LA STORIA

Tullio Pane cantò la “malanotte” di Angela Nappi

Doveva sposarsi ma morì nell’inondazione: la triste sorte della sarta fu musicata e trionfò al terzo Festival di Salerno

“Nun torna cchiù…”. Una frase dialettale emblematica (ossia non torna più, nella bella lingua di Dante) che racchiude in sé tristezza e nostalgia. Era la “malanotte”, ovvero la sera tra il 25-26 ottobre del 1954. Angela Nappi, una sarta diciannovenne del borgo di Canalone a Salerno, rivedeva il suo vestito da sposa; lo ammirava e riponeva con immensa cura su una sedia della sua stanza. Mancava un mese al giorno del suo matrimonio con il caro promesso Mario Marraffa.

Quella sera, il fato ruppe ogni speranza. La terribile alluvione del 1954 (nefasta troncatrice di 318 vite da Maiori a Salerno), dopo aver distrutto la piccola chiesetta del borgo, trascinò con sé anche la casa della giovanissima Angelina infrangendo così il suo sogno e segnando per sempre la vita del suo caro amato. Il corpo della Nappi venne ritrovato, a conferma dell’immane impeto di quell’ammasso di terra e acqua, al passaggio a livello di via Vernieri incastrato tra il muro e un palo della rete elettrica dei treni. Ma la terribile storia non poteva essere taciuta. Il 28 settembre 1955, presso il Teatro Capitol di Salerno, si teneva il III Festival salernitano della canzone - Lungomare 1955 il quale venne organizzato da Alfredo Ventura ed Enzo Sessa con il “Dopolavoro Ferroviario Salerno”. Un evento che richiamava, nel capoluogo di provincia, diversi celebri artisti del panorama canoro napoletano. Tra essi Aurelio Fierro e Tullio Pane (gli altri interpreti furono: Elsa Fiore, Luciano Glori, Clara Iaione e Gabriele Vanorio; presentò la serata la signora Rosalba Oletta). Il dolore di Mario non era stato ancora risanato; così il padre del giovane, Francesco Marraffa (per tutti al rione Ciccio), decise di scrivere una canzone dedicata alla tragica fine della Nappi e d’iscriverla all’edizione canora. Un dovuto e doveroso tributo alla giovane sarta. La canzone venne musicata dal maestro Angelo Autuori (insegnante di musica e canto corale al Magistrale “Regina Margherita” e autore di altre musiche per diversi concorrenti dell’edizione) e venne interpretata proprio da Tullio Pane (precedentemente era stata cantata da Gabriele Vanorio) sotto la direzione del maestro Luigi Vinci (presidente della commissione insieme ad Alessandro Pansa). Titolo: “Nun torna cchiù…”.

Il testo riporta tutta l’amarezza e il dolore per la perdita della promessa sposa. Un dolore che non può mitigare nemmeno l’alternarsi delle stagioni. Passato è l’autunno, dice il testo parafrasato, e dentro il mio cuore sono rimaste di te tristezze e pene! Un rimando a quel sciummo (mota e detriti) che si portò in fondo al mare chi mi voleva bene. Ed ora che ritorni tu, oh Primavera, non portarmi più rose ne sorrisi poiché queste rose sono già destinate a qualcuno. Portale al mio amore che è in cielo. Adesso che torni a fare Primavera se il mio primo amore non torna più? La seconda strofa rimanda al suono della campana della chiesa di Canalone (Sunava ‘na campana a primma sera e ll’eco e chillu suono… che lamiento!) che fu lo starter alla catastrofe e che rappresentò per Angelina l’ultima preghiera (Pe’ Nenna mia fu ll’urdema preghiera…). La canzone risultò la vincitrice della III edizione. Scrigno di quei ricordi è il nipote del compositore dei versi, il poeta e attore salernitano Giovanni Caputo. Il Caputo ha riferito dei tanti particolari relativi all’evento e ha raccontato anche di una premio donato al Marraffa dal periodico “Il Roma”: una medaglia d’oro che ricorda “Salerno, 28-9-1955”. Certo, un momento lieto dopo la tremenda notte del 25-26 ottobre che il tempo ha potuto mitigare ma non cancellare. Come dire, per citare l’ultima parte della canzone: chella nuttata nera… chi s’ ‘a scorda cchiù?.