LA STORIA

“Lo alluvione” di Casa Longa; il sangue di Cava da 247 anni

La notte tra l’11 e il 12 novembre 1773 cancellò il villaggio nel cuore di Passiano
 

Passo a descrivere tutto tremante il stupendo, sanguinoso, e dolente alluvione del Casale detto di Casa Longa, quale ne fù da quello totalmente spiantato senza lasciarvene segno, o vestigia di d.o casale, che appena si poteva conoscere dove era stata la sua situaz.ne. La notte tra l’11 e il 12 novembre del 1773 fu quella della terribile alluvione che cancellò fisicamente il casale di Casa Longa de La Cava. Tutto dovuto a una pioggia intensissima e continua che, con qualche piccola pausa, per diversi giorni interessò la Cava e in particolar modo il distretto di Passiano al quale il casale di Casa Longa apparteneva. Relativamente all’argomento è stato pubblicato “Lo Alluvione - Il disastro del 1773 a Cava tra memoria storica e rimozione” nel novembre del 2012 (gli autori sono Giuseppe Foscari, Eliana Esposito, Salvatore Mazzola, Sabina Porfido, Silvana Sciarrotta e Gaetana Santoro). Nel volume sono proposte le delibere comunali, documentazione archivistica presente in Napoli, il ricordo del Carraturo e le memorie dei notai dell’epoca tra le quali, certamente la più interessante, è quella del notar Giovanni Manniello di Cava de’ Tirreni.

La nefasta notte venne ricordata anche dai giornali dell’epoca e in particolar modo dalla Gazette de France. Gli articoli, ritrovati dal gruppo “Cava storie”, sono del tutto inediti e rimandano all’evento. Il primo fu edito il 20 novembre 1773 e riportò (il testo è stato tradotto dall’originale in francese e proposto come estratti): «I Villaggi di Casalunga, San Arcangelo e Pasciano, situati a circa sedici miglia da questa Capitale, tra Nocera e la Cava, hanno sofferto molto. L’11, diverse nuvole, raccolte da venti contrari tra le montagne che circondano questi villaggi, si sono improvvisamente aperte e le acque sono aumentate al punto che nulla ha potuto resistere alla loro impetuosità. In un attimo, le case di Casalunga sono state rovesciate, gli alberi sradicati, l’intera campagna sommersa, gli uomini e il bestiame trascinati via. Duecentoventiquattro persone sono morte in questa alluvione, e si stima che un milione di sterline… sia andato perduto. Si dice che una bambina di pochi mesi, travolta dalle acque, sia stata trovata viva nella sua culla (la notizia la si ritrova nel resoconto del notaio Manniello che, parlando della bimba salvata, scrive «una figliola dentro la conola, che per grazia di M.a SS.ma del Carmine fu salvata da Pascale Milione». Il notaio, ancora, riporta vari salvataggi e miracolosi avvenimenti capitati ad alcuni sopravvissuti)». Più approfondito è l’articolo del 30 novembre dello stesso anno nel quale si legge: «Abbiamo parlato dello sfortunato incidente avvenuto, la notte dell’11 di questo mese, a La Cava, città del Regno di Napoli nel Principato di Napoli e dintorni.

Abbiamo ricevuto nuovi dettagli su questo evento disastroso e notevole. Alle tre del pomeriggio, un sifone o una tromba d’acqua ha colpito la montagna che tocca la città di La Cava, e quando è esplosa, questa colonna ha sparso una tale quantità d’acqua che ha coperto, in pochi istanti, tutta la terra, ha portato via gli alberi più grandi e ha fatto scomparire un intero villaggio, così che non c’è traccia di alcun edificio. L’unica casa del signor Carraturo è rimasta in piedi, ma tutti gli alloggi esterni sono scomparsi. Più di duecentocinquanta persone sono morte annegate. I pochi abitanti sopravvissuti a questo terribile disastro raccontano di essere stati spazzati via dalle acque, senza rendersi conto che le loro case erano state trascinate via. Per giudicare l’impetuosità del torrente, si osserva che ha rimosso un intero albero che aveva radici profonde e lo ha portato senza tagliarlo fino a una distanza molto lontana, dove è rimasto in piedi». Dai resoconti dei notai e dall’incartamento vario suddetto, sappiamo che i detriti giunsero fino a Nocera (qui furono ritrovati dei corpi) e che il tratto della Regia Strada, interessato dall’evento, non si riconosceva più. Franò anche parte del terreno sotto Monte Castello e interessò la zona di Pregiato e Pregiatello che non subì nessun pericolo per speciale protezione del Glorioso S.Nicola (sempre dal resoconto del notaio Manniello).

Grande fu la devozione verso la Vergine dell’Olmo. Lo stesso notaio scrive: «La mattina ben per tempo tutta la Città fe ricorso alla nostra Protrettrice e Miracolosa Vergine Coronata dell’Olmo, la quale fu esposta con apparato, e tosello sopra I’Altare Maggiore della sua Chiesa di San Francesco di Paola». Non mancarono approfittatori che già la sera dell’alluvione cercarono materiali preziosi o utili tra le macerie. Tra questi, però, va ricordata la figura di un canonico Don Mattia Armenante di Cava che, approfittando del terribile flagello e della difficile condizione delle persone colpite, più volte acquistò, ovviamente a prezzi irrisori, terreni e boschi di quei bisognosi. Un vero e proprio esempio di carità cristiana.