MUSICA

Le note dei “Vico Masuccio” speranza per il futuro

La band ha rielaborato il brano “Don Salvatò” di Avitabile

SALERNO - Sin dalla primavera dello scorso anno, quando l’incubo della pandemia globale raggiunse anche l’Italia, gli artisti dell’intero Stivale hanno fatto fronte comune per portare nelle case degli italiani spensieratezza e serenità attraverso la musica. Non sono mancate iniziative benefiche e concerti, che per rispettare le norme di sicurezza anti-Covid, si sono spostati sul web. Anche i Vico Masuccio hanno deciso di lasciare un proprio messaggio di speranza all’intera popolazione salernitana e non solo. In un momento in cui, nonostante l’arrivo del vaccino, di speranza nel futuro ne occorre sempre molta.

“Don Salvatò”, questo il titolo del brano, accompagnato da un videoclip, pubblicato su YouTube. Si tratta della rielaborazione di un brano tra i più apprezzati della discografia del grande maestro partenopeo Enzo Avitabile, estratto dall’album “Napoletana”. In tale occasione la formazione salernitana augura alla “sua” Salerno un futuro senza spine e affinché tutto sia migliore e che tutto torni, al più presto, ad essere come prima. Un progetto in pieno stile “home made”, come il momento richiede, che lo vede arricchito dagli arrangiamenti di un altro volto noto della scena musicale salernitana, Massimo D’Alessandro di Sound Club Studio, e accompagnato dall’HandPan del percussionista Francesco Fasanaro, anche lui figlio di Salerno. A raccontare lo spirito del progetto è il leader, e co-fondatore insieme al percussionista Gianluca Aliberti, dei Vico Masuccio, Antonio Amatruda: «È un augurio, un messaggio di speranza. Noi siamo pronti con l’album nuovo, ma in questo momento tirare fuori arte nuova, sudata, lavorata, sentita, non è possibile. È stato bellissimo reinterpretare una preghiera pagana che ha fatto il maestro Avitabile e mandare questo messaggio di speranza affinché tutto diventi migliore, e che l’arte torni a essere vera». La scelta di eseguire questo brano è arrivata in maniera del tutto naturale, come racconta lo stesso Amatruda: «È stata una scelta spontanea perché io attingo molto al “Neapolitan Sound”, attingo tanto da quell’arte “scombussolata” che sono Avitabile, Daniele, Gragnaniello, Senese, un po’ tutti i cantanti della Napoli di quegli anni ancora in auge. Seguendo con interesse loro viene naturale interpretare brani di questo filone, che vincono poi anche dei premi (“Don Salvatò” ha vinto il prestigioso Premio Luigi Tenco, ndr)».

Il Coronavirus, come noto a tutti, ha paralizzato l’intero comparto musicale, compromettendo concerti dal vivo, incontri con i fan nei firmacopie e, in alcuni casi, anche la vera e propria stesura dei progetti discografici. È accaduto anche ai Vico Masuccio che, guardandosi alle spalle, sanno già che questo album e tutto il contesto che l’ha accompagnato, non lo dimenticheranno mai: «Noi ci trovavamo a San Marco di Castellabate, nella casa del nostro tastierista. - racconta Antonio Amatruda - Eravamo isolati in riva al mare, avevamo preparato tutto, gli strumenti, e con tanto di spesa fatta. All’improvviso in tv è arrivato il premier Conte ad annunciare il lockdown generale. Il disco è quindi legatissimo a questo particolare momento. Abbiamo poi proseguito con la lavorazione dell’album in maniera sporadica. Avremmo voluto dargli vita in stile Red Hot Chili Peppers, chiusi in villa, ma non è stato possibile». Si pensa anche di introdurre “Don Salvatò” in questo nuovo disco, anche se all’interno della tracklist sarà presente anche un’altra rielaborazione di un brano di Enzo Avitabile insieme ad altri quattro artisti, su cui però i salernitani non hanno intenzione di svelare nulla. La speranza però è sempre quella di portare dal vivo questo nuovo progetto discografico, per tornare a rivivere tutte le emozioni dello “scambio” che avviene tra artista e pubblico: «Manca il calore del pubblico, gli sguardi di coloro che ti ascoltano. - aggiunge il leader dei Vico Masuccio - Sudare mentre si suona, e una volta finito il brano aprire gli occhi e guardare in faccia chi ha gradito la tua arte. Noi facciamo brani inediti scritti da me, eseguiamo poche cover, quindi quando la gente applaude un tuo brano è una soddisfazione immensa. Manca tanto quell’applauso».

Andrea Picariello