Le Grotte di Castelcivita a luci spente 

Il mondo sotterraneo ora può essere visitato al buio pure tutti i fine settimana

CASTELCIVITA. Entrare da speleologi (o quasi) nelle grotte più estese dell’Italia meridionale? Da qualche tempo si può, nelle affascinanti Grotte di Castelcivita.
L’iniziativa prevede la possibilità, tutti i fine settimana dal venerdì alla domenica, alle ore 15, di effettuare il percorso turistico a luci spente e con in testa il classico caschetto con il faro che usano gli esperti. Mille e duecento metri, da percorrere in un’oretta circa, alla scoperta del meraviglioso mondo sotterraneo riportato alla luce dai due fratellini Ferrara di Controne, a fine Ottocento.
I più avventurieri possono scegliere invece il percorso amatoriale: lungo circa tre mila metri e percorribile in 4 ore. Lo stupore è garantito. Spesso cornice di una interessante iniziativa teatrale che propone “L’inferno di Dante”, si tratta di un patrimonio naturalistico e storico di grande valore.
All’ingresso di queste grotte, tra le altre cose, si conservano le tracce dell’arrivo dell’Homo Sapiens. Particolare comune alla Grotta della Cala di Camerota, ma raro nei siti ipogei italiani.
È invece leggenda molto amata quella che narra di una battaglia nelle sue vicinanze tra le truppe dell’Impero Romano e quelle di Spartaco. Quest’ultimo, vinto dai Romani, si rifugiò nelle grotte con sua moglie e alcuni uomini feriti.
La ricerca delle grotte, dunque, si lega anche alla convinzione che all’interno Spartaco vi avesse nascosto il suo tesoro. L’intero percorso mostra l’attività incessante dell’acqua, la presenza di diversi minerali regala sfumature di colori eccezionali.
Imperdibile la “La Pagoda”, simbolo delle Grotte di Castelcivita, ovvero una stalagmite a forma di tempio orientale. Incantevole - proprio accanto - la madonnina con il bimbo in braccio, ma tutto il percorso è costellato di apparizioni, forme battezzate che la Natura ha modellato, mettendole a servizio della fantasia.
Antonella Petitti
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