L'INTERVISTA

Sal Da Vinci: «Musica di libertà, “viento” della mia terra»

L’artista partenopeo ha rilasciato il nuovo singolo: «A Napoli faccio riposare il cuore, le luci del Salernitano sono magia»

Il brusio delle persone per strada, un signore che chissà dove canta a squarciagola i classici napoletani, il folklore di una vita che ha ripreso a scorrere. È il sottofondo di una Napoli più viva che mai, quella che si percepisce dal telefono, i suoni di un paese che bramano la condivisione e il senso di comunità che per troppo tempo è mancato.
I rumori del cuore viaggiano attraverso una voce melodiosa che sembra cantare anche quando parla. Cantante e attore, volto iconico di una napoletanità apprezzata in tutto il mondo, prossimo ospite fisso della nuova stagione di “Made In Sud”, è di Sal Da Vinci la voce che arriva trasportata dal vento, il suo “Viento”, singolo uscito il 29 Maggio e già record di visualizzazioni su Youtube.

Come nasce questo brano?
Ho composto il brano “Viento” per narrare un momento all’interno del musical “La fabbrica dei sogni”, con l’intento di inserirla poi in un progetto discografico di ampio respiro. Quando le note di “Viento” risuonavano in teatro, partivano tre applausi. Quella per me è stata la conferma della forza di questa canzone che in punta di piedi riesce a entrare nel cuore di chi l’ascolta. Io attingo alla mia cultura, per questo “Viento” ha il sapore della mia terra, dei miei valori, di ciò che amo. Racconta uno stato d’animo, parla di amore e lo fa con la delicatezza del vento che si sente ma non si vede, che non può essere raccontato o spiato ma è invece libero di spiare e raccontare, diventando poesia. Anche attraverso il videoclip ho cercato di raccontare la forza e al contempo la delicatezza del vento che entra dove vuole. Immagini in bianco e nero, giochi di luci e ombre, primissimi piani, l’essenziale che arriva al cuore, con la musica e con il mio volto, senza artifici, senza clamore. Mi sembrava giusto raccontarla cosi, questa mia storia, soprattutto in questo momento storico che stiamo vivendo.

“Viento” anticipa il nuovo attesissimo progetto di inediti. Quanto la chiusura forzata degli scorsi mesi ha influito su questi brani?
In realtà avevo già scritto tutti i brani che andavano a formare questo viaggio musicale. Questa prigionia forzata però mi ha spinto ancor più in una dimensione intimista, portandomi a comporre nuovi pezzi che saranno inseriti nel progetto discografico. Non canterò solo l’amore di due persone ma i sentimenti in genere, il bisogno e la voglia di emozionarsi. Nei giorni scorsi ho terminato la sessione di registrazione degli archi con l’orchestra “San Carlo” di Napoli e mi sono emozionato come un bambino. Senti le tue canzoni che prendono nuova forma, sono come figli che crescono e poi lasci andare alla vita. Ho scritto una canzone per mio nipote, ho scritto dell’essere donna, degli innamoramenti che avvengono sotto il cielo di Napoli. Il leitmotiv di tutto l‘album è l’amore. Noi campani abbiamo una predisposizione molto forte verso questo sentimento, sotto tutte le sue forme, soprattutto in questo momento in cui ci stiamo riappropriando di una nuova forma di socialità.

Le manca il suo pubblico?
La gente è la linfa vitale di chi, come me, ama l’arte perché la reputa la più nobile forma di condivisione. Mi è mancata l’energia e la carica che solo il pubblico sa regalarti. Inevitabilmente, senza musica, teatro, arte in genere, si diventa tristi.

L’amore è anche quello che nutre verso la sua terra...
Napoli è il posto dove metto il cuore a riposo, la Campania è il luogo dove il cuore ama vagare. Salerno e i paesi adiacenti hanno poi una luce particolare, resa ancor più intensa dal calore delle persone che in più occasioni sono accorse per sentire i miei concerti e per assistere ai miei spettacoli portati in scena al Teatro Verdi e al Teatro delle Arti. Tra l’altro a Salerno ho ricevuto per ben due volte il Premio Charlot che, insieme al Premio Internazionale Palinuro, è stato per me motivo di grande orgoglio. Abbiamo un territorio così ricco, di tradizione, arte culinaria, sentimenti, c’è qualcosa di magico nella nostra terra, che attrae chiunque venga a visitarla. Nelle mie canzoni c’è anche questo: “Viento che passe currenno spezzanno na pianta, gelanno ‘a città, passanno scite ‘e pensieri ma addore ‘e sti vichi nun può cancellà, sti mure nere ponno raccontà l’ammore ‘e tanto tiempo fa”.

Stefania Capobianco