STORIE DI RESISTENZA

Un Conservatorio contro lo spopolamento

Il “Goitre” di Vallo della Lucania verso l’autonomia: «Da novembre sulle nostre gambe». Un presidio per oltre 50 comunità

Musica contro lo spopolamento. Come quella che riecheggia tra le pareti degli stanzoni d’un antico monastero: pianoforti e organetti, violoncelli e chitarre, batterie e conga e tutto ciò che, sapientemente maneggiato, dà vita ad un suono. Dà vita ad un’emozione, come quella che anima gli occhietti vispi di Nello, nove anni, che da poco più di due mesi ha preso ad impugnare le bacchette d’una batteria: «Volevo imparare a suonare uno strumento, come Benji di Benji & Fede », dice. Ed ora, con la sapiente guida del maestro salernitano Davide Cantarella, che ha passato la vita a dare il ritmo alle star della musica sulle polverose tavole di prestigiosi palcoscenici disseminati in ogni angolo del mondo, sa già scrivere uno spartito per batteria - sì, anche le percussioni hanno le note - e stringe gioiosamente il suo quaderno pentagrammato: ha lezione alle 15, ma alle 14,15 è già al “Palazzo della Cultura”. Da un pezzo i domenicani non s’aggirano più nei corridoi del monumentale edificio nel centro di Vallo della Lucania, cuore pulsante del Cilento, che è terra di centenari, sì, ma pure di giovanotti appassionati, come quelli che affollano il “Goitre” e, custodie alla mano, scorrazzano nei pluricentenari ambulacri che un tempo brulicavano di sai bianchi e neri.

Ora è un tripudio di t-shirt colorate: il trionfo della “meglio gioventù”, radunata nel “Conservatorio di Vallo”, sede convenzionata del “Martucci” di Salerno. Ad un passo dall’autonomia. Il “Goitre” di Vallo dista quasi 90 chilometri dalla storica scuola di musica che svetta sul quartiere Plaium Montis. Una bella marcia, che per i vallesi è tempo di far da sé. «Abbiamo avviato le pratiche per l’autonomia», annuncia la maestra Santina De Vita, fondatrice dell’istituto musicale di via Nicodemo. «Ai primi di maggio - soggiunge - hanno inviato una prima richiesta d’integrazione, ma sul finir di luglio dovrebbero pronunciarsi, e a quel punto da novembre prossimo potremo camminare sulle nostre gambe». Il giorno uno del “Conservatorio del Cilento”, presidio d’arte e cultura nel cuore d’una terra che si spopola. «Noi abbiamo fatto il percorso inverso », raccontano i maestri Santina e Aniello De Vita (stesso cognome, percorso simile ma nessun grado di parentela). È la resistenza dei cervelli: casa è dove si trova il tuo cuore, scrisse Plinio il Vecchio.

La casa dei De Vita è nel Cilento, a Vallo della Lucania. Lei ha ultimato gli studi in Didattica della musica, Musica corale e Direzione di coro, lui in Pianoforte e Composizione, in Direzione ed in Musica corale. Aniello insegna a Vallo ed in Baviera, ad Augsburg, quella che noi chiamiamo “Augusta”. È la città del padre di Mozart. «Grazie a questo progetto - confessa Aniello, levando impercettibilmente lo sguardo verso il soffitto del (fu) monastero - sono ritornato dalla Germania». Da Augsburg a Vallo della Lucania. E non solo, ché se fisicamente il quartier generale del “Goitre” è ai piedi del “Gelbison”, di fatto ognuno di quegli stanzoni, per dirla in musica, alla Gino Paoli, “non ha più pareti”, ma comuni: di preciso, sono Trentinara, distante 45 minuti d’auto, e Rofrano, a poco meno di un’ora da Vallo. Di mezzo 52 comunità interne. E d’estate il traffico. E d’inverno la neve.

«Parliamo - soggiunge la De Vita - anche di tanta povertà di strada ed educativa». D’un territorio dimenticato, vagamente chiamato “entroterra”, ma Salerno è a un’ora e 40 di macchina da Rofrano. I 500 allievi del “Goitre” vengono di lì, da questa distesa sterminata di puntini sulla mappa. «C’è il problema della viabilità? Allora noi portiamo il Conservatorio in casa loro», racconta il maestro Aniello. Aniello De Vita: si chiamava così pure il papà di Santina. Sull’insegna del conservatorio c’è scritto “in memoria d’Aniello De Vita”. «Era mio padre - racconta Santina - ed è stato lui ad inculcarmi l’amore per la musica classica». C’era papà Aniello ai tempi dei viaggi della figlia per studiare musica: «Uscivo da scuola alle 13 e trenta e salivo su un autobus, ed arrivavo a Salerno alle 16,30. Facevo lezione e tornavo alle 22 a casa. Il “Goitre” nasce da quei sacrifici, daquegli sforzi». E va “a casa” dei giovani musicisti cilentani: «Stipuliamo degli accordi con i comuni - soggiunge Aniello - che ci mettono a disposizione dei locali, inglobiamo nel nostro circuito i docenti del territorio o mandiamo lì i nostri ». Cinquecento allievi, dai 5 anni alla laurea: «Dall’antipasto all’ammazzadolci», scherza il maestro Cantarella, anima jazz del “Goitre”.

«L’abc - continua, facendosi serio - è nel sociale. Ogni anno l’istituto regala una borsa di studio per ogni classe». Musica universale, ché «c’è chi ha le capacità, ma non ha le possibilità », continua Santina. E così, racconta Aniello, «c’è un ragazzo sordo all’80 per cento dalla nascita che vuole studiare Direzione e Composizione con me, c’è una ragazza con sindrome di down che segue Canto lirico, c’è un giovane autistico che è bravissimo con la chitarra». C’è pure chi suona l’organetto: «Qui c’è stato il primo laureato in Italia, ché fino a quel giorno non era contemplato tra gli strumenti colti. A Vallo è stato istituzionalizzato ». E c’è una web radio: «Intervistiamo i giovani del territorio raccontano i ragazzi - e ci occupiamo d’inclusione sociale». La musica è la panacea. Letteralmente. Ci sono 12 studenti che hanno seguito un corso di musicoterapia: «In questo mondo racconta Christian Paolino, 22 anni, che a sette anni iniziò col pianoforte, poi si fermò per riprendere a 17 anni, ma con la chitarra - ora vedo il mio futuro. Di qui a dieci anni sogno di fare il musicoterapeuta, magari in un centro che ospiti ragazzi speciali, come la mia sorellina».

È lo stesso percorso che sogna Lina Fluri, 23enne di Futani: «Ho iniziato con l’organetto quasi per gioco. Facevo il ragioneria, indirizzo programmatore. Un giorno mi ritrovai tra le mani un volantino del conservatorio. Ho scoperto la musicoterapia, e spero di continuare». O d’insegnare, come le gemelle Giusto, Angela e Rosanna, 22 anni e due ugole d’oro: «Magari a guidare un coro, o ad applicare le nuove metodologie». Nel Cilento che si svuota, riecheggia una melodia. Sette note di resistenza. L’entroterra avrà il suo conservatorio. Il Conservatorio del Cilento. Sotto casa. Dove si trova il tuo cuore, ché quello non si spopola mai.