«Quaranta liriche e spiego la mia incoscienza» 

L’opera prima di Milena Cicatiello racconta l’amore e la passione per la scrittura: il mio libro doveva partire dal Cilento

Quaranta liriche d’incoscienza e un primo libro pubblicato lo scorso maggio da Bertoni editore per Milena Cicatiello. Fervida e curiosa penna in versi dal sangue tutto campano. Partenopeo, con l’ereditata passione per il teatro di Eduardo, per merito di papà militare, e capaccese, con la vena artistica da parte di mamma pittrice. Nata a Battipaglia 29 anni fa, ha vissuto l’infanzia nella caserma dell’Arma dei carabinieri di Grosseto, mura tediose e categoriche, le sue «prigioni» dalle quali evadeva, prima dell'imprinting con la scrittura, da lettrice viaggiatrice, sentendo dentro la voce perennemente pensante di poeti e scrittori. Quel divagare empirico lo ha messo in valigia, Milena, e lo ha traslocato a Capaccio, estendendolo alla terra che abita, agli studi in giurisprudenza, al volontariato sociale al fianco di diversamente abili e di ragazzi al buio della tossicodipendenza, al suo percorso di formazione e di crescita, ricco ed empatico, caratterizzato da una costante: l’amore e la passione, pure sofferta, per la scrittura. La cura e la malattia di anni e anni di parole composte e scomposte su taccuino. Versi liberi raccolti e messi sulla giusta rotta, racchiudono il senso di una poetica impegnata dei luoghi e dell’umana esistenza. Il suo racconto in metrica, musica della memoria e della perdita, del sogno e del disincanto, è un viaggio corale di “Petali d’incoscienza”. Di quel fiore, la rosa, che si spoglia di sé e va oltre, donando al lettore la vista di concetti e concretezze non sempre visibili, ché il poetare, come etimo ricorda, è l’arte del fare e se non tutti sanno farsi artigiani, tutti possono aprirsi e lasciarsi abitare dalla poesia.
“Petali d’incoscienza”, è un titolo interessante…
È l’accostamento tra un’immagine concreta e una astratta. La rosa sono io che, livida, si spoglia delle sue certezze e, libera, vede oltre e con occhi diversi proiettandosi verso gli altri. L’incoscienza è lo strumento che mi è servito per abbattere le barriere del pregiudizio e dell’insensibilità per comprendere nel profondo la diversità e le tematiche sociali.
Una raccolta nata da una non promessa, giusto?
Esatto. Il libro è dedicato a una persona che ha creduto nella mia scrittura. È stata una presenza importante nella mia vita e quanto rimane di quel percorso condiviso sono queste liriche, scritte senza promettere che sarebbero mai venute alla luce.
“Ti cerco e ti penso…” inizia così la lirica “Cilento”…
“Donna e colonna di un tempio/la mia anima è indistinta”. Il libro non poteva nascere in un luogo diverso e nel quale mi immedesimo, dove spesso mi sento sola nel mio sentire ma dal quale non riesco a partire. Restare qui è una scelta di coraggio per un artista. Una terra che ispira e toglie, è ricca e povera, fertile e sterile e talmente affascinante da lasciarmi abitare da essa ogni volta che mi manco.
Che cos’è per lei la scrittura?
Quando ero bambina, una necessità. Era il mio modo di comunicare, mi rendeva sicura. Da grande, una terapia con la quale ho esorcizzato tante paure, risvegliando sentimenti di rinascita, nonostante la perdita di un amico, il cui destino, in “A Nicola”, “insegue la curva del tramonto/fin dove lo porta il vento”. La poesia dice sempre la verità e ti riscatta dal dolore.
Lei tende all’infinito?
Sicuramente non accetto il mio limite e comunico questo mio sentire.
Ha pensato mai di scrivere in prosa?
Sì. Vorrei poter scrivere un romanzo un giorno mettendo insieme tutti i miei racconti.
Da scrittrice a lettrice vorace, quali sono gli autori che l’hanno segnata?
Per la poesia, Dino Campana, il poeta viaggiatore, Alda Merini, la ricercatrice della verità, e Bertold Brecht. Per la prosa, Alessandro Baricco, Italo Calvino e John Fante.
“Inseguo solo la luce/delle cose che non vedo”, questo è il distico, antitetico, cuore di “Vena d’Universo. Lei vive per antitesi?
Mi piacciono, ma non ricerco il virtuosismo poetico delle figure retoriche. Questa poesia è costruita sull’antitesi, ma preferisco il verso libero.
Cljo Proietti
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