L'INTERVISTA

Livio Cori: «Ora canto le donne, vere muse ispiratrici»

Il rapper torna con un progetto dal titolo “Femmena”: entusiasmante la collaborazione con Peppe Soks per “N’appoco”

SALERNO - Dopo averlo ascoltato nella fortunata colonna sonora di Gomorra, e averlo visto sul palcoscenico del Festival di Sanremo 2019, con la meritevole “Un’altra luce”, al fianco di Nino D’Angelo, Livio Cori è tornato con un nuovo progetto discografico, “Femmena”. Con lui la carica di un’avventura da scoprire, lontano da una major, e con tanta voglia di fare musica.

Cosa rappresenta questa figura per Livio Cori?
Per questo progetto ho visto la donna come musa ispiratrice sul piano sentimentale. Ho trattato questa figura secondo questa sfera, senza generalizzare. In “Femmena” c’è il mio rapporto d’amore con le donne.

Una donna è di fatto presente nel disco, Sofi De La Torre, nel brano “Crireme”, l’unico prodotto da Kina. Come è nato questo pezzo?
È il mio brano preferito dell’album. È particolare proprio per la sua concezione internazionale. Kina è un partenopeo doc, ma che ha avuto successo all’estero, tra dischi d’oro e platino. Tutto iniziò tra me e lui, con un rapporto di stima e d’amicizia. Ci siamo incontrati sia a Napoli che a Milano, e sin da subito abbiamo iniziato a pensare a una collaborazione. Mi inviò una strumentale, una versione embrionale di “Crireme”. In passato parlammo già di Sofi De La Torre, che piaceva a entrambi ed è anche un nome noto dell’underground internazionale. Lei mi scoprì grazie alla colonna sonora di Gomorra, e mi scrisse su Instagram per complimentarsi. Ci siamo tenuti in contatto e con Kina abbiamo pensato di coinvolgerla.

Nella tracklist di “Femmena” figura anche una collaborazione con il rapper salernitano Peppe Soks, in “N’appoco”. Che rapporto c’è fra voi?
Salerno mi piace molto, devo dire che ci vivrei, e sono anche legato alla scena rap, che negli anni ha sfornato tanti talenti. Da Morfuco a Patto MC, passando per Rocco Hunt. Con Peppe ci siamo visti in varie occasioni tramite Samurai Jay. Lui è un rapper bravissimo, ma anche quando si tratta di essere più melodici è molto forte. Ha una bella penna ed è molto versatile. Mi manifestò la volontà di fare qualcosa di R’n’B, ed è così che è entrato a far parte in “Femmena”.

R’n’B e musica napoletana insieme dimostrano di essere un mix vincente, ed entrambe sono due lingue dell’amore in musica...
È il punto d’incontro tra questi due mondi. La musica R’n’B ha radici nella musica jazz e soul, fondamenta della cultura oltreoceano che ha dato il via anche all’urban. La musica napoletana, ma in generale la musica del Sud, ha subito tante influenze artistiche. Nei nostri temi siamo legati alla terra ma anche all’amore. Mi sono chiesto «perché non fonderli?», d’altronde anche Pino Daniele anni fa lo ha fatto con il blues e la musica napoletana. Io arrivo dal rap, ma sono tutto ciò che mi piace fare.

La strategia di pubblicazione del disco, con un singolo fuori a distanza di qualche settimana, faceva pensare a un possibile passaggio sanremese, per completare la tracklist dell’album. Il Festival è rientrato tra i suoi pensieri?
Non è stato uno dei miei obiettivi anche perché è stato un anno complicato a causa del Covid. A un artista conviene fare Sanremo, avendoci già partecipato, con me ho sempre portato la voglia di tornarci, ma in un certo modo, quando ci sarà il brano giusto e l’idea giusta. Per quest’anno ho preferito concentrarmi sulla costruzione di altro, da una mia etichetta a un team nuovo. Ho preferito fare quello che volevo fare e non quello che dovevo fare.

Di recente ha detto che un’edizione fisica dell’album non uscirà, anche a causa dell’impossibilità di fare firmacopie e concerti...
Il fisico ha ragione di esistere quando si può organizzare un incontro con i fan, ma adesso sarebbe più uno spreco. Avevo un’idea di stampare un’edizione in vinile, che è un oggetto di bellezza e qualità, specialmente per l’ascolto.