Cinema

Vitale e quegli schiaffi alla Bergman

Settant’anni fa il film che lanciò l’attore di Salerno malmenato da Rossellini per la scena cult

Il gioco degli anniversari oggi ci riporta all’uscita, in Italia, di un film che per i salernitani del primo dopoguerra assunse un significato che andava oltre il valore artistico della pellicola. Il film si intitolava “Stromboli. Terra di Dio”, uscì nel 1950 e, quindi, sulla “pizza” si è accumulata la polvere di 70 anni. Lo ricordiamo perché il protagonista maschile, Mario Vitale (Salerno 1928-2003), era un giovane pescatore salernitano, che il regista Roberto Rossellini volle affiancare clamorosamente alla più grande stella di Hollywood, Ingrid Bergman, protagonista di successi mondiali. All’inizio degli anni ‘50 l’Italia viveva ogni avvenimento come un passo verso la sua ricostruzione culturale e socio-economica, e Mario Vitale rappresentò il mito dei giovani salernitani, i quali in lui e nella sua sfolgorante vicenda ravvisarono la prova tangibile che il periodo sciagurato ormai era passato e che si poteva sognare anche ad occhi aperti. Naturalmente le notizie attinenti al film e al suo entourage fecero il giro del mondo, sia per la presenza nel cast della grande protagonista degli indimenticabili “Casablanca”, “Per chi suona la campana” e “Giovanna D’Arco”, sia per la particolare location scelta per le riprese, tutte concentrate nella piccola e selvaggia isola di Stromboli, quasi disabitata e scossa dai continui brontolii di un vulcano attivo, che eruttava lapilli e massi incandescenti e consigliava ai pochi pescatori e alle loro donne di non perdere mai di vista il cono sempre avvolto in una terrificante nube di fumo nero.

Ma altre due ragioni facevano parlare gli esegeti del neorealismo cinematografico, il movimento di cui Rossellini era uno dei padri nobili, e che indusse molti famosi cineasti a ripensare il loro cinema: l’irresistibile love story scoppiata tra la bella attrice svedese e il regista italiano, e la piccata reazione di Anna Magnani, la quale si era vista soffiare dalla rivale il film in questione e l’uomo che amava. Rosa, dal livore, si accampò addirittura sulla vicina isoletta di Salina con la troupe che girava “Vulcano”, sua risposta personale all’amato traditore. Nacquero storie e non finire. Molte esagerate, molte inventate dai giornalisti gossipari che alimentavano il mito della dolce vita di via Veneto e qualcuna addirittura maligna e di bassa lega. Rossellini, è vero, era molto preso dalla nuova fiamma e si mostrava gelosissimo, non perdendo mai d’occhio l’aitante giovanotto che si era portato da Salerno, dopo avergli fatto firmare un contratto di 65 dollari a settimana per un mese e mezzo. Il comportamento di Mario Vitale fu, però, ineccepibile. Giornalisti e fotografi sbarcarono a frotte a Stromboli e facevano la spola tra i due set separati da poche miglia di mare. Andavano a caccia di scoop, di news e di scatti sensazionali, ma non trovarono quasi niente. Scrissero, allora, storie col pepe, illazioni e situazioni che dicevano e non dicevano. Tuttavia non fu inventata quella degli schiaffoni incassati sul set da Mario Vitale e da lui appioppati a Ingrid Bergman. Raccontò lui stesso senza imbarazzi come erano andate le cose.

Si girava la scena dell’aspro diverbio tra i due protagonisti culminante con lo scatto d’ira del marito tradito (Vitale) contro la moglie terrorizzata (Ingrid). Il salernitano non riusciva a vincere la timidezza e il rispetto che provava verso la grande attrice, che magari, invece di colpire, avrebbe voluto abbracciare o accarezzare. Si andò avanti per un bel po’ e, al dodicesimo replay della scena, Rossellini si spazientì e volle dimostrare personalmente con quale impeto l’attore doveva colpire la sua partner. «Sei un marito cornuto e devi metterci tutta la rabbia e il disprezzo di cui un uomo è capace!». E giù sonori ceffoni, solo che li assestò sul volto dell’estenuato attore. Mario Vitale capì perfettamente e, appena dato il ciak, tempestò di vere mazzate la povera Bergman lasciandola sul divanetto sbigottita e dolorante. Raccontò poi: «Ero infuriato, dovettero togliermela dalle mani. Ma il maestro e la stessa Ingrid apparvero soddisfatti». Le riprese furono difficili, durarono un mese e mezzo, ricevendo più volte lo stop dal regista, che voleva godersi la innamoratissima Bergman con giornate di gite e di sole. Giunse a Messina anche il marito dell’attrice e fra i due ci fu un confronto, ma lei non volle saperne di staccarsi dall’uomo che le stava regalando un appassionato sogno d’amore. Intanto la furente Nannarella, su altri scogli delle Eolie, ultimava le riprese di “Vulcano” per danneggiare professionalmente i due innamorati.

E ci riuscì perché “Stromboli”, pur ricco di scene nuove e vere, come la pesca dei tonni e l’ira del vulcano cui andò incontro, nel finale, una disperata Karin, non fu giudicato un capolavoro e incassò solo 313 milioni: e meno ancora nell’America puritana che aveva disapprovato la fuga della Bergman dallo stimato marito e dalla figlioletta di 3 anni. Mario Vitale sembrò sulla cresta dell’onda quando fu scritturato da Luciano Emmer per “Una domenica d’agosto”. Ma il suo sogno di sfondare a Cinecittà, purtroppo, naufragò con le sette successive pellicole affrontate in piena solitudine professionale e forte solo della sua bella presenza fisica. Inutile dire che a Salerno tifavano tutti per lui e che il Metropol, il Capitol e l’Augusteo a ogni suo film registravano il tutto esaurito. Purtroppo, dopo una partenza così bruciante, girò pellicole con deficit artistici: “Destino” di Enzo Di Gianni e Domenico Gambino (1951); “Serenata tragica - Guapparia” di Giuseppe Guarino (1951); “La peccatrice dell'isola” di Sergio Corbucci (1952), con Silvana Pampanini; “Il prezzo dell'onore” di Ferdinando Baldi (1953); “Perdonami!” di Mario Costa (1953) e “Il barcaiolo di Amalfi” di Mino Roli (1954). Dopo appena quattro anni il suo sogno e quello dei salernitani si spensero. Si impiegò alla Rai di Napoli e tirò avanti con grande dignità e con più di un rimpianto. Fu sempre consapevole di aver vissuto, a Stromboli, una bella pagina di cinema d’autore.