Un museo “open air” d’arte contemporanea 

Da Capaccio Paestum a Sapri installate una serie di opere naturali, ancestrali e simboliche per far riscoprire il territorio

Elementi naturali, ancestrali e simbolici in forma d’arte contemporanea per la riscoperta di cento chilometri di bellezza dell’entroterra cilentano, da Capaccio Paestum a Sapri. È il Pacc: Percorsi di Arte Contemporanea in Cilento. Una mostra attrattore per le zone interne con installazioni permanenti di artisti internazionali, è il progetto concepito da Angela Riccio, vicepresidente della fondazione socioculturale “Matteo e Claudina de Stefano”, e dal curatore artistico dell’iniziativa, Elio Rumma. Un museo open air che, una volta completato, sarà tra i più grandi d’Europa. «L’idea nasce da un fortunato incontro con Angela a Torchiara. Due anni fa, invitato a partecipare alla rassegna letteraria “Storyriders”, ho avuto modo di approfondire il nostro comune sentire verso l’arte contemporanea e il Cilento. Abbiamo così deciso di tentare questa sfida», racconta Rumma. L’obiettivo è quello di sviluppare un epicentro culturale che valorizzi le peculiarità e le tradizioni locali e di promuovere un flusso turistico nei borghi non costieri. Scommettere sul mare, in effetti, sarebbe stato facile, non semplice, «meglio riscoprire il territorio più nascosto, meno battuto e che paga il triste fenomeno dello spopolamento, soprattutto giovanile. Amo questa terra, qui sono venuta in età matura e qui m’impegno per dare valore alle radici della mia famiglia. Usciremo dagli spazi limitati delle gallerie per consentire alle opere di vivere e di fondersi nei panorami dell’alto Cilento», aggiunge Angela Riccio. Colorate e imponenti installazioni offriranno ai visitatori spunti di riflessione su elementi che accompagnano il quotidiano, non inediti ma banalizzati, dati per scontati dal consumismo e dalla fretta delle lancette del tempo, troppo impegnate e distratte a rincorrersi nella conquista del superfluo a svantaggio delle piccole cose. «Il materiale utilizzato per questa prima sessione - spiega il curatore - è l’acciaio. Potremmo definirla arte povera contemporanea. I disegni sono stati realizzati dagli artisti che hanno offerto la loro creatività al Cilento. Tutto quanto calcolato, tagliato, fresato, tornito, saldato e verniciato, invece, su indicazione dei progetti pervenuti, è stato concepito da Luigi Punzo». Da un belvedere all’altro, da viuzze a orizzonti che sanno d’antico fascinoso e di valori pregnanti, il fluire dei venti e il loro sussurrare storie, sarà nelle sculture di “Ostro, Maestrale, Levante e Tramontana”, a Capaccio Paestum e di prossima installazione, le anime eoliche di Tommaso Cascella; lo smeraldo della natura lussureggiante dei luoghi e il turchino delle acque mitiche saranno baciati dal “Sole”, a Cicerale, di Giorgio Galli, ideatore anche del “San Michele Arcangelo”, a Rutino, che illumina il cammino dei pellegrini alla ricerca di spiritualità e giustizia terrena, e de “L’Arco”, a Laureana Cilento, attributo divino di Diana e emblema degli avi che di caccia sopravvivevano nelle vallate. Dal suolo al cielo- uno sguardo sull’infinito agire che risiede nel motivo biblico della salvezza e in quello del millenario lavoro artigianale delle donne, api delle comunità - farà molto pensare “La Cruna”, a Torchiara, dell’artista tedesca Gabriele Rothemann.
«Alle “Canne”, a Prignano Cilento - conclude Elio Rumma - e alle “Divinità ancestrali”, a Torchiara, ho dedicato i miei lavori. Le prime si piegano ma mai si spezzano, dimostrano che la natura, seppure offesa dall’uomo, ritrova sempre il suo istinto vitale. Il rosso per gli incendi, il nero per il lutto delle devastazioni umane, il blu per il mare e il cielo e il bianco per la luce della speranza. Le seconde, infine, primitive e animiste, ricordano che il Cilento è stato crocevia di culture e simbologie diverse».
Cljo Proietti
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