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Salerno, la morte a Fuorni: scagionati gli agenti

No all’opposizione all’archiviazione dell’inchiesta sul decesso del detenuto Vittorio Fruttaldo: non c’è prova delle violenze

È stata archiviata definitivamente l’inchiesta sulla morte di Vittorio Fruttaldo , il 36enne originario di Aversa che perse la vita il 10 maggio dello scorso anno mentre era detenuto nel carcere di Fuorni. Il giudice Vincenzo Pellegrino del tribunale di Salerno, infatti, ieri ha rigettato l’opposizione alla richiesta d’archiviazione del procedimento penale (presentata dai familiari del detenuto d’origine casertana e da alcune associazioni) nei confronti di due agenti della polizia penitenziaria (difesi, fra gli altri, dall’avvocato Fiorenzo Pierro ) in servizio presso la struttura detentiva di Fuorni, richiesta già formulata lo scorso marzo dal pm titolare del fascicolo che, dopo la morte del 36enne casertano Fruttaldo era ristretto nella sesta sezione per l’espiazione di un residuo di pena (sarebbe stato liberato nel mese d’ottobre dello scorso anno) per i reati di lesioni personali e rapina – furono messi sotto indagine per omicidio preterintenzionale. Accuse che, adesso, sono definitivamente cadute con il “no” all’opposizione all’archiviazione richiesta dal pm titolare dell’indagine.

Archiviazione confermata

Per il giudice del tribunale di Salerno, infatti, la richiesta d’archiviazione presentata dai pm è stata “fondata” sulle dichiarazioni di altri detenuti che sono «caratterizzate da limiti intrinseci di credibilità»: nelle varie volte che sono stati ascoltati, infatti, i due testimoni avrebbero fornito delle versioni discordanti su ciò che era accaduto nella cella dove era detenuto Fruttaldo e sulla presunta colluttazione avuta con gli agenti della penitenziaria poco prima della morte del detenuto casertano. «Non è possibile giungere sulla base delle dichiarazioni – scrive il giudice – con precisione all’incipit della colluttazione. Non vi è prova che ci sia stato uno schiaffo. Non c’è prova e neanche il sospetto di un pestaggio organizzato dagli agenti, addirittura portando nella cella un coltello artigianale; non c’è prova e neanche il sospetto dell’esercizio di violenza fisica in danno del detenuto provocato o determinato dagli agenti della penitenziaria; non c’è prova di un accanimento violento degli indagati in danno del detenuto. Quello che complessivamente risulta è che il detenuto aveva un coltello artigianale e che, come da versione degli indagati, a un certo punto ha tentato di usare contro di loro. L’azione di contenimento si è tradotta essenzialmente e principalmente in una presa al collo del detenuto, in una prima occasione con l’avambraccio e in una seconda tenendolo nell’incavo del gomito».

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