L'INTERVISTA

Raiz: «Racconto le vite, è il mio grazie a Gennaro»

Il leader degli Almamegretta presenta a Positano “Il bacio di Brianna”, romanzo che ha firmato col suo nome di battesimo

“Il bacio di Brianna” è la fatica letteraria di Raiz, al secolo Gennaro Della Volpe, storico leader di una delle band più prestigiose della musica napoletana, gli Almamegretta. Venti racconti in cui l’imprevedibilità della vita la fa da padrona, e che l’artista presenterà al pubblico alle ore 21 nell’ambito della rassegna “Positano Mare, Sole e Cultura”. Storie accomunate da un unico sfondo, la vita, così straordinaria ma allo stesso tempo contraddittoria e ricca di sfumature.

Che significato ha per lei?

È così. È la celebrazione della vita. Tutto può succedere e tante cose possono portarti in posti diversi: tutto ciò mette insieme l’identità di una persona. Il luogo in cui nasci e la sua cultura ti danno un imprinting, però poi alla fine tutto il resto lo firmi da te, vivendo giorno per giorno. I miei racconti sono tutte fiction ma hanno qualcosa di autobiografico. Tutti i posti che descrivo li ho vissuti, sono esperienze parallele alla mia.

Quella di Yusuf, arrivato a Napoli dal Senegal, riporta alla mente quelle orrende immagini che ci stanno scorrendo davanti dall’Afghanistan. Cosa pensa di questa terribile vicenda?

È il grande fallimento occidentale. L’occidente s’era armato per combattere questa guerra che avrebbe dovuto debellare un regime terribile. Alla fine è stato un fallimento e tutte quelle persone che avevano creduto in una salvezza sono rimaste indietro. Tutte le donne che avevano creduto di poter lavorare e vivere in maniera diversa adesso stanno di nuovo avendo paura. È anche vero che il nostro modo di vivere, tutte le conquiste frutto di lotte, penso ai diritti delle donne e degli omosessuali, fa parte del nostro vissuto quotidiano. Esportarlo lì non ha molto senso.

Altro racconto travolgente è quello sul rapporto tra il palestinese Ahmed, membro della Resistenza islamica, e Kuba, ufficiale israeliano. Una storia che può infondere speranza in una lotta all’odio con l’arma dell’amore?

I miei personaggi sono come degli eroi classici estremamente virili, un po’ come Achille e Patroclo, che però trovano un punto in comune. L’escamotage letterario è che loro sono omosessuali e s’innamorano, ma in realtà volevo alludere al fatto che anche tra fronti opposti può esserci una piccola incrinatura in questi muri. Bisognerebbe entrare in quell’incrinatura e allargarla per trovare dialogo, comprensione, una strada per la coesistenza.

In quest’opera trova spazio pure la sua storia. Per questo il libro è firmato da Gennaro Della Volpe e non da Raiz?

Sì. Raiz è uno pseudonimo nato circa 30 anni fa. Gli Almamegretta facevano e fanno una musica che fa da ponte tra nord e sud. Raiz è una parola araba ma viene utilizzata anche in Sicilia per definire il capo della tonnara. L’idea che fosse una parola usata su entrambe le sponde del Mediterraneo mi affascinava e confondeva le acque. Abbiamo sempre cantato in napoletano ma musicalmente siamo sempre stati un misto, e in alcuni paesi, dove non si conosce il napoletano, ci hanno preso per un gruppo turco o marocchino. Quest’ambiguità mi piaceva. Quando ho scritto questo libro mi è sembrato giusto dare a Gennaro il suo credit. Mi affascina l’idea che questi racconti possano diventare in futuro canzoni... Ma forse in passato queste storie sono già state canzoni. Non è stato intenzionale, ma ad esempio nel racconto “Faccia di corno” la protagonista ricorda molto quella di “Nun te scurdà” e di “Nanninella x”. In definitiva sono argomenti che sono sempre passati per la mia narrativa. Che io scriva canzoni o libri, giro sempre intorno al tema delle identità, che devono trovare modo di coesistere.

All’orizzonte ci sarà un secondo capitolo del libro con nuove storie e nuove anime da raccontare?

Lo sto già scrivendo. “Il bacio di Brianna” è uscito a maggio, ma è passato svariato tempo da quando l’ho consegnato alla casa editrice. Adesso non so se scriverò ancora racconti o se riuscirò a legare tre o quattro personaggi che, anziché essere protagonisti di diverse storie, saranno capaci di intrecciare una storia unica.

Andrea Picariello