L'INTERVISTA

Maccio Capatonda: «Sono pronto a girare un film all’Università di Salerno»

Il comico e regista ha conquistato gli studenti dell’ateneo di Fisciano: non insegno nulla, spero solo che i ragazzi siano liberi

FISCIANO - «A Salerno potrei girare qualsiasi tipo di video, e all’Università ci si potrebbe persino vivere». Così Maccio Capatonda, pseudonimo di Marcello Macchia, ha ricambiato l’affetto dei tanti giovani fan che hanno riempito l’aula Nicola Cilento del campus di Fisciano per il secondo appuntamento del 2020 di Dlivemedia. Accolto da un fragoroso coro di “maronne”, che riprende il tormentone di uno dei suoi personaggi più celebri, il regista e attore comico originario di Chieti, tra una gag e l’altra, ha ripercorso gli anni che hanno preceduto il successo, calandosi nuovamente nei panni di studente universitario: «Ho da insegnarvi poco o nulla, spero di farvi “disimparare” qualcosa», ha esordito, per poi soffermarsi sulla laurea in tecniche pubblicitarie, conseguita nel 2001 all’Università di Perugia con voto 109 («mi contraddistingue per la mia eterna insoddisfazione e voglia di migliorare»), e sul corso di video-produzione in Inghilterra, che gli permise di dedicarsi alla sua vera passione. Quindi l’approdo in tv con i trailer-parodia, il trampolino di lancio di “Mai dire…”, invenzioni comiche divenute veri e propri cult come Mariottide e Padre Maronno e da lì in poi una carriera definitivamente decollata, che gli ha permesso di mettersi alla prova anche in ambito cinematografico.

Maccio Capatonda, come si sente nei panni di professore?
Una cosa assurda. Ricordo quando Verdone venne a Perugia, e lo vedevo come un mito. Stare dietro a una cattedra mi fa stranissimo. Non mi sento minimamente in grado di dare consigli o insegnare. Quello che mi piace è raccontare la mia esperienza, in cui i ragazzi possono riconoscersi. Confrontarmi con loro, ma in maniera molto leggera. La scuola non mi piaceva, mi sembrava una prigionia. All’università invece sentivo di poter studiare finalmente quello che volevo.

Quali furono i primi passi con la produzione di video?
Ero un autodidatta, facevo video sin da piccolo, soprattutto horror per far paura ai miei nonni. Grazie al mio professore universitario fui mandato a Milano, alla Filmaster, dove iniziai con i trailer per una tv musicale. Poi mi chiamò la Gialappa’s: volevano che facessi il comico e in parte mi sentii sconfitto, ma anche onorato, e non potevo dire di no.

Come nacque l’idea dei trailer e da cosa prendevano spunto le altre parodie?
Il primo trailer fu “La febbra”: mentre lo montavo ebbi l'impressione che stesse nascendo qualcosa più grande di me, a dimostrazione che quando si crede in una cosa bisogna sempre provarci, e alla fine anche non volendo i risultati vengono fuori. Li facevo perché era più semplice che girare un film e più diretto. Per le parodie mi ispiravo ai reality e alla fiction italiana, in cui uno dei temi più ricorrenti è la religione. Così nacque il personaggio di padre Maronno.

Dai trailer ai film ne ha fatta di strada: quali autori e generi l’hanno influenzata di più?
Ho due passioni: una è la commedia, con miti d’infanzia come lo stesso Verdone, Troisi, Benigni e Nuti. Ma anche un po’ il genere drammatico e l’horror. Mi piace tutto di Kubrick e alcune cose di Dario Argento, oltre a Milos Forman e David Linch. Il film che mi sconvolse la vita a sette anni fu “Ritorno al futuro”.

Far ridere è importante, ma punta anche a far riflettere?
Ogni volta che approccio il cinema. Sia “Italiano medio” che “Omicidio all’italiana” si presentano come film comici, ma contengono una riflessione satirica sulla nostra società. Questo è ciò che mi viene spontaneo fare quando mi cimento con il video. È un contenitore molto ampio in cui penso sia tuo dovere raccontare una storia, in cui poi lasci un messaggio che possa servire agli spettatori, oppure aprire un dibattito e porre delle domande.

La pensava così anche prima di girare film?
L’ho fatto da sempre, sin dai video brevi. Anche se non sembra, c’è sempre un contenuto satirico, persino se all’inizio non era mia intenzione. Prendere in giro, dissacrare, rompere i linguaggi preesistenti significa porre provocatoriamente delle domande.

Girerebbe qualcosa a Salerno o in questa Università?
Assolutamente sì. Il campus in cui mi trovo è una città enorme e bellissima. Ci si potrebbe fare di tutto, tra cui anche viverci. Mi sembra di essere in un resort, con piscina e campi da tennis. Manca solo la spa e poi vengo a vivere. Salerno la conosco poco, ci sono venuto due o tre volte ma mi è piaciuta assolutamente e ci girerei qualsiasi tipo di video.

Francesco Ienco