“Zora” apre le porte a Grazia Santarpia 

La mostra dal titolo “Di Notte” presso il centro di cultura e inclusione sociale

Sarà inaugurata stasera, alle 19,presso lo spazio “Zora” di Scafati, la mostra di Grazia Santarpia, dal titolo “Di notte”.
“Zora”, centro di cultura e inclusione sociale, ha inaugurato i suoi spazi a Scafati ad opera della cooperativa sociale Aequora Sarni e, al suo interno, ha trovato spazio anche la redazione di D’Amato editore e, sin dalla serata inaugurale, ha dato vita ad un programma di attività culturali. Contestualmente all’apertura, l’inaugurazione della mostra “La pace non è un sogno | Peace is not a dream”, realizzata in collaborazione con il Museo-FRaC Baronissi, diretto da Massimo Bignardi e che ha visto coinvoltigli artisti Michele Attianese, Marina Bindella, Antonio Caporaso, Luigi Caravano, Angelo Casciello, Mary Cinque, Giovanni Dell’Acqua, Teo De Palma, Aldo Fiorillo, Silvio Lacasella, Salvatore Lovaglio, Vittorio Manno, Salvatore Marrazzo, Jacopo Naddeo, Giulia Napoleone, Arturo Pagano, Luigi Pagano, Corradino Pellecchia, Pio Peruzzini, Eliana Petrizzi, Francesca Poto, Angela Rapio, Angelo Rizzelli, Franco Sortini, Guido Strazza, Ernesto Terlizzi, Giovanni Tesauro, Giovanni Timpani, Nino Tricarico, Luigi Vollaro e Gianni Zanni. Attività di collaborazione con il museo-FRaC che continua con un programma rivolto alle nuove realtà artistiche, non solo di arti visive, attive e operanti in area campana.
In questa direzione s’iscrive la personale di Grazia Santarpia che propone diciotto dipinti, realizzati in questi ultimi anni: un gruppo di sei tele, tratte dal ciclo “Respiro”, nelle quali l’artista pone attenzione alla cellula e, per essa, alla vita, al momento lirico della germinazione: è un colloquio intimo che la giovane artista tesse con la natura. Il secondo ciclo, composto da dodici tele, di dimensioni più piccole rispetto alle prime, è dedicato a “Di notte” e prende spunto da una poesia scritta da Giusy Orazzo, sua amica.
Di notte, è il tempo di dodici animali che, solitamente, ritroviamo nelle fiabe e delle loro usanze, di dormire oppure vivere, com’è per il serpente, per il gufo e così via.
La pittura della Santarpia, riesce a cogliere quella sorta d’incanto che veste la fiaba; lo sfa sfiorando la raffigurazione, anche se il colore – tratto dai registri matissiani – ci spinge verso un processo di astrazione lirica, ben più evidente nel citato ciclo “Respiro”.
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