ARCHEOLOGIA E TECNOLOGIA

Paestum, sensori custodi del Tempio: «Nettuno è in ottima salute»

Lo dicono i risultati dei 18 dispositivi installati sulla struttura all’interno del Parco

CAPACCIO PAESTUM - Il Tempio di Nettuno all’interno del Parco Archeologico di Paestum è in ottime condizioni di “salute”. La conferma viene dai primi dati del monitoraggio, avviato dal Dipartimento di Ingegneria Civile dell’Università di Salerno in collaborazione con la direzione del Parco, che ha visto posizionare 18 sensori di tecnologia avanzata sul Tempio di Nettuno così da andare a valutare «il comportamento dinamico del monumento per comprendere meglio come esso potrà essere tutelato in futuro, non solo in caso di sisma, ma anche da agenti atmosferici e condizioni meteorologiche nel contesto più ampio dei cambiamenti climatici», spiega il professore dell’Università di Salerno Luigi Petti responsabile scientifico del progetto.

L’intervento, incentrato sul meglio conservato e più famoso monumento dell’antica Poseidonia-Paestum, costruito nel V sec. a.C., finanziato con l’aiuto di sostenitori privati attraverso la piattaforma “Artbonus” del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, dopo «l’avvio con il montaggio di 18 sensori sul coronamento del Tempio - svela il professore - vedrà ora l’allargamento, spero già a partire dal mese prossimo, di una rete di controllo con l’installazione di altri sensori lungo il basamento della struttura monumentale». In questo modo il sistema sarà in grado di misurare movimenti, anche minimi, del monumento, come per esempio vibrazioni create dal vento o dal traffico stradale e ferroviario. «Oltre allo studio dell’effetto immediato delle condizioni meteorologiche, antropiche, geologiche e sismiche sul tempio, i dati serviranno a elaborare un modello che aiuterà a prevenire possibili deterioramenti strutturali», aggiunge ancora Petti.

«Una volta completato il sistema - annuncia il direttore del Parco Archeologico di Paestum Gabriel Zuchtriegel - i dati saranno messi a disposizione di tutti sulla rete. E quindi da qualsiasi posto nel mondo, con un computer o uno smartphone si potranno seguire in tempo reale i micro-movimenti e vibrazioni del Tempio di Nettuno. Si tratta - sottolinea - di un esempio di un’integrazione virtuosa tra tutela, ricerca, fruizione e partecipazione di donatori e sostenitori. Tutto ciò è stato possibile grazie a un lavoro a più mani che ha coinvolto oltre ai funzionari del Parco, anche università italiane e straniere, istituti di ricerca e imprenditori locali che hanno finanziato buona parte del progetto». Lo scorso 8 ottobre, inoltre, il progetto di raccolta fondi è stato premiato alla 16esima edizione di LuBeC - Lucca Beni Culturali 2020 rientrando nella top ten dei progetti “ArtBonus” più votati su scala nazionale.

Naturalmente il montaggio del sistema è affiancato anche da attività di scavo stratigrafico che ha come obiettivo quello di rispondere ad alcuni punti interrogativi che ancora oggi riguardano il monumento più emblematico dell’antica Paestum. «Il progetto è pure un’occasione per tornare sulla storia complessa del Tempio nell’antichità, in particolare riguardo eventuali presenze più antiche. - commenta il direttore - L’ultimo saggio stratigrafico sulle fondazioni del tempio risale a più di 60 anni fa e all’epoca non è stato documentato secondo gli standard di oggi. I nuovi scavi sono pertanto fondamentali per approfondire la nostra conoscenza del monumento, anche alla luce di recenti riletture dell’alzato, che suggeriscono l’esistenza di un più antico progetto architettonico, che pare sia stato cambiato in corso d’opera. Ma sono ipotesi che attendono una precisazione attraverso indagini stratigrafiche». Un passo verso il futuro che permette di far tornare alla luce il passato.