CARTA GIALLA

Le Corbusier viaggio a Paestum

Il maestro d’architettura nel 1911 arrivò a Napoli e si spostò pure all’ombra dei Templi

«Preferisco più disegnare che parlare. Il disegno è più rapido e lascia meno spazio alle bugie». Le Corbusier (1887-1965), uno dei “padri” del Movimento Moderno, maestro dell’architettura del Novecento, scriveva quelle parole in una lettera del marzo 1911, inviata al suo amico William Ritter. Due mesi dopo, maggio 1911, dalla Germania, dove si era recato per motivi di studio e apprendistato, Charles-Édouard Jeanneret alias Le Corbusier, da Dresda, con l’amico e compagno di viaggio Auguste Klipstein, parte per il “voyage d’Orient”, le cui tappe saranno Praga, Vienna, Budapest, Belgrado, Bucarest, Tarnovo, Gabrovo, Kasanlik, Istanbul, il Monte Athos dove si trattiene per 21 giorni, attratto dalla pittura bizantina, poi sei settimane sull’Acropoli di Atene e infine l’Italia meridionale: un Gran Tour all’incontrario. Di quel viaggio, conclusosi nell’ottobre dello stesso anno, ci restano sei taccuini, conservati tra i materiali della “Fondazione Le Corbusier“ di Parigi e riprodotti in una lussuosa edizione facsimile, tiratura limitata a 600 esemplari: “Voyage d’Orient - Carnets” (Electa e Fondation L.C., Milano, 1987). Il contributo introduttivo e le note di Giuliano Gresleri nel volumetto allegato ai taccuini, danno la chiave di lettura dei testi, con la trascrizione integrale degli appunti autografi, quasi sempre tachigrafici e di non agevole lettura.

Quei sei carnets sono zeppi di note, disegni quotati, schizzi, osservazioni, calcoli, e in margine incontri, esperienze, riflessioni, annotazioni pratiche di viaggio: sono il “diario” di quei sette mesi, sacco in spalla, macchina fotografica ed entusiasmo giovanile. Furono oltre 300 i disegni eseguiti e 400 le foto scattate nel corso di questo suo primo vero viaggio, ma noi qui ci limiteremo a commentare il carnet n. 4, la cui prima pagina è occupata dal disegno del Gesù Nuovo di Napoli con l’appunto sulle dimensioni del bugnato “a punta di diamante” della facciata e la nota di commento è «grande effetto di unità…splendida elevazione». Charles-Édouard Jeanneret (il soprannome Le Corbusier se lo sceglierà nel 1919) arrivò a Napoli in treno il 6 ottobre 1911, proveniente da Brindisi dove era sbarcato dal porto di Patrasso. Tra Napoli, Pompei e una breve visita a Paestum di cui diremo, si trattenne da queste parti solo otto giorni, ma furono per lui giornate intense di lavoro, animato da una passione fredda nello studio del costruito: a lui non interessavano i celebratissimi panorami del golfo, ma i volumi puri delle cupole, le masse edilizie isolate ovvero organizzate in un contesto sotto la luce mediterranea; con l’ammirazione per le proporzioni e la configurazione spaziale delle tipologie abitative pompeiane, quelle annotazioni a margine dei disegni, ritorneranno poi spesso nei suoi progetti abitativi come citazioni colte della domus pompeiana. Durante i sette mesi di viaggio L.C. inviò pure diversi articoli al giornale di La Chaux-de-Fonds, il suo paese d’origine nella regione svizzera del Giura, famosa nel mondo per le fabbriche di orologi. E con la meticolosità di un orologiaio svizzero egli annota a margine di un disegno, che rappresenta l’ingresso di una casa lungo Strada Patrizi a Posillipo: «Vista attraverso 1= porta all’interno del muro / piccola casa. Semplice / a = cespuglio / con edera / scala / di colore marrone / la piccola porta è fatta con/ 1 finestra. La sua proporzione è / divertente, più / alta dei montanti / 2 portafiori = / importante / intonaco grigio / cancello marrone / rosso» (Carnet 4, Voyage d’Orient, p. 8). Quel suo primo giorno a Napoli, il 7 ottobre 1911, il giovane Jeanneret lo impiega in itinerari inusuali per un turista: scattando foto da Corso Vittorio Emanuele, disegnando particolari di case e strade “minimal” a Posillipo, il panorama industriale di Bagnoli, con i camini degli altiforni delle acciaierie Ilva, sullo sfondo di Ischia e Capo Miseno o la ringhiera in ferro di una terrazza, verso le Rampe S. Antonio, di cui annota ogni dettaglio costruttivo (Carnet 4, Voyage d’Orient, p. 13).

Dopo aver dedicato i primi due giorni alla città, L.C. nella serata della domenica 8 parte per Pompei dove resta fino al giorno 10, quando, tornato a Napoli si dedica allo studio delle antichità classiche del Museo Nazionale. Mai pago di annotare, disegnare e fotografare, ritorna ancora, tra 11 e 13 ottobre nella “città scoperchiata” di Pompei, dove più che seguire le indicazioni della ortodossa guida Baedeker - L’Italie des Alpes à Naples - decide di seguire il suo istinto indagatore sulla grana dei materiali, le masse e i volumi, l’assetto urbanistico della città, la luce, vero elemento portante delle sue architetture, e la pianta, l’organizzazione funzionale della casa pompeiana. La relazione di chiusura e protezione della domus rispetto alla strada, l’articolazione degli spazi aperti e chiusi attraverso peristili, tablini, l’orto (hortus conclusus) e il giardino (viridarium) intesi come spazi architettonici, fortemente legati alla funzione abitativa, le decorazioni degli ambienti e persino mobili e utensili, tutto documentato nel Carnet n.4. Pochi disegni riguardano gli spazi pubblici della città vesuviana, la massima parte di questi è invece concentrata sull’abitazione: la “Casa della Fontana Grande”, la “Casa di Castore e Polluce”, la “Casa di Sallustio”, la “Casa di Meleagro”, la “Casa dei Vettii”, la “Casa del Poeta Tragico”, la “Casa di Marco Lucrezio”, la “Casa del Labirinto, la villa di Diomede e altre ancora. Sarebbe bello che sulle guide oggi in uso e in qualche spazio dell’area archeologica, una nota, una targhetta potesse ricordare l’illustre visitatore del 1911 e i suoi disegni, custoditi nell’archivio delle Fondation Le Corbusier.

A Napoli dall’ 11 al 18 Novembre 2011 in occasione del centenario del viaggio si tennero una mostra e un convegno “À travers Naples”, organizzati dalla Fondazione Le Corbusier e l’Istituto Italiano per gli studi filosofici, a Palazzo Serra di Cassano. Mancano purtroppo nel Carnet 4 note o disegni relativi al viaggio di L.C. a Paestum, ma c’è, alla pag. 191, un preciso riferimento alla visita - seppure di sole quattro ore - al sito pestano che, ricordiamolo, nel 1911 era ancora un luogo pestifero, per niente agevole e male servito. Sono dettagliati all’ultima pagina del taccuino arrivo e partenza dalla stazione di Paestum, cadenzati in base agli orari ferroviari: dopo aver cambiato treno, proveniente da Torre Annunziata, alla stazione di Battipaglia alle 10:18 del 14 ottobre, L.C. arriva alla stazione, prossima agli scavi, alle 11:17 e ne riparte alle 15:16, per arrivare a Napoli alle 18:50. Per conoscere meglio questo viaggio è anche utile la lettura del volume curato da Giuliano Gresleri , “Viaggio in Oriente” (Marsilio - Fondation Le Corbusier, Venezia, 1984).