L'INTERVISTA

Sergio Givone: «L’uomo gioca a fare Dio. La speranza: i giovani»

Il filosofo: «Ricevere un riconoscimento nella terra di Elea è uno straordinario privilegio»

VALLO DELLA LUCANIA - Si è aperta ieri a Vallo della Lucania la XXXVIII edizione del Festival della Filosofia in Magna Graecia. Circa 800 studenti provenienti da tutta Italia sono in questi giorni nel Cilento, patria del pensiero filosofico moderno, per disquisire, conoscersi, confrontarsi. Ospite d’onore, insignito del Premio Parmenide, è stato Sergio Givone, filosofo e docente di estetica presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Firenze.

Professore, cosa vuol dire per lei essere insignito del premio intitolato a Parmenide, colui che ha fondato il pensiero moderno?

Per me, piccolo pensatore, essere accostato a cotanto nome è una gioia immensa. Un onore che mai mi sarei aspettato di ricevere tanta è la sua importanza. Pensare di essere nel Cilento, dove nell’antica città di Elea muoveva i passi Parmenide, dove parlava ai suoi discepoli, dove nasceva la filosofia che oggi noi tutti conosciamo, e ricevere quel premio mi riempie di orgoglio.

Quanto sono attuali Parmenide e il suo pensiero?

Attualissimi. Sembra siano nati ieri o addirittura oggi. Nelle sue parole si leggono delle indicazioni ben precise che possono leggersi ancora oggi. Parmenide ci dice che non si deve violare l’inviolabile, rispettando l’etica della natura e della creazione, ad esempio. Oggi, grazie ala genetica, possiamo intervenire sul DNA e decidere il colore degli occhi del nascituro, l’altezza, il sesso, la propensione ad una determinata attività e qui si entra in un campo dove non si dovrebbe entrare ma l’uomo vi penetra e violenta la natura.

È un po’ come giocare a fare Dio...

Esattamente. L’uomo da qualche decennio a questa parte gioca a fare Dio e lo fa nelle biologia, nella selezione di specie animali per una maggior resa di carni, di forza lavoro, di prodotti. L’uomo gioca a essere Dio quando vuole dominare la natura ma poi quando scopre che ciò è impossibile è troppo tardi. Parmenide ci metteva in guardia proprio da questo e quindi le domande sull’unità tra natura, ragione e giustizia restano attuali.

Ed ora è tardi per tornare indietro?

No e qui entrano in gioco questi giovani (indica gli studenti pronti ad ascoltare la sua lectio magistralis, ndr). Grazie agli insegnamenti che possiamo dargli, sapranno essere adulti migliori ed evitare di giocare a fare Dio ma essere semplicemente uomini e donne che vivono nel rispetto dell'etica.

Dunque parlare ai giovani è necessario...

Fondamentale, direi. In un anno tengo circa 100 conferenze in tutta Italia e incontro migliaia di giovani. Guardo i loro occhi, i loro sorrisi, incrocio i loro sguardi curiosi e ne rimango sempre affascinato. È grazie a loro se sono fiducioso nel futuro.

Qual è la domanda più ricorrente che le viene posta ?

Mi chiedono cosa sia la filosofia.

E lei risponde...

La filosofia siete voi, siamo noi, la filosofia è questa intervista, il mondo che ci circonda. È ciò che facciamo ogni giorno e ciò che potremmo fare. Tutto è filosofia.

In un periodo storico in cui l’Europa ha dimenticato le ra- dici che affondano in Grecia, la filosofia può essere la chiave di volta per far capire alle nuove generazioni che lì è nato tutto ciò che abbiamo oggi?

Lo spero, lo spero davvero tanto. Troppa cattiveria e ignoranza ci sono state nei confronti della Grecia ed è arrivato il momento di dire basta e di capire gli errori. C’è chi lo sta facendo ed è giusto così ma saranno ancora una volta i giovani a dare la svolta e costruire un mondo migliore, sempre all'insegna della filosofia.

Arturo Calabrese