Tornano alla luce gli affreschi E il Castello riprende a vivere 

I dipinti dell’undicesimo secolo raffigurano i santi Giovanni, Andrea e Pietro

Riprende il restauro degli affreschi della torre normanna del castello del Parco di Nocera Inferiore. Interrotti nel cuore dell’estate, ieri mattina i restauratori hanno ricominciato le attività di recupero. Il gruppo di esperti sarà a lavoro fino al 24 settembre. I professionisti, coordinati dalla professoressa Raffaella Greca, condurranno a compimento il recupero dell’unica testimonianza pittorica di tutto il Complesso, ovvero gli affreschi di epoca desideriana risalenti all’undicesimo secolo che si trovano ai piedi della torre. Si tratta di un imponente corpo di fabbrica di epoca sveva che poggia su un edificio antecedente di epoca normanna; quest’ultimo a sua volta ha inglobato in sé una struttura religiosa, di cui è visibile solo l’abside affrescato. Proprio in questa porzione absidale ritroviamo gli affreschi raffiguranti tre santi: Giovanni, Andrea e Pietro. I restauri erano cominciati a fine maggio con la partecipazione degli studenti dell’Università della Calabria nonché di una stagista proveniente dall’isola di Santa Lucia, nell’America centrale. Alla fase diagnostica e di documentazione fotografica è seguita la messa in sicurezza degli strati pittorici e la pulitura delle superfici colorate. «A oggi l’obiettivo non solo è quello di mettere in risalto la trama pittorica, ma anche di comprendere e dar luce ai materiali utilizzati e l’evoluzione delle tecniche di impiego degli stessi», spiegano dall’associazione “Ridiamo vita al Castello”. I lavori godono della supervisione della YoCoCu (Youth in Conservation of Cultural Heritage) associazione presieduta da Andrea Macchia con sede a Roma che ha sposato il salvataggio degli affreschi nocerini. Un progetto che ha beneficiato anche della collaborazione tra associazioni e istituzioni, a partire dal Comune di Nocera Inferiore e la Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le provincie di Salerno e Avellino. «Restaurare questi affreschi - ha dichiarato Sergio Claudini, presidente di “Ridiamo vita al Castello” - significa permettere a una comunità intera di riscoprire la bellezza della propria cultura. Per l’associazione gli affreschi non sono un momento, bensì l’inizio di un percorso che mira a recuperare l’intero patrimonio medievale del nostro Castello rendendolo fruibile e trasformandolo in oggetto di studio e ricerca». Gli affreschi formano una “parete palinsesto” di epoca normanna che nonostante i segni del tempo, dovuti anche alla collocazione e alle intemperie, resta di «grandezza e proporzioni uniche», disse alla presentazione dei lavori Laura Rivaroli, restauratrice e vice presidente di YoCoCu Italia. «Si tratta di un progetto interessante non solo per il recupero di un bene culturale. Per noi oggi è importante l’esperienza di restauro sociale di un bene non in perfette condizioni, forse sottovalutato per la complessità del processo/progetto», proseguì Rivaroli. Infatti, se la finalità è restituire l’affresco alla collettività, questa è frutto di un processo più ampio: «Abbiamo cominciato con un progetto di intervento, poi c’è stato lo studio e infine l’interlocuzione con le realtà locali».
Salvatore D’Angelo
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