LA STORIA

Rocco Hunt: «Pino disse di non cantare Quanno Chiove»

Il rapper salernitano svela sui social la conversazione con il cantautore partenopeo Daniele in occasione di un concerto a Napoli

SALERNO - Ai funerali di Pino Daniele fece commuovere quel “guagliuncello” che con la voce rotta dall’emozione raccontò di un artista che aveva segnato tutta la sua vita e quella della sua famiglia. «Siamo cresciuti con le canzoni di Pino Daniele, il destino me l’ha strappato prima di una collaborazione che mi aveva promesso. Ma mi ha regalato quell’emozione fortissima di cantare con lui, sono stato fortunatissimo. Me lo porterò nel cuore e non dimenticherò mai quando alla finestra del PalaPartenope con il suo sigaro in mano mi disse: “Uagliò tu sì bravo a scrivere”». Rocco Hunt, a distanza di quattro anni dalla morte del bluesman napoletano, tornerà su quel palcoscenico dove Pino Daniele solo un anno prima lo aveva voluto con lui insieme al rapper Clementino sul palco dove c’erano altri amici e mostri della musica, come James Senese e Gragnaniello per celebrare le canzoni di “Nero a metà”, album del 1980. «Grazie a questi due mascalzoni per tutta questa energia. Sono grandi artisti del futuro», aveva detto quasi paterno Pino Daniele. Una benedizione quella serata per l’artista salernitano, che il 3 aprile 2020 tornerà al PalaPartenope per un concerto che però si sarebbe dovuto tenere alla Casa della Musica dove è già sold out. Un trasferimento di palco che per Rocco Hunt suona come un segno del destino, di quel qualcuno dall’alto che lo rassicura. Il poeta urbano lo comunica ai fans con un lungo post sui social sotto la foto che lo vede tenere la mano a Pino Daniele. «Quando Zio Pino mi invitò sul palco del suo concerto al PalaPartenope di Napoli mi tremavano le gambe. Decisi di intervenire su “Quanno chiove”, un suo brano molto iconico e personale e lui mi mise in guardia dicendomi: “Guagliò ma sì sicur? Vedi che è un brano difficile”. Ero sicuramente più incosciente di quanto lo sia oggi e decisi di farlo lo stesso. La prima serata su questo brano steccai di brutto e Zio Pino se ne accorse. All’1 di notte mi arrivò una chiamata e mi disse: “Guagliò ma domani non è che vuoi cambiare brano?” Gli risposi: “Sì, forse è meglio, quale facciamo?”. “Puozze passà nu guaje”. Che sembrava quasi una affermazione come per dirmi “Te lo avevo detto!”. Vi racconto questa storia - scrive Hunt - perché ho appena saputo che il mio concerto del 3 aprile a Napoli alla Casa della Musica è sold out e quindi ci spostiamo proprio lì, al PalaPartenope, dove l’ultima volta cantai proprio con lui. E chissà se quella sera potrò renderti orgoglioso di aver creduto in me». Tra i commenti arriva subito quello di Sara Daniele, la figlia di Pino, primogenita nata dal secondo matrimonio con Fabiola Sciabbarrasi. Gli scrive: «Lo ricordo perfettamente quel giorno» e incrocia le dita. Quella sera, quando Hunt si cimentò in "Quanno chiove”, Pino Daniele gli sorrise e gli disse «Vabbè, l’hai fatta a modo tuo. Mi ha sorpreso la tua scelta» mentre Clementino recitò a scat ’O scarrafone con la complicità del sax di Senese. Poi di nuovo con il rapper salernitano con “Yes I Know My Way”, con gli spettatori tutti sotto palco a cantare a squarciagola. Hunt dopo che alle 3.35 di notte del 5 febbraio aveva saputo la notizia della morte di Daniele aveva condiviso su Facebook un suo ricordo personale, aggiungendo in un video messaggio, che «un altro come lui potrà nascere soltanto tra mille anni». Poi alla vigilia dell’uscita un anno fa del singolo “Tutte ’e parole” ha ricordato di nuovo il cantautore. «Il giorno in cui ho incontrato Zio Pino sarà sempre nei miei ricordi. Un mostro, il baluardo della musica partenopea. E io lì, come un ragazzino a stringergli la mano. Neanche ci credevo quando mi disse che avrei avuto l’onore di cantare con lui e con la sua super band in occasione delle due date napoletane del suo tour. Ma soprattutto non scorderò mai i momenti passati a parlare, le sue parole di incoraggiamento e i complimenti che porto nel cuore più di qualsiasi vittoria, più di qualsiasi statuetta».

Marianna Vallone