Tullio De Piscopo «Canto Pino Daniele perché mi è vicino» 

Il percussionista napoletano: ti dava una carica pazzesca  Poi l’annuncio: ora sto lavorando a un film sulla mia vita

Settantatre anni e non sentirli. Per Tullio De Piscopo il calendario si ferma ogni volta che sale sul palco. Lì, in mezzo alla gente, dà il meglio di sé. Lo incontriamo in un camerino improvvisato, dove il caldo metterebbe a dura prova anche un ventenne. E infatti il batterista napoletano soffre e ci confessa che il caldo di questa estate lo sta mettendo a dura prova, ma a dargli forza è l’idea che la piazza è ancora una volta gremita per lui. Ha sbocconcellato qualche panino in fretta, riservandosi la cena, come ogni artista che si rispetti, per il dopo concerto. Dovrebbe cominciare a cambiarsi, indossare gli abiti da palcoscenico, ma prima ha bisogno di caricarsi e dunque sbircia fuori dal finestrone sul retro. La gente comincia ad arrivare. Il mormorio sale. Viene spontaneo chiedergli se gli fa ancora effetto esibirsi in pubblico. «Certo - risponde - se non fosse così, se non mi emozionassi ogni volta sarei finito. Un artista vive di questo: di emozioni che riceve e dona. È uno scambio con il suo pubblico». Nella sua carriera artistica ha incontrato musicisti di ogni nazione, calibro e talento, eppure uno solo è stato ed è per lui ancora la sua “musa”. «Mi manca. - dice commuovendosi - Pino mi manca. Ma è sempre con me, a ogni spettacolo. Inizio con la sua musica. Il suo grande merito è stato quello di aver valorizzato tutti i talenti che hanno lavorato con lui, a volte anche più di quanto meritassero. Ti dava la carica e riuscivi a dare il massimo. Non si può dimenticare Pino Daniele e non si può fare un concerto senza che la sua musica sia protagonista». Eppure De Piscopo di strada ne ha fatta tanta, dal jazz al blues a melodie che hanno portato il sound napoletano in tutto il mondo. La spinta, però è sempre la stessa. «Amo la gente, ancor più della musica in sé. Il calore e l’entusiasmo me lo trasmettono loro, ora come quando avevo tredici anni e salii per la prima volta su un palco. Vedere che ancora riesco a riempire una piazza significa che il mio messaggio è attuale. Vorrei tanto che i giovani di oggi si avvicinassero di più alla musica, che nelle scuole ci fosse maggiore attenzione, che loro stessi utilizzassero la tecnologia per informarsi, per capire, per crescere», dice sorridendo. Vagando da una stanza all’altra in cerca di un po’ di frescura che non arriva gli chiediamo se ha progetti in cantiere. «Certo. – afferma – Un film documentario sulla mia vita. Dura solo 16 minuti, e ho presentato l’anteprima a Busto Arsizio. È piaciuto molto. Ci sto lavorando. Il soggetto l’ho scritto tutto io, mi sono avvalso di diversi giovani registi, ma è un lavoro tutto mio». Allegro, energico come sempre, non si sottrae ai fan che sono riusciti ad entrare e ad ogni foto fa una mossa da vero scugnizzo. Una piroetta, un colpo mimato di batteria. Si capisce che non vede l’ora di salire sul palco, di “abbracciare” la gente che è lì per lui, per ascoltare i suoi indimenticabili ritmi.
Stefania Battista
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