L'INTERVISTA

Sal Da Vinci: «Regalo solo sogni genuini»

Il cantante napoletano insignito del “Città di Palinuro”

È al lavoro con “La Fabbrica dei sogni”, il grande musical che invaderà le strade di Napoli adiacenti al teatro Augusteo, dove debutterà a dicembre regalando alla città emozioni e grande spettacolo. Sal Da Vinci, tra un concerto e l’altro, le prove per il teatro e il nuovo album, trova il tempo per correre nel Cilento e ritirare il Premio internazionale Città di Palinuro che ha ricevuto sabato sera.

Non è la prima volta nel Cilento, è stato più volte ad Agropoli ma anche a Serre, Paestum, Sapri. Cosa pensa di questo territorio?
Mamma mia. Credo che non servano aggettivi da aggiungere legati alla sua bellezza, perché si racconta da solo. È un territorio che per fortuna la Campania ha il privilegio di avere. E poi la sua gente, così genuina, così legata a questi colori. Ha una luce particolare il Cilento. Ho avuto il piacere di cantare in queste terre e devo riconoscere un’accoglienza e un affetto nei miei riguardi davvero speciali.

E del Premio Palinuro?
Nonostante le problematiche lavorative, per me questo premio è un motivo di vanto e sono felice davvero di averlo ricevuto. Ringrazio chi ha pensato al mio nome.

È al lavoro su “La Fabbrica dei sogni”, che debutterà all’Augusteo a dicembre. Cosa dobbiamo aspettarci da questo spettacolo?
È uno spettacolo che mi dà la possibilità di raccontare i sogni degli altri mischiandoli ai miei sogni. È uno “spettacolone”, è un musical vero e proprio itinerante partirà alle 20 dalle stradine adiacenti al teatro, fino a veicolare il pubblico in sala, dove entrerà in un’atmosfera favolesca, di grande impatto emotivo e scenico. È una grande sfida anche per me perché resterò al teatro Augusteo per un mese e stiamo facendo di tutto per l’accoglienza e la messa in scena possano catturare tutte le sfaccettature dell’amore. Non è facile mettere insieme tanti attori, tanti tecnici.

È entusiasta di questo spettacolo?
Ho messo insieme quasi 60 attori, tra cui 30 ragazzi dell’Accademia del teatro Cilea. L’ho scritto con Ciro Villano, anche lui attore, Fatima Trotta sarà la protagonista femminile. E poi Gianni Parisi, mio figlio Francesco, Peppa Talamo che vi sorprenderà, ed Enzo Fischetti.

L’abbiamo vista impegnato in spettacoli sempre di grande successo. Dal suo esordio nel 1976 qual è quello a cui è più legato?
Sono legato in modo tenero ai periodi in cui ho debuttato con mio padre. Poi da li c’è stata una mia trasformazione perché ho scoperto la musica, io non nasco come cantante. Mio padre mi portava per mano, era un gioco istintivo per me, poi ho scoperto di avere una voce e un’attitudine alla musica, fino al punto di cantare, scrivere e suonare per me, ma ho sempre mantenuto un contatto forte con il teatro.

La sua è una famiglia di generazioni di artisti, prima suo padre Mario e ora suo figlio Francesco. Ma dal punto di vista artistico, Sal, che figlio è stato e che padre è ora?
Sono stato un figlio amorevolmente legato a mio padre, per me era un riferimento importantissimo, una roccia, una protezione. Mio padre mi ha dato delle fondamenta anche come genitore e nonno, quello che ho ricevuto dai miei genitori oggi cerco di trasferirlo ai miei figli all’ennesima potenza. Sono anche nonno ora, ho un nipote di 16 mesi che mi ha cambiato la vita.

Porta sempre sul palco l’identità napoletana nel suo linguaggio musicale. Quanto è stato importante essere napoletano nella sua carriera?
Essere cresciuto a Napoli, e viverci ancora, in una crescita infinita, mi ha dato la possibilità di avere una dinamicità, ma anche un livello di sopportazione di tutte quelle cose che non vorresti vedere, che fanno soffrire. È stata una bellissima guaina di vita, perché Napoli è così magicamente bella e viva. Si vive sempre sulle spine, sempre curiosi, alla ricerca. È una grande stimolatrice.

Marianna Vallone

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