MUSICA» GIULIANO SANGIORGI

In bilico tra il mestiere del cantante e quello “meraviglioso” del padre, un Giuliano Sangiorgi scatenato conquista il pubblico dell’Università di Salerno. Il frontman dei Negramaro è stato il...

In bilico tra il mestiere del cantante e quello “meraviglioso” del padre, un Giuliano Sangiorgi scatenato conquista il pubblico dell’Università di Salerno. Il frontman dei Negramaro è stato il mattatore di una giornata, quella di ieri, che ha vissuto il culmine con l’incontro nel teatro di ateneo, in cui l’artista si è concesso a un fiume in piena di studenti e fans in visibilio. Si è raccontato, Sangiorgi, spaziando dalle prossime tappe della sua esperienza musicale (annunciando un possibile ritorno in concerto a Napoli) a quella di papà dopo la nascita della figlia Stella, ma non ha mancato di allietare i tantissimi giovani estimatori, chitarra alla mano, esibendosi in alcuni dei cavalli di battaglia del gruppo: da “Tre minuti” a “Essenza” e “Mentre tutto scorre”, fino ad arrivare ad una personalissima versione di “Quanno chiove” in omaggio all’indimenticato Pino Daniele. Accolto dal coro di “Nuvole e lenzuola”, il cantante, ospite della rassegna Davimedia, ha rivolto parole di grande stima al rettore Vincenzo Loia. Con quest’ultimo, in un ironico scambio di battute, ha concordato l’istituzione di una «cattedra sulle emozioni che sarà la più seguita di tutte», per trattenersi il più a lungo possibile. Un excursus lungo quindici anni di carriera, quello di Sangiorgi, che ha voluto iniziare dal “suo” Sud.
Com’è tornare a Salerno e in Campania?
Io mi sento a casa da Roma in giù. Il nostro Sud ha sempre avuto un grande ingegno e cultura. Mi auguro che questi studenti possano crescere felici di lavorare. È un sogno, ma anche la cosa più importante. Sono contento di essere cresciuto in una terra dove i sogni si coltivano e si realizzano con il sacrificio.
Cosa ne pensa del divario Nord-Sud, di cui si parla tanto?
Noi qui siamo sempre stati abituati ad un’apertura incredibile. Quando nacquero i Negramaro era come essere a Londra, sempre al passo con i tempi. Quel divario per me non esiste. Anzi, la provincia del Sud è incredibile, ha tutta un’altra visione rispetto a quella del Nord. All’epoca anche senza i social network avevamo una nostra rete.
E dell’Università che opinione si è fatto?
È un campus fantastico, davvero una realtà forte e interessante su Salerno, un grande orgoglio per il Sud del mondo. Oltre alle canzoni, con il recente docu-film “L’anima vista da qui” ha dimostrato un grande amore per il cinema… ho sempre pensato che il rapporto tra cinema e musica sia imprescindibile, specie per una band come la nostra, che ha fatto del suo marchio la canzone d’autore. È bello poter immaginare e vedere quello che viviamo, l’ho fatto anche personalmente girando alcuni video. Senza una visione non potresti scrivere una canzone. I cantautori, con le necessarie capacità tecniche, potrebbero essere degli ottimi registi.
Che ci dice della collaborazione per Frozen 2?
È stata un’esperienza bellissima, perché si tratta del cartone più importante della Disney, anche se inizialmente avevo dei dubbi. La voglia americana era quella di tingere il cartone di rock attraverso la musica dei Negramaro.
È un appassionato di film di animazione?
Li ho sempre guardati come dei grandi capolavori. Poi avevo una piccola “vendetta” da consumare nei confronti di mia nipote Maria Sole, cui ho dedicato “Sole”. Da piccola mi faceva ascoltare in continuazione la canzone di Frozen. Diciamo che ho servito la vendetta su un piatto freddo.
Che padre è Giuliano Sangiorgi?
Dico solo che a mia figlia Stella racconterò un sacco di bugie. Ad esempio le dirò che il primo “Frozen” non è mai esistito, le farò vedere solo il secondo. Scherzi a parte ricordo quando nacque e i medici mi dissero di prenderla in braccio e cantare. Allora le cantai “Across the universe” dei Beatles. Fu il momento in cui capii che non era più mia figlia ma Stella Sangiorgi, e che la sua vita era già su un binario a parte.
Francesco Ienco
©RIPRODUZIONE RISERVATA