PASSEGGIATE NELLA STORIA

Libio Severo, l’imperatore nato a Policastro

Figlio di proprietari terrieri, fu acclamato alla guida di Roma nel 461 d. C.. Si scontrò e vinse contro i Vandali a Castellabate

Posta al centro dell’omonimo Golfo, Policastro è il cuore antico e mistico, il luogo sacro delle memorie di una terra e di una civiltà che affondano le radici nella notte dei tempi. I Greci la chiamarono Pixous e i Romani Buxentum. Vittima di invasioni e di saccheggi, di incendi e di devastazioni, travolta nel ginepraio di travagliate vicissitudini medievali, Policastro fu piegata ma non vinta e risorse sempre, come araba fenice, dalle sue ceneri. Custode di storia gloriosa e di tradizioni remote, ha conservato un nome e un ricordo: Bussento. Un toponimo desunto da una pianta sempreverde, il bosso, simbolo della giovinezza, della forza e del coraggio, della fierezza indomita di un popolo che ha sfidato i secoli, conferendo a un cruciale snodo marittimo e fluviale un ruolo pilota nella storia dell’intero Cilento. A percorrere, oggi, le stradine del centro antico, a esplorare angoli, archi, veroni, porte dirute e mura merlate, sembra di lasciare il presente ed entrare, come in una favola, in ambienti e atmosfere di tempi remoti.

E pur se le testimonianze del nobile passato si sono polverizzate nel gioco alterno delle vicende storiche e delle guerre dinastiche di arroganti signorotti e di prepotenti feudatari, a Policastro è possibile riscoprire la straordinaria ricchezza di una superba eredità culturale nel vasto repertorio di lapidi, cippi, monete, capitelli, pietre miliari e tratti lastricati di strade romane. Tanti i figli illustri di Policastro, tra i quali spicca, per la sua importanza e il prestigio della sua carica, Flavio Libio Severo, Imperatore Romano d’Occidente e Pontefice Massimo dal 461 al 465 d. C.. Ad accertarne le origini sono Cassiodoro (politico, letterato e storico romano vissuto tra il 485 e il 580 d. C.) e altri autorevoli storici antichi, i quali riferiscono che Libio Severo era nato in Lucania, esattamente a Buxentum, intorno al 420 d. C., figlio di ricchi proprietari terrieri.

Cittadino di esemplare condotta, generoso, pio, religioso e dotato di solida cultura, ricopriva l’incarico di funzionario imperiale, quando, il 20 novembre dell’anno 461, venne acclamato imperatore di Roma, a Ravenna, grazie ai maneggi del generalissimo Ricimero - di origine sveva e nipote del re visigoto Vallia - che, ormai padrone assoluto dell’Impero, aveva tutto l’interesse a eleggere un personaggio che non lo ostacolasse nella sua azione politica e militare. Il “magister militum”, infatti, aveva fatto imprigionare e uccidere l’imperatore Maggioriano, predecessore di Libio Severo, perché ne aveva intuito le aspirazioni e le intenzioni di governare senza condizionamenti. L’insonne e furbissimo Ricimero, comandante in capo delle milizie occidentali romane, anche se barbaro, comprendeva bene che un bestione come lui, alto due metri e largo uno, con baffi e capelli rossicci, che con fatica ruminava qualche parola di latino, non poteva sedersi sul trono che era stato di Marco Aurelio e di Traiano. Alla ricerca d’un uomo meno rude, di più gentile aspetto, di buona cultura e soprattutto di modeste aspirazioni, aveva perciò rivolto l’attenzione su questo serio, onesto e pacioso funzionario lucano, sicuro che questi non avrebbe creato problemi come il suo predecessore e non avrebbe frapposto ostacoli e condizionamenti. L’elezione di Flavio Libio Severo non venne però riconosciuta dall’imperatore d’Oriente Leone I e dalle province della Gallia e della Dalmazia che gli rifiutarono obbedienza.

Ridotta la sua autorità alla sola Italia, Libio Severo cercò di contrastare le scorrerie dei Vandali che, con le loro sanguinose azioni predatorie nel Mediterraneo, colpivano ripetutamente anche le coste meridionali italiane, assaltando, depredando e incendiando città, paesi, borghi e contrade. Radunato un forte esercito con a capo il capitano goto Rithiner, riuscì a sconfiggere, nei pressi di Castellabate, il selvaggio Berigo, re degli Alani, che vi si era insediato stabilendo il suo quartier generale su un pianoro, detto oggi “Piano della Corte”. La sua azione politica, comunque, non fu di particolare spessore e la sua carriera d’imperatore finì a Roma, il 15 agosto del 465, stroncata dalla morte improvvisa. Incerte le cause e le circostanze del decesso. Lo storico Cassiodoro affermò che Libio Severo era stato ucciso da Ricimero, a tradimento, col veleno, nel proprio palazzo.

Tre anni dopo la morte dell’imperatore, il poeta Sidonio Apollinare affermò, invece, che Libio Severo fosse morto di morte naturale, probabilmente per un infarto. Ed è quest’ultima la versione più accreditata presso gli studiosi moderni. Racinaro, infatti, per quanto noto, oggi, alla luce degli studi più recenti, non poteva avere alcuna ragione per eliminare un imperatore che, in realtà, era poco più che un fantoccio nelle sue mani. A Policastro sono state rinvenute, nel corso di scavi archeologici eseguiti dalla Soprintendenza di Salerno, alcune monete romane recanti la sua effige e una via è stata a lui intitolata dall’amministrazione comunale.