«Rifletto sulla libertà e penso a Calamandrei» 

L’attrice e scrittrice toscana ieri a Unisaorienta: studiare è come avere un arcobaleno di colori da poter usare all’infinito 

«Seguire la passione e la luce che c’è in noi è la strada per la felicità, ma nella vita bisogna anche sgobbare e avere “cazzimma”». Reduce da un tour teatrale e dalla pubblicazione del suo ultimo libro, “Un anno felice”, Chiara Francini ha vissuto ieri un’intensa mattinata all’Università di Salerno. Testimonial di Unisaorienta e ospite di Dlivemedia, l’attrice e scrittrice ha ricordato gli anni in cui vestiva i panni della studentessa, dalle difficoltà del Liceo alla laurea a pieni voti in Lettere. Una scalata densa di soddisfazioni tra cinema, teatro, televisione e la passione per la scrittura; un percorso, tuttavia, anche costellato di quegli inciampi che, ha ammesso, sono gli strumenti migliori per fortificarsi e trovare la propria strada. Ai ragazzi delle scuole superiori che hanno riempito l’aula magna del campus di Fisciano per l’iniziativa di orientamento, l’artista ha riservato un regalo speciale, leggendo alcuni passi del discorso di Pietro Calamandrei sulla Costituzione.
Chiara Francini, perché ha scelto di citare Calamandrei?
Il suo è un discorso sulla libertà, su partecipazione e condivisione, sul comprendere e acquisire il passato per agire nel presente e costruire il futuro. Mi emoziona moltissimo e sottolinea l’importanza che tutti abbiano gli stessi mezzi per realizzarsi e studiare. Lo Stato deve permettere a tutti di realizzare i propri talenti.
Agli studenti ha consigliato di non aver paura del fallimento…
Non è un qualcosa di negativo a 360 gradi. Fallire e cadere nutre, evolve, rivoluziona. Fa parte del percorso e ti fa guardare la realtà con una prospettiva che non avresti mai avuto da “eretto”. Le ferite vanno portate come medaglie, ti caratterizzano e ti rendono consapevole della tua unicità.
Qual era, o meglio qual è il suo rapporto con lo studio?
Ogni giorno della mia vita mi sento libera grazie al fatto di aver studiato. Ai miei tempi si diceva che aprisse la mente ed è esattamente così. È come avere un arcobaleno di colori, poterli distinguere e usarne una serie infinita. Lo studio fa sì che tu debba ragionare su qualcosa in maniera più profonda, anche se non faticosa. È la capacità di conoscere te stesso e connetterti con il mondo esterno.
Che effetto le hanno fatto le polemiche pre e post Sanremo sul ruolo della donna?
Penso che non si debba parlare di passi avanti e indietro. La donna deve continuare a camminare a testa alta. La cultura mi ha dato la possibilità, anche in quanto donna, di fare liberamente il mio percorso in maniera proficua. Non sono femminista, ma femmina. Nel senso che c’è necessità di risemantizzare il termine femminismo. C’è una trasformazione di rapporti ed è come se ci fosse bisogno di un’ulteriore alfabetizzazione. Sono convinta che le donne a tutt’oggi non partano dallo stesso punto degli uomini, e ne ero consapevole quando iniziai. Ma sceglierei comunque di rinascere donna.
Lei è un’artista impegnata in diversi ambiti, dalla scrittura al teatro: quale le appartiene di più?
Ogni volta che partecipo a un progetto è perché ci credo profondamente. La scrittura è l’attività più coraggiosa e incosciente che ho intrapreso nella mia vita. Al cinema e in televisione hai bisogno di chi ti veste, dirige e mette le parole in bocca. Quando scrivi invece puoi dare vita a un universo senza dover spendere miliardi. È l’atto più antico e artigianale, ma ti fa creare mondi e colorarli con le tue tinte, che poi entrano in sintonia con quelle del lettore.
Se volesse concludere con un messaggio ai più giovani?
Gli consiglio di innaffiare la propria vita e di concimarla come una pianta. Essere felici significa essere fedeli all’idea di non sprecare la vita, anche perché la nostra unica certezza è di averne una sola. Dobbiamo fare del nostro meglio, restando consapevoli dei nostri talenti e limiti. Nel mezzo, c’è un bellissimo fiore.
Francesco Ienco
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