LA STORIA

Mario Citro e la break dance come riscatto

Il 24enne mercoledì partecipa alla “battle” di Milano per accedere alla finale mondiale

SALERNO - Dai portici di Parco Arbostella alla Red Bull Bc One, la competizione di break dance tra le più importanti al mondo. Mario Citro, 24enne salernitano, si giocherà a Milano la sua chance di accedere alla finale mondiale dell’evento che verrà ospitata a Gdansk, in Polonia, il 5 e 6 novembre. Nel frattempo, però, si gode la sua “entrata”, che gli è valsa la selezione tra i migliori 24 b-boys italiani, pronti a esibirsi il prossimo mercoledì per esprimere tutta la propria creatività e il proprio talento. Ha superato virtualmente, visti i limiti imposti dalla pandemia, la selezione è arrivata attraverso dei video pubblicati su Instagram, quasi un centinaio di sfidanti, il ballerino amante della cultura hip-hop, che tra un’esibizione e l’altra, cerca anche di diffondere in una città come Salerno. «Si tratta della prima grande soddisfazione, - racconta Mario- è la “battle” cui ogni b-boy aspira, ora sfrutto il tempo a disposizione per allenarmi duramente, almeno tre ore al giorno. Perché è vero che conta la tecnica ma ci vuole anche fiato, resistenza, purtroppo sono a Rimini e mi devo allenare qui, avrei tanto voluto farlo con il supporto della mia crew, soprattutto per trovare la miglior condizione mentale».

Già perché Mario fa parte del collettivo Salerno B-Boying, ma è cresciuto con quella che oggi in città può essere definita la vecchia scuola, quella dei pionieri del movimento hip-hop, i Cafardo, nati intorno alla metà degli anni Novanta, e punto di riferimento per le successive generazioni. «Amo la break dance, ma vivo la cultura a 360 gradi, Tonico e Morfuco su tutti rappresentano figure di riferimento per me, anche perché in una città non molto grande come la nostra, le situazioni con le quali confrontarsi, sono poche». Oltre a vivere in prima persona l’amore per la musica e per la break dance, Mario si prodiga, dopo aver partecipato a gare, “battle”, ed aver girato l’Italia seguendo proprio la Cafardo Crew, per diffondere l’amore verso una cultura che viene dal basso, ma che può abbattere per sua stessa ammissione ogni tipo di barriera. «Faccio parte del laboratorio The Square, è un punto di ritrovo aperto a tutti, inclusivo. Proviamo a insegnare loro le varie discipline dell’hip-hop, offrendo la possibilità anche a chi non ha niente di scoprire un’altra cultura, un altro tipo di musica, ricordando che non è solo danza competitiva, non ci sono solo gare, ma si parla di un modo per divertirsi e stare insieme».

Soprattutto, perché come ricorda uno dei docenti del laboratorio messo in piedi dalla cooperativa sociali “Fili D’Erba”, che si tiene al Centro Polifunzionale di Parco Arbostella, proprio la break dance è un po’ l’immagine dell’inclusione per antonomasia. «Nasce in una realtà come la New York degli anni Settanta - racconta Citro- e unisce passi di capoeira, di tango, di salsa, e non è limitante, anche chi non ha niente, può emergere con forza di volontà e personalità. Cerchiamo di formare chi ha talento, chi vuole partecipare a competizioni». E certamente anche i suoi “allievi” non potranno perdersi la finalissima italiana della Red Bull Bc One, che si terrà mercoledì e sarà trasmessa in streaming sui canali ufficiali dell’energy drink che mette le ali, nella speranza, un giorno, di poter tornare dove tutto è iniziato, proprio nella Grande Mela. «Ci sono stato per pochi mesi, poi il Covid mi ha costretto a tornare, ma non vedo l’ora di riandare in una megalopoli che ti forma sotto ogni punto di vista», svela Mario. Non prima però, d’aver sfidato i migliori b-boys d’Italia.

Stefano Masucci