L'INTERVISTA

«Mio padre e quel destino dritto al cuore»

Luca, figlio del grande Agostino: prendere dalla paura la parte positiva che ci spinge alla conoscenza per renderci migliori

“Ricordati di me, mio capitano/ cancella la pistola dalla mano; tradimento e perdono fanno nascere un uomo, ora rinasci tu…”. Con queste parole dellla canzone “Tradimento e perdono”, Antonello Venditti ricordava e descriveva il dramma del suo caro amico Agostino Di Bartolomei, storico centrocampista romano stella di molte squadre, dalla Roma al Milan, dal Cesena alla Salernitana. È storia nota quella del mitico Ago, dal carattere riservato ed introverso ma dotato di forte personalità che riversava tutta in campo. Una vita ed un’avventura destinata a durare molto ancora se non fosse che decise di troncarla assieme alla sua breve vita quel 30 maggio di venticinque anni fa a San Marco Di Castellabate. «Mi sento chiuso in un buco» ed altre ragioni non si poterono sapere su quel tragico gesto. A distanza di venticinque anni da quel luttuoso giorno, il figlio Luca, in occasione dell’iniziativa culturale “Il Maggio dei Libri” sarà ospite, alle 16 presso il Salone dei Marmi del Comune, per presentare il libro “Dritto al cuore”Armi e sicurezza. Perché una pistola non ci libererà mai dalle nostre paure” (Baldini e Castoldi, 2018). L’incontro sarà moderato da Eduardo Scotti e Gilda Ricci.

Luca Di Bartolomei, Venditti parlava di maggiore amore per un “campione”. Con che amore lei ha scritto questo libro?

Ho scritto questo libro con tutto l’amore che un padre può dare al proprio figlio ed allo stesso tempo con tutto l’amore che io come padre posso dare ai miei figli. Un padre che racconta ai figli le proprie paure, le proprie fragilità e le sue debolezze. Viviamo oggi in un momento e in un contesto storico dominato dalla paura, una paura non solo fisica, ma quasi esistenziale.

Lei in “Dritto al cuore” denuncia ed addita l’uso gratuito della violenza che verrebbe ingigantito con il facile possesso di un’arma.

La nostra società è come se fosse stagnata in una visione semplicistica delle cose per cui essa stessa è come se giustificasse una larga e ingiustificata diffusione di armi che automaticamente produrrebbero negli acquirenti un senso di sicurezza e quasi di fierezza. Nonostante i diversi casi di cronaca nera che ogni giorno affollano i nostri telegiornali, noi viviamo in un paese molto più sicuro di quanto lo sia negli anni in cui sono nato. Oggi la percezione che ci circonda è quella anche di una paura che verrebbe creata quasi di proposito per alimentare i peggiori istinti.

Che tipo di paura sarebbe razionale avere, dunque, ai nostri giorni?

Le paure eterne da cui paradossalmente è più arduo difendersi non sono le paure classiche ci vengono presentate quotidianamente, ma quelle sociali come la disoccupazione, la perdita del peso industriale di un paese, la paura dei giovani di vivere questa tragedia sulla propria pelle.

Quanto è responsabile la politica contemporanea o il fare stesso politica nello sviluppo di questa paura?

Quando si fa credere che la politica sia fondata sulle urla o sugli slogan, quando si da’ ad intendere che la politica sia una cosa semplice che tutti possono portare avanti e non si lancia il messaggio che a tenere le redini di una nazione debba essere gente esperta o preparata, tutto ciò non fa altro che far degenerare uno stato d’animo collettivo. Non si può, inoltre, trascendere, da uno studio attivo ed approfondito della storia del Novecento e sul ruolo della cultura. Un’altra deformazione della nostra società e che non si riconosce più la figura e l’autorità del maestro. Oggigiorno chi ne sa più degli altri viene etichettato in maniera dispregiativa come un “professorone”, un “saccente”, una persona che vorrebbe mettersi sul piedistallo. In realtà chi potrebbe avere dei meriti potrebbe benissimo cercare di assurgere ad una figura utile per la società senza rischiare di essere emarginato.

Quale insegnamento le ha lasciato Agostino Di Bartolomei e lei vuole trasmettere ai suoi figli e ai suoi tanti fan che negli anni non lo hanno mai dimenticato?

Una lezione sul dubbio. Il dubbio va coltivato come la paura. Bisogna trovare della paura quella parte positiva che ci fa giungere alla conoscenza e che ci rende migliori. Stefano Pignataro