«Racconto il riscatto del genere femminile» 

L’avvocatessa ha pubblicato “Non sarò più la tua vittima”: il lockdown ha aggravato il problema della violenza sulle donne

Il lockdown imposto dal governo durante la diffusione della pandemia da Coronavirus ha avuto conseguenze e ripercussioni spesso tragiche sul tessuto sociale, sottoposto a costrizioni e a cambiamenti repentini e drastici. Uno dei dati che ha subito una preoccupante crescita di episodi registrati in questa fase, è l’aumento dei casi di violenza domestica perpetuata ai danni delle donne da parte dei loro stessi mariti o compagni, con i quali hanno condiviso i giorni della quarantena. Di grande attualità, per i contenuti trattati, il libro “Non sarò più la tua vittima” (distribuito da Mondadori ed edito da Booksprint), presentato in anteprima durante lo scorso Festival di Sanremo, dell’autrice salernitana Lucia Mele, avvocato penalista a Lagonegro ed esperta di criminologia, di bullismo, di femminicidio e disabilità.
Lucia Mele, una ripercussione del lockdown è stato l’aumento delle vittime di femminicidio su gran parte del territorio nazionale...
Anche in questa fase di estrema emergenza, non si è arrestato in Italia il fenomeno della violenza sulle donne, compiuta da uomini che ben conoscono. Una situazione che vede il nostro Paese, sempre in testa alle classifiche degli episodi registrati e denunciati alle autorità, rispetto agli altri paesi europei, equiparabili a quelli dei paesi in via di sviluppo o delle società con regimi fondamentalisti, dove la donna è considerata al pari di un oggetto. Proprio durante il lockdown questa piaga si è aggravata e gli episodi di violenza domestica e di genere, sono aumentati addirittura del 70%.
Quali sono, secondo lei, le cause che hanno provocato la crescita esponenziale di questo problema sociale?
Questa tendenza, era prevedibile, se pensiamo che tutti abbiamo dovuto condividere gli stessi spazi per molto tempo, spesso angusti e ristretti, se prendiamo in considerazione soprattutto gli ambienti più disagiati dal punto di vista socioeconomico. In situazioni del genere, le crisi diventano ingestibili, ai danni di donne e bambini indifesi coinvolti nella follia di uomini che non meritano di essere chiamati tali.
Lei è una penalista molto attiva e impegnata. Attualmente sta seguendo casi particolarmente intricati di violenza sulle donne?
Sì, mi sto occupando di un caso davvero drammatico di violenza ai danni di una ragazza, mia assistita, di un piccolo paese della Basilicata, che ha trovato finalmente il coraggio di denunciare il suo aguzzino e spero di riuscire a salvaguadarla e a tutelare i suoi diritti.
A che descrizione corrisponde di solito il carnefice? C’è un identikit che li accomuna?
Il problema a mio avviso, che riguarda tutti gli atteggiamenti violenti, affonda le radici nella stessa condizione di dominio, di subalternità, e di possesso, imposta da alcuni uomini alle proprie donne. Credo sia necessario un radicale cambio culturale e comportamentale, investendo nell’educazione, a partire dagli asili, dalle scuole, attraverso un percorso formativo gestito da specifiche figure professionali e settoriali.
Perché definisce il suo libro, “Non sarò più la tua vittima”, un piccolo e significativo tassello in questo mosaico di occasioni e riscatto per il genere femminile?
Il mio libro, è un saggio storico, che può essere adatto anche per gli studi universitari e può avere una funzione salvifica e informativa per le vittime, alle quali fornisce il testo intero del codice rosso, varato dal Governo lo scorso anno, per irrigidire le pene previste a livello normativo. Il volume, passa in rassegna ogni forma di violenza che provochi un danno, una sofferenza fisica e mentale per le donne, incluse le minacce, la coercizione della libertà personale o altri tipi di violenza poco raccontate, dall’aborto indotto alla sterilizzazione forzata, dalla contraccezione negata alle gravidanze imposte.
Maria Romana Del Mese
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