L'INTERVISTA

Leo Gullotta: «Porto in scena un Pirandello attuale»

L’attore alla “Provvidenza” di Vallo della Lucania con lo spettacolo “Pensaci, Giacomino!”

Amato dal pubblico, artista completo, che ha fatto della versatilità e del trasformismo un suo tratto caratteristico. Leo Gullotta, 74 anni appena compiuti e 54 di carriera, sarà al teatro “La Provvidenza” di Vallo della Lucania con lo spettacolo “Pensaci, Giacomino!”, la novella di Pirandello. Un classico della letteratura interpretato da uno dei migliori attori teatrali italiani che vestirà i panni del professore Agostino Toti. Lo spettacolo, che vede alla regia Fabio Grossi, verrà proposto giovedì con inizio alle ore 20:45.
La storia racconta di una fanciulla che, rimasta incinta del suo giovane fidanzato, non sa come poter portare avanti questa gravidanza: il professore Toti pensa di poterla aiutare chiedendola in moglie e potendola poi così autorizzare a vivere della sua pensione, “per almeno cinquanta anni”, il giorno che lui non ci sarà più.

Leo Gullotta, ci racconti di questa commedia…
È una commedia che non deve essere raccontata ma vissuta. È stata scritta più di cento anni fa da un Premio Nobel, signore della letteratura italiana, della drammaturgia, della scrittura. Cento anni fa Pirandello, come tutti i grandi, ha previsto il fallimento totale della nostra attuale società. Il lavoro racconta la condizione femminile, oggi ne conosciamo e leggiamo qualcuna, la scuola, gli insegnanti mal pagati, gli anziani, chiave di volta di questa nostra società. Per loro attraversiamo e superiamo delle crisi.

Com’è il personaggio che interpreta?
Una figura fantastica, questo anziano insegnante, il professore di Agostino Toti, uomo di grande riflessione, generoso. È la sua generosità che la società gli farà pagare. È una società ipocrita, è un tema dominante pirandelliano. Sembra scritto questa mattina. Sebbene sia un’opera scritta oltre 100 anni fa, tratta temi così attuali.

Il pubblico come reagisce a questo spettacolo?
Lo portiamo in giro da due anni. Il pubblico rimane allibito, affascinato, commosso, in un’ora e venti di spettacolo, il pubblico ritrova qualche personale fantasmino.

Ha oltre 50 anni di carriera, in tutti questi anni il pubblico è cambiato?
Cambia sempre per fortuna, cambiano i tempi. Dobbiamo vedere se cambia in bene o in male. Dipende dalla nostra politica. Tutta l’Europa ha sofferto negli ultimi anni la crisi economica ma negli altri Paesi non hanno mai tolto risorse alle scuole, all’università, alla cultura. Qui in Italia, in 30 anni, tutti i governi che si sono succeduti hanno sempre tagliato alla cultura, alla scuola, all’università.

Se si parla di Pirandello, si parla anche di maschere e lei in tanti anni di carriera ne ha interpretate tante. A quale si sente più legato?
Il mio lavoro è come quello di un medico, che non può operare solo appendiciti. Un medico deve conoscere un corpo umano, opera perché lo conosce nella completezza. Così nella mia professione, bisogna conoscere i linguaggi, bisogna aver studiato: il linguaggio del palcoscenico, della macchina da presa, dei versi, della dizione, del microfono, della commedia, del varietà, del dramma. Bisogna conoscere tutto.

Com’è il cast che è con lei in questa commedia?
Sono tutti professionisti di primissima qualità, non potrei raccontare altro, è una commedia da vedere.

La rivedremo in televisione?
La televisione è abbastanza brutta negli ultimi anni, un’imitazione dell’imitazione. Torno quando vengo ospitato in qualche trasmissione. I miei progetti, invece, attraversano il teatro e il cinema.

Le sue origini siciliane l’hanno aiutata nella sua carriera?
Siciliano o non, bisogna essere uomini, che è una cosa molto difficile, bisogna essere umani. Dobbiamo vedere come ognuno di noi desidera vedere questa società, come desidera evolverla, se democraticamente o con gli altri indirizzi, di cui vediamo la pesantezza del linguaggio. E il teatro, ad esempio, in maniera secolare è stato fatto per uscire di casa e incontrarsi.

Marianna Vallone