Quel dipinto a olio di Andrea Sabatini 

Così ha avuto origine il Polittico di Buccino

Il 9 gennaio del 1512 a Napoli, presso lo studio del notaio Nicola Antonio Casanova fu stipulato il contratto per la realizzazione di un importante dipinto a olio su tavola. Si tratta del famoso polittico con la Madonna delle Grazie e i Santi Michele Arcangelo, Antonio Abate e Agostino, conservato nel Museo Provinciale di Salerno. L’opera proviene da Buccino. I contraenti furono da una parte il noto pittore Andrea Sabatini da Salerno, dall’altra due religiosi, il priore del monastero agostiniano di Sant’Antonio Abate a Buccino, Agostino Czalafra, e Domenico de Reclusa, procuratore. Il dipinto in origine comprendeva, nel registro superiore, le figure dei santi Nicola da Tolentino, Giovanni Battista, Nicola di Bari e Giovanni Evangelista. Di essi non v’è più traccia. Resta soltanto la figura intera e isolata dell’Arcangelo Michele in alto, al centro del polittico.
Alla base del dipinto era prevista una predella con santi e con lo stemma della famiglia nobiliare dei duchi Caracciolo alla quale apparteneva appunto il duca di Brienza, Caggiano e Buccino, Petraccone Caracciolo. L’opera verosimilmente fu commissionata dal fratello di Petraccone, Francesco, che all’epoca ricopriva la carica di priore della basilica barese di San Nicola. Dimensionalmente, l’opera doveva essere notevole, all’incirca quattro metri di altezza per due metri e mezzo di larghezza. Mancando, oggi, le tavole dipinte prima citate e l’impianto ligneo della monumentale cornice intagliata e indorata, si sono conservati solo quattro pannelli dipinti. Il polittico della chiesa agostiniana di Buccino fu realizzato in un momento nel quale l’autore, Andrea da Salerno, evidenziò una vena stilistica legata a influssi leonardeschi e raffaelleschi, tra il 1512 e il 1515 circa, anche sulla scia dei contatti che ebbe con Cesare da Sesto e, prima ancora, grazie al viaggio che probabilmente compì a Roma. Si tratta, come ha scritto recentemente lo storico dell’arte Pierluigi Leone de Castris, di un linguaggio che esprime una «forte monumentalità, un chiaroscuro ricco, un forte senso plastico, del rilievo, colori vivaci ed elementari e una discreta propensione all’ornamento, dai fondi oro operati ad “estofadi” ai gioielli e ai tessuti veri e propri».
In tal senso la pittura sabatiniana va verso la maniera scultorea di Giovanni da Nola, ad esempio nella posa e nella plastica monumentalità della Madonna con il Bambino il quale l’aiuta a strizzare il capezzolo del seno destro, per favorire la fuoriuscita del latte refrigerante, destinato alle anime purganti. Sotto questo aspetto, la Madonna dipinta da Andrea è in sintonia con la “Madonna delle Grazie” scolpita da Giovanni da Nola e conservata nell’omonima chiesa a Benevento. E la stessa cosa si può dire nei confronti della “Madonna delle Grazie” di Domenico Veneziano, proveniente dalla chiesa di San Giovani Evangelista a Sassano, nel Diano. Anzi, quest’ultima è ancor più vicina alla Madonna nello scomparto centrale del polittico di Buccino. Nell’opera sabatiniana la Vergine è affiancata a sinistra da Sant’Antonio Abate, con il committente, a destra da Sant’Agostino. Nel dipinto proveniente da Buccino vi è la consapevolezza, e anche una sorta di dimostrazione visiva, che esiste un comune “sentimento stilistico”, e iconografico, che mette in moto un meccanismo nel quale, ancora una volta, le arti plastiche, scultoree, sono il complemento della pittura, ma anche viceversa. Non è cosa di poco conto. Infine, è importante evidenziare anche la ricchezza delle decorazioni in oro del manto blu della Madonna con la “M” di Maria che diventa un ricamo straordinario che ricorda motivi ornamentali fitomorfici, quasi di tipo classico, e stilizzazioni di oggetti d’uso quotidiano come i bracci di candelieri con fiamme accese che ornano la parte superiore della lettera “M” mentre dal centro della lettera parte un motivo fitomorfico, uno stelo sormontato da una corona stilizzata che ci ricorda la figura di Maria come indiscussa Regina dei Cieli.
Gerardo Pecci
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