LETTERATURA E VACANZE

Sotto l’ombrellone in compagnia dei libri: è un’estate da leggere

I lavori di De Giovanni, Carlomagno, Gamberale e tanti altri

Un buon libro è quel viaggio in quel luogo dell’immaginazione in cui tutto è perché noi lo immaginiamo così, non solo con la mente, l’intelligenza e la memoria, ma anche con il corpo e le sue sensazioni, restando spettatori silenziosi e fermi che si muovono nello stesso spazio dei protagonisti e delle loro parole. Fuori è vacanza, estate, mare e sole cocente? Poco importa: dentro, qui ed ora, c’è una storia che coinvolge, appassiona e va letta. Come quella raccontata nel suo ultimo libro, “Fuoco al cielo” (2019, La nave di Teseo), dalla scrittrice Viola Di Grado, che torna in libreria con un romanzo ispirato ad un fatto di cronaca, ambientato in un villaggio al confine con la Siberia, in una “città segreta”, luogo sinistro da cui era vietato uscire e comunicare con l’esterno, responsabile negli anni ’50 e ’60 di tre catastrofi nucleari. Dentro, Vladimir, un infermiere arrivato da Mosca, e Tamara, vivono la loro storia d’amore in una passione totalizzante che li rafforza e divora, fino ad un evento prodigioso che sconvolgerà le loro vite. Da pochissimi giorni è tornato in libreria anche l’amato Commissario Ricciardi nell’ultima attesa indagine.

“Il Pianto dell’alba” (2019, Einaudi), dodicesimo libro della serie, scritto da Maurizio De Giovanni, chiude il ciclo di uno dei protagonisti più amati dai lettori con un colpo di scena inaspettato. Non è dunque su un omicidio qualsiasi che il commissario si trova a indagare nel torrido luglio del 1934. Il morto è l’uomo che per poco non gli ha tolto la speranza di un futuro; il principale sospettato, una donna che lo ha desiderato, e lo desidera ancora, con passione inesauribile. Così, prima di scoprire in modo definitivo se davanti a sé, ad attenderlo, c’è una notte perenne o se ogni giorno arriverà l’alba con le sue promesse, deve ancora una volta, più che mai, affrontare il male. Accadono cose terribili, invece, nell’ultimo libro di Piera Carlomagno, scrittrice salernitana di noir, “Una favolosa estate di morte” (2019, Rizzoli), ed accadono fatti terribili pure nella terra di mezzo tra Matera e Potenza, dove una notte di giugno, nei calanchi vicino Pisticci, un uomo e una donna vengono assassinati brutalmente: lui è un architetto con amicizie che contano, lei è la giovane e bellissima figlia di un potente notabile.

Tra i libri da non perdere c’è l’ultimo e appassionante lavoro di Licia Pizzi, “Piena di Grazia” (2019, ad est dell’equatore): c’è il racconto di una storia tutta meridionale, di un Sud di superstizione, ma anche di tenacia e riscatto. Con “Dolcissima abitudine”, (2019, Guanda), Alberto Schiavone coinvolge fin da subito. È la storia di Piera, che per gran parte della sua vita è stata Rosa, una prostituta. Da giovane ha avuto un figlio che non la conosce. Ora, a fine carriera, vuole chiudere i conti con il passato. Un viaggio nelle sue vicende personali e in quelle di Torino, dall’espansione del dopoguerra per mezzo secolo. Infine “Qualcosa” di Chiara Gamberale (2017, Longanesi), la favola leggera e divertente, nella quale l’autrice si concentra sul rischio di riempire ossessivamente la vita. Qualcosa aiuta a fare pace con il niente.

Marianna Vallone