L'INTERVISTA

Senese, sentimenti a “tiempo”: «Il suono l’ho trovato dentro»

Il sassofonista “nero a metà”: «La mia musica mi affascina e fa vibrare il cuore» 

Iniziare un’intervista a James Senese senza ricordare l’indimenticabile scena di “No grazie, il caffè mi rende nevorso”, con Lello Arena che gli fa delle domande impensabili, è impossibile. Da quella pellicola cult, nella quale James interpreta se stesso, sono passati un po’ di anni, trentacinque, ma lui alle spalle, con la musica, ne ha molti di più. Più di cinquanta, passati ad esplorare, studiare e stupire, per restare l’indiscusso punto di riferimento del jazz italiano. James Senese, a 73 anni compiuti, è uno dei maggiori musicisti e sassofonisti italiani, fondatore e cuore pulsante del progetto Napoli Centrale: domani, con il gruppo, sarà in concerto a Torre Orsaia, nel Cilento. L’occasione è il “Mutarte”, uno dei più importanti festival musicali ed artistici che ha portato sui palcoscenici del Cilento grandi artisti della scena internazionale, da Servillo a Brunori. Senese sarà a piazza Lorenzo Padulo, alle 22, dopo centinaia di concerti sold out in tutta Europa, iniziati nel 2018, per presentare il doppio cd live antologico “Aspettanno ‘O Tiempo”.

Cosa ricorda della scena della musica napoletana negli anni del suo esordio?

Se parliamo degli anni ’60 era tutto lecito, tutto liscio, perché si scopriva una parte della musica che sentivamo. Abbiamo fatto la grande gavetta, da lì è iniziato tutto.

Ha sempre detto che suonare è stato un fatto naturale, istintivo: anche l’approccio con il sassofono…

Il suo suono l’ho sentito e trovato dentro di me, era un suono che mi apparteneva. Mi ha affascinato e volevo sapere che cosa fosse, come si chiamasse…

Il vostro è un amore che dura da tantissimi anni?

Eh, meno male…

Poi arrivarono i Napoli Centrale?

Prima gli Showmen, il primo gruppo di successo degli anni '60 e '70. Poi, sì, Napoli Centrale. Io e Franco De Prete abbiamo scelto in parte di andare verso un’altra strada che poi è stata quella di Napoli Centrale, abbiamo scelto di non continuare la strada degli Showmen che a tratti era più commerciale anche se molto fine.

Una strada, quella con Napoli Centrale, che non si è mai divisa…

Perché essendo io stesso l’artefice, in parte, di Napoli Centrale, come cantante, compositore e solista non poteva perdersi: la nostra storia parte da qui.

Il suo disco che amo di più è “Qualcosa ca nu’ mmore”, e quello che preferisce lei?

Bello, bello. Il mio? Come faccio a dirlo? Tutta la mia musica mi affascina e mi fa vibrare di sentimenti.

“Aspettando ‘o tiempo”, uscito a maggio 2018, il suo ultimo album dal vivo, è una vera e propria antologia. Ci sono cinquant’anni di canzoni, e anche pezzi nuovi. Com’è nato questo progetto?

È stata una scelta molto difficile da fare: dopo 23 lp dovevamo mettere fuori tutta una parte di sentimenti dagli anni ’60 e ’70 fino ad oggi, una parte di sentimenti che per strada non era stata capita. Siamo un gruppo all'avanguardia ma con i sentimenti abbiamo dato più di altri.

Torre Orsaia, Serre, Marina di Camerota: solo quest’anno tre grandi concerti da queste parti... Che pubblico è?

Amo tutto il pubblico, non ne faccio una distinzione, sarebbe assurdo. Diamo il meglio sempre, tiriamo fuori sentimenti per tutti, immancabilmente. Di recente siamo stati in Croazia ed è stato bellissimo lo stesso. Il sentimento è unico e funziona dappertutto. Però quando trovi una terra più bella e anche più ariosa, come il Cilento, si sta sicuramente meglio.

Marianna Vallone