ALL’ICATT DI EBOLI 

Teatro come forma di riscatto sociale Il Covid non ferma i laboratori online

Nonostante i teatri continuano a restare chiusi per via del Coronavirus, l’arte di insegnare la recitazione non si è fermata e anche grazie alle nuove tecnologie continua a essere divulgata. Così...

Nonostante i teatri continuano a restare chiusi per via del Coronavirus, l’arte di insegnare la recitazione non si è fermata e anche grazie alle nuove tecnologie continua a essere divulgata. Così come non si ferma il corso di formazione teatrale che è tenuto all’interno della casa di reclusione Icatt (Istituto a Custodia Attenuata per il Trattamento dei Tossicodipendenti) di Eboli. Il corso voluto fortemente dalla direttrice Concetta Felaco e curato dal regista teatrale Antonello De Rosa sta continuando a dare i suoi frutti. «Il teatro - afferma De Rosa - offre la possibilità di evadere dalla realtà, per costruirne una parallela». E mai come in questi periodi bui il teatro si presenta come una forma di riscatto sociale e personale. «Le difficoltà organizzative che improvvisamente sono emerse con il sopraggiungere della pandemia hanno messo in luce ancora di più la ricchezza e il valore dell’esperienza teatrale maturata nel contesto penitenziario. - spiega la direttrice Felaco - Piuttosto che arrendersi sin da subito a una semplicistica politica di chiusura totale, di negazione che avrebbe frustrato le aspettative e i bisogni dei nostri utenti, ci siamo senza esitazione lanciati in una nuova sfida credendo fortemente nella possibilità di ideare nuovi spazi e nuove modalità di vivere la magia del laboratorio teatrale». Da qui è nata l’esperienza del teatro casalingo, realizzato con modalità a distanza nel periodo del lockdown: «È stata entusiasmante e avvincente ed è stata anche espressione di un forte e importante messaggio rieducativo percepito dai nostri utenti, dimostrando concretamente quanto la “volontà” agita dall’individuo possa davvero negli ostacoli di vita che incontriamo incidere in modo determinante consentendoci di proseguire verso un percorso finalizzato alla realizzazione dei nostri obiettivi e desideri. Ed è proprio questa forte volontà che alimenta adesso il desiderio di “ripartire” per un progetto che in fondo non abbiamo mai interrotto».
E così il laboratorio teatrale è diventato un’opportunità di cui non si può fare a meno perché «racchiude, sintetizza e ricomprende tutti gli aspetti salienti di un vero ed efficace progetto rieducativo per i soggetti in stato di privazione della libertà personale: è occasione di formazione e crescita personale dell’individuo, come anche è il più vincente strumento di integrazione e di socializzazione, è uno spazio in cui ciascuno ha la possibilità di mettersi in gioco in un percorso di conoscenza o riscoperta delle proprie qualità individuali, allo stesso tempo confrontandosi anche con gli altri in una relazione che genera benessere migliorando il clima di vita della realtà penitenziaria”», tiene a sottolineare la direttrice dell’Icatt.
Infatti nonostante la pandemia ancora non conosce fine, attraverso il laboratorio terale viene lanciato un messaggio di speranza: «Pur nella sua generale negatività questo periodo ha comunque regalato a noi tutti un importante momento di riflessione, che ci ha portato a rivedere la tavola dei valori di vita di ciascuno, a riscoprire l’importanza e l’essenzialità di quei veri valori in cui si esprime la nostra personalità e che completano la nostra esistenza, recuperando una rinnovata visione di vita volta anche, perché no, a migliorare e migliorarci», conclude la direttrice Concetta Felaco. (re. spe.)
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