LA MOSTRA

“Quindiciartisti” a Maiori, quando i linguaggi sono vari

In Costiera una collettiva in cui ciascuno esprime il proprio approccio alla realtà attraverso l’arte

Quindici opere di altrettanti artisti scelti tra generazioni trasversali accomunate non solo dalle origini nel nostro territorio, di cui in qualche modo esprimono sempre una sorta di “genius loci”, ma dal demone dell’Arte che li rende simili per urgenza creativa e ricerca estetica definita dal porsi domande al di là della contingenza. Lavori realizzati attraverso più linguaggi che definiscono la “poetica” di ciascuno capace di trasformare la scultura, la pittura, la ceramica e la fotografia in modi sempre nuovi di decifrare la realtà che ci circonda con un gesto, uno sguardo, una scelta cromatica e un dare forma alla materia mai cristallizzati in uno stile definito seppur riconoscibile per ognuno di loro. A Palazzo Mezzacapo a Maiori è in corso la mostra collettiva “Quindiciartisti” (aperta tutti i giorni dalle 10 alle 22 fino al 7 ottobre), parte del progetto Maiori Arte Contemporanea e curata da Clorinda Anastasio e Valerio Falcone. Lucio Afeltra , Emiliano Aiello , Giovanni Alfano , Gianluca Capozzi , Antonio D’Acunto , Federica D’Ambrosio , Giancarlo De Luca , Dario Di Sessa , Lucio Liguori , Sandro Mautone , Gino Quinto , Franco Raimondi , Angelomichele Risi , Stefania Sabatino e Carla Viparelli , questi i protagonisti di un’esposizione che rivela uno spaccato variegato dei codici espressivi che l’arte contemporanea riesce a raccogliere all’interno del suo alveo restituendo all’osservatore la complessità dell’universo creativo. E così l’astrattismo di Afeltra apparentemente indecifrabile, come del resto è la nostra società, dialoga con le figure passionali di Aiello alla ricerca di un sé consapevole; i ritratti intensamente umani di Alfano non sono diversi dal viaggio esistenziale tra realtà e fantasia dei quadri di Capozzi. La visionarietà delle figure animali di D’Acunto è un aspetto altro di quella stessa simbologia che D’Ambrosio esplicita attraverso le sue ceramiche; la parata di personaggi rappresentati nel manifesto di De Luca sono l’espressione di una grammatica iconografica legata alla Costa d’Amalfi che accolgono la diversa espressione del paesaggio cilentano fotografato da Di Sessa. E se la pittura di Liguori, Raimondi, Risi, Sabatino e Volpicelli si serve di tecniche più intelligibili, le sculture di Raimondi e Quinto fanno riflettere spiazzando l’osservatore.

Lucia D’Agostino

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