero lungomare. Gli interventi sono arrivati, sì, ma solo dopo i crolli.

Ora quest’inerzia dovrà essere obbligatoriamente cancellata. Partendo da un dato di fatto. Preoccupante. Per i primi due crolli, quelli del pattinodromo, sono stati stimati interventi da 5,5 milioni per la messa in sicurezza: in cassa ci sono appena 2,4 milioni di euro. Già così, senza contare i nuovi danni della voragine apertasi nel terrazzamento ricostruito crollato esattamente dieci anni fa, ogni operazione sembra impossibile. Toccherà inventarsi qualcosa, ottimizzare risorse ed evitare ulteriori sprechi. In questi giorni, mentre la città ribolle sull’accaduto, l’intervento della politica è stato tiepido, tendente al freddo: c’è stata solo la solita, pelosa corsa a prendersi i meriti di aver interdetto il “Giardino di Asia” prima del crollo. Niente idee, nessuna proposta e zero iniziative. È tempo, invece, di porsi delle domande. Serie, concrete.
Iniziamo noi con due interrogativi che magari potranno diventare spunto di riflessione. Siamo certi che l’idea di Bohigas, quella di delocalizzare gli impianti sportivi e creare una maxi spiaggia a Torrione, sia irrealizzabile? Come mai le dighe soffolte del ripascimento – in attesa della sabbia, le barriere al largo già ci sono – non hanno arginato in alcun modo la potenza del mare? I “porta seccia” sarebbero felicissimi di ricevere una risposta.

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