L'INTERVISTA

Titti Postiglione: «Il mio nome legato a Pisacane, è un onore»

La vice capo del Dipartimento della Protezione Civile è stata premiata a Sapri: «Uno stimolo a dare ogni giorno di più»

Da vulcanologa alla gestione delle emergenze nazionali, è Titti Postiglione, vice capo del Dipartimento della Protezione Civile, è stata premiata a Sapri, con il Premio internazionale “Carlo Pisacane”. Laureata in Scienze Geologiche presso l’Università Federico II di Napoli, è stata la più giovane responsabile di una sala operativa di emergenza in Europa, l’unica donna. A lei fanno capo gli migliaia di volontari dell’emergenza che appartengono al sistema operativo nazionale.

Ritira un Premio importante nella sua terra d'origine...

Pensare che il mio nome possa essere legato a quello di un eroe nazionale, che conosciamo tutti da bambini perché lo studiamo sui libri di scuola, un uomo di grandi ideali, di grande passione, di vita civile vissuta, pensata, che ci lascia una grandissima eredità. Per me sarà uno sprone, uno stimolo continuo a dare sempre di più per il mio lavoro di umile servitore dello Stato. È una grande emozione riceverlo anche perché sono figlia di questa terra.
 

Da salernitana, ha vissuto da vicino anche il terribile terremoto del 1980...

Ero una bambina. Quel terremoto lo ricordo benissimo, come una tragedia infinita che ci scosse nel profondo. È una ferita che non si rimargina. Con la mia famiglia, come tanti, vivemmo le prime giornate fuori casa per poi cercare di capire se c’erano le condizioni per rientrare. Dico sempre che forse in qualche modo la mia passione per questo lavoro è cominciata lì, in mezzo a quella disperazione, in mezzo a quel disastro ma tra tanta gente che si dava da fare, mettendo in campo quello spirito straordinario di impegno e solidarietà che il nostro Paese sa dimostrare, anche quella volta. Parliamo di tempi tanto lontani in cui la Protezione Civile di fatto ancora non era nata.
 

L’Italia come sta?

L’Italia è tra i Paesi più esposti a pericoli, molto diversi, in cui il rischio è molto elevato, perché è la vulnerabilità del nostro Paese a essere molto elevata: costruzioni non adeguate sismicamente, abitazioni nei letti dei fiumi dove non dovrebbero esserci, situazioni di vulnerabilità in aree a rischio industriali, intere città costruite sotto i nostri vulcani. I rischi sono tanti ma c’è anche ormai un maturo sistema di protezione civile che sicuramente è in grado di rispondere immediatamente alle situazioni emergenziali ma anche e soprattutto di fare prevenzione ogni giorno. È una sfida perché sappiamo che il rischio zero non esiste, fare prevenzione è complicato, implica tanta fatica e tempi lunghi per la realizzazione. Serve uno sforzo collettivo, dobbiamo essere consapevoli di questi rischi, capaci di fare scelte di prevenzione ogni giorno, sapere adottare i comportamenti giusti in caso di calamità.
 

Da donna ha rivestito ruoli molto importanti, è stato più difficile o meno?

Pensando a Pisacane, mi viene in mente Enrichetta, sua straordinaria compagna di lotta e di vita. Le donne hanno sempre avuto un ruolo importante ma faticano un po’ di più, sono stata fortunata ma c’è tanto ancora da fare.