Luppino, quarant’anni di giornalismo 

È il fondatore di Radio Sapri. Celebri le sue interviste a Giovanni Paolo II e Sordi

SAPRI . Tesi di laurea in cui parlano del suo percorso radiofonico, battaglie sociali, la prima radio libera in Campania, denunce, sequestri, incontri con personaggi di fama internazionale. Sono 40, ma non li dimostra, gli anni di giornalismo per Tonino Luppino. Per l’esattezza, era il 21 novembre del 1978, quando l’allora giovane cronista si iscrisse all’albo. Gli anni di piombo, del ritrovamento del cadavere di Aldo Moro e dell’omicidio di Peppino Impastato. «Ottenni quell’iscrizione, per necessità – racconta Tonino Luppino – Nel 1976 fondammo Radio Sapri, una delle prime radio della Campania. Chiedemmo ad una pubblicista, la professoressa Renata D’Elia, di darci il nome come direttore responsabile. La radio infatti era stata sequestrata dopo pochi mesi di trasmissione perché non aveva il direttore. L’allora pretore di Sapri, Antonio Esposito, che poi avrebbe condannato Silvio Berlusconi, mi disse che non potevo mandare in onda radiogiornali». Da quel momento, Luppino ne ha fatta di strada, diventando direttore di Radio Golfo Sapri e di tv locali come Canale24 e 105Tv. E poi le collaborazioni con Il Roma, Il Mattino, la Città. Ma il periodo a cui più è legato è quello tra la fine degli anni Settanta e la prima metà degli Ottanta. Diversi gli episodi dello scatenato radiocronista. Dalla famosa intervista a Giovanni Paolo II, a quella di Giorgio Almirante, fino all’incontro con Alberto Sordi. «Almirante lo intervistammo nel 1977 e fui querelato per vilipendio dell’ordine giudiziario, perché nel corso dell’intervista definii la magistratura italiana “corrotta” – racconta – Un altro incontro particolare fu con Mango. Allora lui era un giovane cantautore di Lagonegro, sconosciuto, e noi fummo i primi a mettere la sua musica. E poi la simpatica intervista ad Alberto Sordi, quando vinse nel 1983 il Premio Maratea».
Radio Sapri, nel 2006, è stata anche inserita nel blog delle radio in fm. Per il suo quarantennale di giornalismo, Luppino si augura due cose: «A me stesso di essere sempre libero, come i miei amati gabbiani. E ai ragazzi auguro di essere soprattutto professionali, di ascoltare tutte le campane prima di scrivere». Tra i riconoscimenti cui più è legato c’è quello della R.e.a. (RadioTelevisioni Europee Associate). «Ma il fiore all’occhiello – conclude Luppino – è la nostra operazione culturale sull’intitolazione di piazze ed aree verdi alle radio libere». (d.s.)
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